Narrativa (73)

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    Nora, fin da giovane, aveva optato per la solitudine in nome dell’indipendenza. Se questa scelta non aveva mai pesato troppo per lei, dopo la morte della sua amata madre la protagonista si trova ad affrontare un dolore troppo grande per chi non ha nessuno a cui aggrapparsi. Prima di morire, la donna le aveva lasciato un raccoglitore nel quale aveva racchiuso le pagine della sua vita, quella che aveva sempre tenuto nascosta alla sua famiglia. Immergendosi nel suo passato del tutto inaspettato, Nora dà sfogo a tutta l’emotività che aveva finora represso, abbattendo la barriera che da sempre la separava dagli altri individui. In questo modo Marco, con la sua dolcezza e la sua sensibilità, riuscirà a farsi largo nella sua vita e a darle il giusto sostegno nella scoperta di una verità che va oltre le vicende private di una donna che ha voluto liberarsi dal peso dei suoi segreti.

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    Album di famiglia di: Maria Capasso  15,00

    Nora, fin da giovane, aveva optato per la solitudine in nome dell’indipendenza. Se questa scelta non aveva mai pesato troppo per lei, dopo la morte della sua amata madre la protagonista si trova ad affrontare un dolore troppo grande per chi non ha nessuno a cui aggrapparsi. Prima di morire, la donna le aveva lasciato un raccoglitore nel quale aveva racchiuso le pagine della sua vita, quella che aveva sempre tenuto nascosta alla sua famiglia. Immergendosi nel suo passato del tutto inaspettato, Nora dà sfogo a tutta l’emotività che aveva finora represso, abbattendo la barriera che da sempre la separava dagli altri individui. In questo modo Marco, con la sua dolcezza e la sua sensibilità, riuscirà a farsi largo nella sua vita e a darle il giusto sostegno nella scoperta di una verità che va oltre le vicende private di una donna che ha voluto liberarsi dal peso dei suoi segreti.

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    Marvin è vedovo di una moglie che lo aspetta a casa; Ernesto ha perso un braccio in Africa, dove si trovava per cercare tracce del fratello scomparso; Albert Pike è un assassino spietato; Pashka è cresciuto in Kosovo, sopravvivendo miracolosamente alla guerra; Albi, all’età di quindici anni, ha assistito al brutale pestaggio nel quale il padre ha perso la vita. Questi uomini e queste storie convivono tutti nella persona di Albert Longo, affetto da disturbo dissociativo della personalità. Il protagonista viene selezionato da Maschione, dell’organo governativo segreto Alters, per essere inserito nell’omonimo programma di cui si occupa, che consiste nel liberare nella società soggetti instabili e pericolosi, valorizzando poi l’azione governativa volta a risolvere il problema. Pashka, la personalità predominante di Albert Longo, racconterà il resoconto dettagliato di questa esperienza in un estenuante interrogatorio, nel quale si mostrerà convinto di aver seguito Albert in qualità di agente governativo segreto.

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    Alters di: Alejandro Carlo J. Corbo  12,00

    Marvin è vedovo di una moglie che lo aspetta a casa; Ernesto ha perso un braccio in Africa, dove si trovava per cercare tracce del fratello scomparso; Albert Pike è un assassino spietato; Pashka è cresciuto in Kosovo, sopravvivendo miracolosamente alla guerra; Albi, all’età di quindici anni, ha assistito al brutale pestaggio nel quale il padre ha perso la vita. Questi uomini e queste storie convivono tutti nella persona di Albert Longo, affetto da disturbo dissociativo della personalità. Il protagonista viene selezionato da Maschione, dell’organo governativo segreto Alters, per essere inserito nell’omonimo programma di cui si occupa, che consiste nel liberare nella società soggetti instabili e pericolosi, valorizzando poi l’azione governativa volta a risolvere il problema. Pashka, la personalità predominante di Albert Longo, racconterà il resoconto dettagliato di questa esperienza in un estenuante interrogatorio, nel quale si mostrerà convinto di aver seguito Albert in qualità di agente governativo segreto.

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    Una raccolta di racconti presuppone l’esistenza di un lo conduttore, un pensiero organizzativo sotteso che ricompone la trama invisibile di un’esperienza unitaria per il lettore. In questo caso è la struttura dell’opera che fornisce l’impalcatura di dialogo tra autori e lettore, che incorpora sentimenti umani universali, tradotti in storie con stili diversi.

    Anatomè nasce dal considerare il corpo come la mappa di un discorso, di una narrazione simbolicamente tracciata “parte per parte”. Ogni parte del corpo è la chiave di lettura del racconto, il magma alchemico che lo rappresenta, il suo luogo ideale di realizzazione, ovvero un non luogo dove la finzione ore palco e teatro alla realtà. Antonin Artaud ha detto «Il corpo umano è un campo di battaglia al quale è bene ritornare», e su quel campo-palco recitano la morte, l’amore, la pazzia, la memoria, solo per citare alcuni dei temi presenti nella raccolta. Come il chirurgo esperto o “celeste” – direbbe Stevenson – conosce l’anatomia del corpo, chi percorre in solitudine la strada della scrittura tenta una dissezione minuziosa di accadimenti e vissuti, no a mettere sotto la lente di ingrandimento l’indicibile, o la trasfigurazione del presente, a volte il tedium vitae, la solitudine, il distacco dal quotidiano percepito come troppo opprimente per essere vissuto, la malattia, la stanchezza provata nelle relazioni affettive, l’incomunicabilità. Il dolore attraversa il corpo, trova casa in zone drammaticamente feconde, si insinua tra le viscere o aggredisce il cuore, ossessiona o ammala la mente, rende deboli gli arti. Non vengono offerte soluzioni, il corpo resta, davanti agli occhi di chi legge, disseccato, parcellizzato o ricomposto, ma essenziale, incredibilmente e dolcemente ripiegato su se stesso, come nel disegno di Nicola Samorì in copertina.

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    Anatomè di: AA. VV.  15,00

    Una raccolta di racconti presuppone l’esistenza di un lo conduttore, un pensiero organizzativo sotteso che ricompone la trama invisibile di un’esperienza unitaria per il lettore. In questo caso è la struttura dell’opera che fornisce l’impalcatura di dialogo tra autori e lettore, che incorpora sentimenti umani universali, tradotti in storie con stili diversi.

    Anatomè nasce dal considerare il corpo come la mappa di un discorso, di una narrazione simbolicamente tracciata “parte per parte”. Ogni parte del corpo è la chiave di lettura del racconto, il magma alchemico che lo rappresenta, il suo luogo ideale di realizzazione, ovvero un non luogo dove la finzione ore palco e teatro alla realtà. Antonin Artaud ha detto «Il corpo umano è un campo di battaglia al quale è bene ritornare», e su quel campo-palco recitano la morte, l’amore, la pazzia, la memoria, solo per citare alcuni dei temi presenti nella raccolta. Come il chirurgo esperto o “celeste” – direbbe Stevenson – conosce l’anatomia del corpo, chi percorre in solitudine la strada della scrittura tenta una dissezione minuziosa di accadimenti e vissuti, no a mettere sotto la lente di ingrandimento l’indicibile, o la trasfigurazione del presente, a volte il tedium vitae, la solitudine, il distacco dal quotidiano percepito come troppo opprimente per essere vissuto, la malattia, la stanchezza provata nelle relazioni affettive, l’incomunicabilità. Il dolore attraversa il corpo, trova casa in zone drammaticamente feconde, si insinua tra le viscere o aggredisce il cuore, ossessiona o ammala la mente, rende deboli gli arti. Non vengono offerte soluzioni, il corpo resta, davanti agli occhi di chi legge, disseccato, parcellizzato o ricomposto, ma essenziale, incredibilmente e dolcemente ripiegato su se stesso, come nel disegno di Nicola Samorì in copertina.

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    Dodici racconti che ruotano sulla fugacità di certi attimi, sul ruolo del tempo e dei ricordi. L’autrice si interroga sull’effettiva esistenza della realtà e sulle possibilità che si aprono quando ci si ritrova a perdersi in se stessi. Situazioni e storie di vita più o meno quotidiana viste da un’angolazione tutta interiore, un percorso intenso e variegato per cercare di dare un significato più intimo e profondo al presente e alle scelte che compiamo. Fino ad arrivare all’ultimo racconto, il più singolare e complesso di tutti: “Aria di vetro”. Un futuro distopico, carico di simbologie e riferimenti filosofici. Una misteriosa corsa contro il tempo alla ricerca della realtà stessa, di una verità più intrinseca. Solo raggiunta questa consapevolezza saremo liberi di andarcene zitti, tra gli uomini che non si voltano, con il nostro segreto.

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    Aria di vetro di: Elisa Della Scala  12,00

    Dodici racconti che ruotano sulla fugacità di certi attimi, sul ruolo del tempo e dei ricordi. L’autrice si interroga sull’effettiva esistenza della realtà e sulle possibilità che si aprono quando ci si ritrova a perdersi in se stessi. Situazioni e storie di vita più o meno quotidiana viste da un’angolazione tutta interiore, un percorso intenso e variegato per cercare di dare un significato più intimo e profondo al presente e alle scelte che compiamo. Fino ad arrivare all’ultimo racconto, il più singolare e complesso di tutti: “Aria di vetro”. Un futuro distopico, carico di simbologie e riferimenti filosofici. Una misteriosa corsa contro il tempo alla ricerca della realtà stessa, di una verità più intrinseca. Solo raggiunta questa consapevolezza saremo liberi di andarcene zitti, tra gli uomini che non si voltano, con il nostro segreto.

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    Carl, studente di medicina fallito, decide di avviare un bed & breakfast nella villetta ricevuta in eredità dalla nonna, una donna cattiva verso la quale non nutre il minimo affetto. L’inaugurazione dell’attività non avviene però nel modo previsto: i primi due ospiti scompaiono nel nulla e Carl sente montare dentro di sé una sempre maggiore attrazione verso la violenza, tanto da cominciare ad architettare il modo migliore per togliere di mezzo anche i clienti successivi. Ma dove sono finiti i primi due ospiti? Qualcuno verrà a chiederne notizie? E come mai l’indole docile di Carl si è trasformata in indifferenza verso la morte? Una scia di sangue invade la casa, mentre l’estate si fa sempre più torrida e la birra doppio malto scorre a fiumi nelle tarde serate adriatiche.

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    Blood & Breakfast di: Riccardo De Torrebruna  12,00  10,00

    Carl, studente di medicina fallito, decide di avviare un bed & breakfast nella villetta ricevuta in eredità dalla nonna, una donna cattiva verso la quale non nutre il minimo affetto. L’inaugurazione dell’attività non avviene però nel modo previsto: i primi due ospiti scompaiono nel nulla e Carl sente montare dentro di sé una sempre maggiore attrazione verso la violenza, tanto da cominciare ad architettare il modo migliore per togliere di mezzo anche i clienti successivi. Ma dove sono finiti i primi due ospiti? Qualcuno verrà a chiederne notizie? E come mai l’indole docile di Carl si è trasformata in indifferenza verso la morte? Una scia di sangue invade la casa, mentre l’estate si fa sempre più torrida e la birra doppio malto scorre a fiumi nelle tarde serate adriatiche.

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    Questo Marcovaldo non è una persona semplice. Non può più dirsi genuino. Solo qualche volta è solidale. Vive su internet ma non disdegna la strada. Se va in campagna o in montagna si sente come nella grande città, fuori luogo. È un personaggio delle fiabe ma si meraviglia dell’ordinario e non del magico, incespica nelle parole ma non si lascia sopraffare dalla propaganda o dagli abra-cadabra. Questa capacità di sorprendere se stesso trasforma ogni malinteso in un’avventura, così ogni capitolo è la storia dell’incontro con qualcuno o qualcosa a cui, sbadatamente, Marcovaldo non aveva mai pensato.

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    C’era tre volte Marcovaldo di: Massimo De Micco  12,00

    Questo Marcovaldo non è una persona semplice. Non può più dirsi genuino. Solo qualche volta è solidale. Vive su internet ma non disdegna la strada. Se va in campagna o in montagna si sente come nella grande città, fuori luogo. È un personaggio delle fiabe ma si meraviglia dell’ordinario e non del magico, incespica nelle parole ma non si lascia sopraffare dalla propaganda o dagli abra-cadabra. Questa capacità di sorprendere se stesso trasforma ogni malinteso in un’avventura, così ogni capitolo è la storia dell’incontro con qualcuno o qualcosa a cui, sbadatamente, Marcovaldo non aveva mai pensato.

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    Agosto. Due persone fatte fuori nei pressi di un autogrill del Grande Raccordo Anulare, uno spacciatore massacrato al Tiburtino, la morte per infarto della figlia del più importante immobiliarista romano tingono di rosso una torrida estate romana. La città, semivuota, osserva sorniona in attesa che i fili si colleghino tra loro. Tra le pieghe e le ombre di questi casi proverà a districarne le trame, volente o nolente, Massimo Foschi, un giornalista di Primavalle che lavora al “Messaggero”. Ad aiutarlo in questa “storiaccia” ci penserà Grancio, un vecchio amico d’infanzia, figlio di quel quartiere che, pian piano, nel microcosmo del Calypso Bar, locale frequentato da Massimo sin da ragazzo, ricoprirà un ruolo fondamentale nella storia.

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    Calypso Bar di: Marco Minicangeli  15,00

    Agosto. Due persone fatte fuori nei pressi di un autogrill del Grande Raccordo Anulare, uno spacciatore massacrato al Tiburtino, la morte per infarto della figlia del più importante immobiliarista romano tingono di rosso una torrida estate romana. La città, semivuota, osserva sorniona in attesa che i fili si colleghino tra loro. Tra le pieghe e le ombre di questi casi proverà a districarne le trame, volente o nolente, Massimo Foschi, un giornalista di Primavalle che lavora al “Messaggero”. Ad aiutarlo in questa “storiaccia” ci penserà Grancio, un vecchio amico d’infanzia, figlio di quel quartiere che, pian piano, nel microcosmo del Calypso Bar, locale frequentato da Massimo sin da ragazzo, ricoprirà un ruolo fondamentale nella storia.

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    La parola è profetica, la parola rivela. Ogni volta che la pronunciamo ci rivela qualcosa, ci rimanda ad altro, che è il suo senso, quindi con qualcosa di più di se stessa: la sua origine, il suo potere. Qui la parola è usata in forma di rivelazione, diventa dramma, nello specifico: dramma della Salvezza. A partire dall’esperienza di Samuel Beckett, di Thomas Bernhard, di Giovanni Testori, insomma dei grandi equilibristi e rinnovatori del Novecento letterario e teatrale, e soprattutto nella consapevolezza di non poter non prescindere da loro, si tenta l’impossibile: mostrarla in tutte le sue forme.

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    Chain Art di: Vincenzo Gambardella  10,00

    La parola è profetica, la parola rivela. Ogni volta che la pronunciamo ci rivela qualcosa, ci rimanda ad altro, che è il suo senso, quindi con qualcosa di più di se stessa: la sua origine, il suo potere. Qui la parola è usata in forma di rivelazione, diventa dramma, nello specifico: dramma della Salvezza. A partire dall’esperienza di Samuel Beckett, di Thomas Bernhard, di Giovanni Testori, insomma dei grandi equilibristi e rinnovatori del Novecento letterario e teatrale, e soprattutto nella consapevolezza di non poter non prescindere da loro, si tenta l’impossibile: mostrarla in tutte le sue forme.

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