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    Quindici racconti scritti con intelligenza e ironia, la cui cifra comune – un filo rosso che unisce tutte le storie, solo apparentemente distanti – è la rappresentazione di relazioni umane: uomini e donne che hanno vissuto o vivono insieme; genitori e figli; amici; semplici conoscenti. Un incidente che costringe a cambiare il percorso predefinito o un ricordo che, a forza di analizzarlo dentro di sé, porta a dare un diverso senso alla vita passata o al proprio futuro, sono soltanto due delle tante istantanee che fotografano il vivere quotidiano e la sua capacità di cambiare tutto quanto, nel momento in cui meno te l’aspetti.

    «Ho avuto il privilegio di leggere e presentare al pubblico di Prato la raccolta di racconti A parte i colori della scrittrice romana Palmira De Angelis: un testo limpido, affascinante, scritto con sapienza e ispirazione autentica. Si tratta di storie dei nostri giorni, in cui il mistero del tempo si dipana attraverso la vita di personaggi, tutti appassionanti e veri, che rappresentano i molteplici colori della nostra esistenza. È un testo da non perdere, dove la lettura viene condotta ad un’attenzione sempre nuova, avvincente, da una scrittrice che onora la lingua italiana».

    Giovanni Nuti

    Il libro è vincitore della Targa Città di Cattolica al Pegasus Literary Awards 2019.

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    A parte i colori di: Palmira De Angelis  15,00

    Quindici racconti scritti con intelligenza e ironia, la cui cifra comune – un filo rosso che unisce tutte le storie, solo apparentemente distanti – è la rappresentazione di relazioni umane: uomini e donne che hanno vissuto o vivono insieme; genitori e figli; amici; semplici conoscenti. Un incidente che costringe a cambiare il percorso predefinito o un ricordo che, a forza di analizzarlo dentro di sé, porta a dare un diverso senso alla vita passata o al proprio futuro, sono soltanto due delle tante istantanee che fotografano il vivere quotidiano e la sua capacità di cambiare tutto quanto, nel momento in cui meno te l’aspetti.

    «Ho avuto il privilegio di leggere e presentare al pubblico di Prato la raccolta di racconti A parte i colori della scrittrice romana Palmira De Angelis: un testo limpido, affascinante, scritto con sapienza e ispirazione autentica. Si tratta di storie dei nostri giorni, in cui il mistero del tempo si dipana attraverso la vita di personaggi, tutti appassionanti e veri, che rappresentano i molteplici colori della nostra esistenza. È un testo da non perdere, dove la lettura viene condotta ad un’attenzione sempre nuova, avvincente, da una scrittrice che onora la lingua italiana».

    Giovanni Nuti

    Il libro è vincitore della Targa Città di Cattolica al Pegasus Literary Awards 2019.

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    Anni ’70, entroterra genovese. Nardo, cresciuto in una famiglia strenuamente fedele all’ideale comunista, compie, nella convinzione di dover apportare un cambiamento nella storia del Paese, un attentato nella fabbrica in cui lavora. Nell’esplosione perdono la vita sei operai, tra i quali Giacomo, suo amico e rivale in amore. Da allora, il senso di colpa continua incessantemente a tormentarlo, influendo anche sul suo matrimonio con Elisa, la donna che è riuscito a sposare dopo la morte della giovane vittima della bomba. Le conseguenze della deriva politica di lui e di quella morale di lei, insoddisfatta della sua vita coniugale, arrivano a coinvolgere l’intera stabilità sociale del paesino ligure e importanti personaggi politici, fino ad arrivare all’inaspettata svolta finale. Dotati di una saggezza eterea, gli Angeli incaricati di custodire i protagonisti durante il loro percorso terreno commentano gli avvenimenti dei loro protetti, intraprendendo un dialogo profondo e filosofico su quel che smuove gli animi degli uomini, persi nella loro solitudine all’interno di dinamiche che non possono comprendere, e costanti nella ricerca di una felicità che tentano di raggiungere nei modi più sbagliati.

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    Angelo rosso di: Raffaele Ciminelli  15,00

    Anni ’70, entroterra genovese. Nardo, cresciuto in una famiglia strenuamente fedele all’ideale comunista, compie, nella convinzione di dover apportare un cambiamento nella storia del Paese, un attentato nella fabbrica in cui lavora. Nell’esplosione perdono la vita sei operai, tra i quali Giacomo, suo amico e rivale in amore. Da allora, il senso di colpa continua incessantemente a tormentarlo, influendo anche sul suo matrimonio con Elisa, la donna che è riuscito a sposare dopo la morte della giovane vittima della bomba. Le conseguenze della deriva politica di lui e di quella morale di lei, insoddisfatta della sua vita coniugale, arrivano a coinvolgere l’intera stabilità sociale del paesino ligure e importanti personaggi politici, fino ad arrivare all’inaspettata svolta finale. Dotati di una saggezza eterea, gli Angeli incaricati di custodire i protagonisti durante il loro percorso terreno commentano gli avvenimenti dei loro protetti, intraprendendo un dialogo profondo e filosofico su quel che smuove gli animi degli uomini, persi nella loro solitudine all’interno di dinamiche che non possono comprendere, e costanti nella ricerca di una felicità che tentano di raggiungere nei modi più sbagliati.

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    Antologia della pioggia, scritta negli anni Ottanta e consegnata all’editore del regime Naim Frashëri di Tirana nel 1985, non venne pubblicata. Secondo la censura del regime albanese il volumetto non era consono al cosiddetto “Realismo socialista” che, come in nessun altro paese al mondo, ha mostruosamente sterilizzato e ucciso mezzo secolo di cultura nazionale. La raccolta è stata pubblicata solo nel novembre del 1990, due mesi prima del crollo della dittatura comunista, subendo amputazioni. La prima edizione, autotradotta, in lingua italiana risale al 2000, presso l’editore Fara. Questa nuova pubblicazione è ampliata e include alcuni testi nuovi non presenti nelle prime due edizioni italiane. Per Hajdari offrire ai lettori la sua prima raccolta di versi fa rivivere in lui gli anni lontani vissuti nel terrore sotto la dittatura comunista di Enver Hoxha.

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    Antologia della pioggia di: Gëzim Hajdari  10,00

    Antologia della pioggia, scritta negli anni Ottanta e consegnata all’editore del regime Naim Frashëri di Tirana nel 1985, non venne pubblicata. Secondo la censura del regime albanese il volumetto non era consono al cosiddetto “Realismo socialista” che, come in nessun altro paese al mondo, ha mostruosamente sterilizzato e ucciso mezzo secolo di cultura nazionale. La raccolta è stata pubblicata solo nel novembre del 1990, due mesi prima del crollo della dittatura comunista, subendo amputazioni. La prima edizione, autotradotta, in lingua italiana risale al 2000, presso l’editore Fara. Questa nuova pubblicazione è ampliata e include alcuni testi nuovi non presenti nelle prime due edizioni italiane. Per Hajdari offrire ai lettori la sua prima raccolta di versi fa rivivere in lui gli anni lontani vissuti nel terrore sotto la dittatura comunista di Enver Hoxha.

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    Questa antologia nasce dal desiderio di presentare al pubblico italiano alcune delle voci più interessanti dell’attuale panorama poetico statunitense femminile contemporaneo. Gli Stati Uniti sono il paese dove la poesia – femminile e non – esce dal ruolo di fenomeno di nicchia, a cui viene abitualmente relegato, per finire sulle prime pagine di testate nazionali o diventare virale, con migliaia di condivisioni attraverso i social network, come nel caso di Good Bones di Maggie Smith. Le 13 autrici, 13 come le righe della bandiera americana, sono rappresentative della grande eterogeneità del paese e delle sue diverse etnie, che coesistono sempre armoniosamente almeno in ambito poetico. Siamo felici di avere la possibilità di presentare in Italia autrici importanti, vincitrici di premi come il National Book Award per la Poesia, l’Academy of American Poets Wallace Stevens Award o finaliste al Premio Pulitzer – da Nikky Finney, a Patricia Smith, da Joy Harjo (l’unica già pubblicata in Italia e tradotta da Laura Coltelli) a Diane Seuss; le molto apprezzate Natalie Diaz, Mahogany L. Browne, Maggie Smith, Aimee Nezhukumatathil e Jennifer Givhan, per finire con alcune favolose outsider Francesca Bell, Alexis Rhone Fancher, Wendy Xu, e Kelli Russell Agodon.

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    Antologia di poesia femminile americana contemporanea di: AA. VV.  12,00

    Questa antologia nasce dal desiderio di presentare al pubblico italiano alcune delle voci più interessanti dell’attuale panorama poetico statunitense femminile contemporaneo. Gli Stati Uniti sono il paese dove la poesia – femminile e non – esce dal ruolo di fenomeno di nicchia, a cui viene abitualmente relegato, per finire sulle prime pagine di testate nazionali o diventare virale, con migliaia di condivisioni attraverso i social network, come nel caso di Good Bones di Maggie Smith. Le 13 autrici, 13 come le righe della bandiera americana, sono rappresentative della grande eterogeneità del paese e delle sue diverse etnie, che coesistono sempre armoniosamente almeno in ambito poetico. Siamo felici di avere la possibilità di presentare in Italia autrici importanti, vincitrici di premi come il National Book Award per la Poesia, l’Academy of American Poets Wallace Stevens Award o finaliste al Premio Pulitzer – da Nikky Finney, a Patricia Smith, da Joy Harjo (l’unica già pubblicata in Italia e tradotta da Laura Coltelli) a Diane Seuss; le molto apprezzate Natalie Diaz, Mahogany L. Browne, Maggie Smith, Aimee Nezhukumatathil e Jennifer Givhan, per finire con alcune favolose outsider Francesca Bell, Alexis Rhone Fancher, Wendy Xu, e Kelli Russell Agodon.

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    Nuova antologia femminile per la curatrice e traduttrice Alessandra Bava. Questa volta il viaggio poetico ci conduce in Gran Bretagna con autrici del calibro di: Hollie McNish, Caroline Bird, Melissa Lee-Houghton, Liz Berry, Helen Mort, Annie Freud, Theresa Lola, Heather Phillipson, Hannah Lowe, Mona Arshi, Yvonne Reddick.

    Alessandra Bava poeta e traduttrice, vive a Roma. Ha pubblicato in Italia le raccolte poetiche Guerrilla Blues, Nocturne e A rima armata e, negli Stati Uniti, They Talk About Death, Diagnosis e Love & Other Demons. Per Ensemble ha curato Nuova antologia di poesia americana (2015) e Antologia di poesia femminile americana contemporanea (2018).

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    Antologia di poesia femminile britannica contemporanea di: AA. VV.  12,00

    Nuova antologia femminile per la curatrice e traduttrice Alessandra Bava. Questa volta il viaggio poetico ci conduce in Gran Bretagna con autrici del calibro di: Hollie McNish, Caroline Bird, Melissa Lee-Houghton, Liz Berry, Helen Mort, Annie Freud, Theresa Lola, Heather Phillipson, Hannah Lowe, Mona Arshi, Yvonne Reddick.

    Alessandra Bava poeta e traduttrice, vive a Roma. Ha pubblicato in Italia le raccolte poetiche Guerrilla Blues, Nocturne e A rima armata e, negli Stati Uniti, They Talk About Death, Diagnosis e Love & Other Demons. Per Ensemble ha curato Nuova antologia di poesia americana (2015) e Antologia di poesia femminile americana contemporanea (2018).

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    Nel deserto siriano, Maïouf osserva la morte di sua madre, una donna ripudiata e abbandonata dal potente marito. Sebbene le tribù beduine abbiano interrotto i loro viaggi secolari attraverso le dune – trasformando le loro vite da nomadi a sedentarie – la nonna, a cui il ragazzo viene affidato, vuole che il giovane continui la tradizione come pastore. Non è il futuro che Maïouf immagina per se stesso: preferisce intrufolarsi nella scuola dalle pareti bianche, quella dove vanno gli altri bambini. Questo libro è la storia di un riscatto. La storia di un Badawi, un uomo del deserto, diviso tra l’esistenza impostagli e quella che vorrebbe vivere, che lascia che la Francia realizzi il suo sogno: diventare qualcuno, qualcun altro. Il passato non si può però cancellare e neanche un vecchio amore può bastare a salvarlo dalle sue contraddizioni. Con una scrittura sincera e nutrita dalla sua stessa storia, Mohed Altrad racconta il deserto e le ferite dell’esilio con gli occhi di chi ha saputo “camminare” da un piccolo villaggio alla città di al-Raqqa, dalle aule universitarie di Montpellier ai campi petroliferi di Abu Dhabi.

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    Badawi di: Mohed Altrad  15,00

    Nel deserto siriano, Maïouf osserva la morte di sua madre, una donna ripudiata e abbandonata dal potente marito. Sebbene le tribù beduine abbiano interrotto i loro viaggi secolari attraverso le dune – trasformando le loro vite da nomadi a sedentarie – la nonna, a cui il ragazzo viene affidato, vuole che il giovane continui la tradizione come pastore. Non è il futuro che Maïouf immagina per se stesso: preferisce intrufolarsi nella scuola dalle pareti bianche, quella dove vanno gli altri bambini. Questo libro è la storia di un riscatto. La storia di un Badawi, un uomo del deserto, diviso tra l’esistenza impostagli e quella che vorrebbe vivere, che lascia che la Francia realizzi il suo sogno: diventare qualcuno, qualcun altro. Il passato non si può però cancellare e neanche un vecchio amore può bastare a salvarlo dalle sue contraddizioni. Con una scrittura sincera e nutrita dalla sua stessa storia, Mohed Altrad racconta il deserto e le ferite dell’esilio con gli occhi di chi ha saputo “camminare” da un piccolo villaggio alla città di al-Raqqa, dalle aule universitarie di Montpellier ai campi petroliferi di Abu Dhabi.

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    Il 3 gennaio 1936 il cargo Diletta Mauro lascia il porto di Genova per l’Africa Orientale. Poche ore prima dell’inizio del viaggio uno dei suoi fuochisti è trovato morto in mare, per quello che le autorità giudicano essere stato un incidente. Sarà grazie a un corrispondente di guerra del «Secolo XIX» e al primo ufficiale di macchina che si farà luce sull’accaduto. Contrabbando, ambienti promiscui, silenzi dei superiori, intimidazioni, aggressioni, disegnano – tra uno scalo e l’altro – questa “storiaccia” di mare. E poi, sullo sfondo, l’Africa; una navigazione difficile da affrontare; la vita di bordo; il conflitto che insanguina la terraferma; una bella somala che solletica gli appetiti dei marinai, usi a considerare le africane al loro servizio; un pacco di lettere compromettenti. Solo il mare aperto del ritorno, dove non giunge più la luce del faro di Port Said, accoglierà nel profondo dei suoi abissi dubbi, incubi, voci, che hanno attanagliato per due mesi la Diletta Mauro.

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    Bandiera a bruno per la Diletta Mauro di: Gianfranco Vanagolli  16,00

    Il 3 gennaio 1936 il cargo Diletta Mauro lascia il porto di Genova per l’Africa Orientale. Poche ore prima dell’inizio del viaggio uno dei suoi fuochisti è trovato morto in mare, per quello che le autorità giudicano essere stato un incidente. Sarà grazie a un corrispondente di guerra del «Secolo XIX» e al primo ufficiale di macchina che si farà luce sull’accaduto. Contrabbando, ambienti promiscui, silenzi dei superiori, intimidazioni, aggressioni, disegnano – tra uno scalo e l’altro – questa “storiaccia” di mare. E poi, sullo sfondo, l’Africa; una navigazione difficile da affrontare; la vita di bordo; il conflitto che insanguina la terraferma; una bella somala che solletica gli appetiti dei marinai, usi a considerare le africane al loro servizio; un pacco di lettere compromettenti. Solo il mare aperto del ritorno, dove non giunge più la luce del faro di Port Said, accoglierà nel profondo dei suoi abissi dubbi, incubi, voci, che hanno attanagliato per due mesi la Diletta Mauro.

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    «Non si può non leggere un romanzo che inizia parlando della metro B»
    Loredana Lipperini

    Boosta Pazzesca, ventiquattro anni, vive da sempre al Laurentino 38 (per gli amici P38), periferia di cemento e asfalto a Roma sud. Qui una “busta” è una ragazza non proprio bella e neanche “carina”. Diciamo pure un cesso. Boosta ama definirsi “una qualcosista fri lenz”, si adatta a qualsiasi lavoro pur di pagare le rate dell’università. Insieme ad amiche improbabili dalle quali non si separa mai, ci racconta – sullo sfondo una città calda, caotica, talvolta crudele, ma che sa avere un cuore grande – un’estate rocambolesca fatta di avventure (e disavventure), fra cui un affetto lontano che ritorna e un amore inaspettato. Un amore quasi “esotico”. Un amore, insomma, di Roma nord.

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    Boosta pazzesca. Tre metri sotto er Laurentino P38 di: Manuela Pinetti, Gianluigi Ceccarelli,  12,00

    «Non si può non leggere un romanzo che inizia parlando della metro B»
    Loredana Lipperini

    Boosta Pazzesca, ventiquattro anni, vive da sempre al Laurentino 38 (per gli amici P38), periferia di cemento e asfalto a Roma sud. Qui una “busta” è una ragazza non proprio bella e neanche “carina”. Diciamo pure un cesso. Boosta ama definirsi “una qualcosista fri lenz”, si adatta a qualsiasi lavoro pur di pagare le rate dell’università. Insieme ad amiche improbabili dalle quali non si separa mai, ci racconta – sullo sfondo una città calda, caotica, talvolta crudele, ma che sa avere un cuore grande – un’estate rocambolesca fatta di avventure (e disavventure), fra cui un affetto lontano che ritorna e un amore inaspettato. Un amore quasi “esotico”. Un amore, insomma, di Roma nord.

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    Breus, uno dei poemetti più belli e a affascinanti dell’opera di Pascoli, è proposto, in questo volume, in un’edizione illustrata che rende, se possibile, ancora più suggestiva la storia del giovane protagonista. Il racconto, tratto da una leggenda bretone, narra la vicenda di Morvàn, un ragazzino che vive conoscendo ancora poco del mondo che lo circonda. Il destino lo mette di fronte a un cavaliere, da cui rimane impressionato: è imponente in sella al suo cavallo, bellissimo e minaccioso nella sua armatura. Il ragazzo decide di andare via da casa per diventare anche lui cavaliere. Lascerà tutto, la madre e la sorella, per seguire il suo sogno. Ma, quando farà ritorno, ricoperto di gloria, nulla sarà più come prima.

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    Breus di: Giovanni Pascoli, Elettra Orlandi,  10,00

    Breus, uno dei poemetti più belli e a affascinanti dell’opera di Pascoli, è proposto, in questo volume, in un’edizione illustrata che rende, se possibile, ancora più suggestiva la storia del giovane protagonista. Il racconto, tratto da una leggenda bretone, narra la vicenda di Morvàn, un ragazzino che vive conoscendo ancora poco del mondo che lo circonda. Il destino lo mette di fronte a un cavaliere, da cui rimane impressionato: è imponente in sella al suo cavallo, bellissimo e minaccioso nella sua armatura. Il ragazzo decide di andare via da casa per diventare anche lui cavaliere. Lascerà tutto, la madre e la sorella, per seguire il suo sogno. Ma, quando farà ritorno, ricoperto di gloria, nulla sarà più come prima.

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    Osare v. tr. [lat. volg. ausare, der. di ausus, part. pass. di audere «osare»] (io òso, ecc.). – Avere il coraggio di fare cosa che sia per sé temeraria, rischiosa, imprudente o per qualsiasi motivo ardita. Così il vocabolario (Treccani.it) definisce l’azione di Simona Bonanni, studentessa dell’Università degli studi dell’Aquila. Durante le lezioni di Linguistica Italiana, il prof. Andrea Viviani aveva sollecitato i suoi allievi a osare all’esame; osare linguisticamente e caratterialmente, precisava il prof, perché per imparare occorre una personalità plastica, ricettiva, creativa fino all’ardimento. E Simona ha osato. È il 13 giugno 2019, la data dell’appello di Linguistica Italiana. Simona si presenta con una lettera al professore: un breve testo, intelligente e gustoso, accurato e divertente, sui tecnicismi e i tranelli della lingua italiana; trasposto in questo libricino, ne viene fuori un dialogo che è un continuo chiosarsi addosso tra docente e discente, sorta di recupero, in forma di apparato critico a piè di pagina, della forma letteraria del dialogo platonico, da sempre alla base di ogni sana relazione pedagogica. Un modello da riproporre agli studenti universitari di oggi (un brutto grattacapo, forse, per lo studente che ha dovuto sostenere l’esame subito dopo Simona…).

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    Chiosa all’esame? di: Andrea Viviani, Simona Bonanni,  9,00

    Osare v. tr. [lat. volg. ausare, der. di ausus, part. pass. di audere «osare»] (io òso, ecc.). – Avere il coraggio di fare cosa che sia per sé temeraria, rischiosa, imprudente o per qualsiasi motivo ardita. Così il vocabolario (Treccani.it) definisce l’azione di Simona Bonanni, studentessa dell’Università degli studi dell’Aquila. Durante le lezioni di Linguistica Italiana, il prof. Andrea Viviani aveva sollecitato i suoi allievi a osare all’esame; osare linguisticamente e caratterialmente, precisava il prof, perché per imparare occorre una personalità plastica, ricettiva, creativa fino all’ardimento. E Simona ha osato. È il 13 giugno 2019, la data dell’appello di Linguistica Italiana. Simona si presenta con una lettera al professore: un breve testo, intelligente e gustoso, accurato e divertente, sui tecnicismi e i tranelli della lingua italiana; trasposto in questo libricino, ne viene fuori un dialogo che è un continuo chiosarsi addosso tra docente e discente, sorta di recupero, in forma di apparato critico a piè di pagina, della forma letteraria del dialogo platonico, da sempre alla base di ogni sana relazione pedagogica. Un modello da riproporre agli studenti universitari di oggi (un brutto grattacapo, forse, per lo studente che ha dovuto sostenere l’esame subito dopo Simona…).

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    Cura e traduzione di Andrea Gazzoni.

    In un paesaggio equatoriale di foreste, fiumi, rocce e regioni costiere, la poesia di Wilson Harris legge e sogna tracce di miti greci e amerindi, memorie di antiche migrazioni, cicatrici di schiavitù ed echi di violenze contemporanee. In un intrico in cui diventa incerto ogni confine, Harris esplora archetipi del bene e del male, della distruzione e della salvezza, articolando in un arazzo di visionarie il ritmo oscuro e luminoso delle vicende umane, il contrappunto di eternità e stagione . Da Ettore «eroe del tempo» che cade da mortale in una Troia trasfigurata in foresta pluviale fino a Odisseo che rifiuta l’immortalità offerta da Calipso cantando la «pietra che si scioglie / in carne», passando per Prometeo che «prigioniero incatenato al cielo» intravede «la marea vuota delle popolazioni della morte o della vita», Da eternità a stagione è una meditazione in versi sul mistero dell’umano.

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    Da eternità a stagione di: Wilson Harris  12,00

    Cura e traduzione di Andrea Gazzoni.

    In un paesaggio equatoriale di foreste, fiumi, rocce e regioni costiere, la poesia di Wilson Harris legge e sogna tracce di miti greci e amerindi, memorie di antiche migrazioni, cicatrici di schiavitù ed echi di violenze contemporanee. In un intrico in cui diventa incerto ogni confine, Harris esplora archetipi del bene e del male, della distruzione e della salvezza, articolando in un arazzo di visionarie il ritmo oscuro e luminoso delle vicende umane, il contrappunto di eternità e stagione . Da Ettore «eroe del tempo» che cade da mortale in una Troia trasfigurata in foresta pluviale fino a Odisseo che rifiuta l’immortalità offerta da Calipso cantando la «pietra che si scioglie / in carne», passando per Prometeo che «prigioniero incatenato al cielo» intravede «la marea vuota delle popolazioni della morte o della vita», Da eternità a stagione è una meditazione in versi sul mistero dell’umano.

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    Prendete un foglio protocollo, piegatelo bene a metà e scriveteci sopra: “Tema”. Dopo ci va il titolo: Fegato, scritto bello grosso, FEGATO, se è vero, come è vero, che colà gli antichi ritenevano porsi la sede della fantasia, punto e accapo, poi saltate una riga e in mezzo scrivete “Svolgi Mento” da una parte e dall’altra della piega del foglio, duepunti e accapo. Bruno è emigrato al Nord da bambino; per lui, che in casa parla una lingua diversa da quella che parlano a scuola, il Tema è un’occasione di protesta e di rimpianti, valvola di sfogo per errori di ortografia inestirpabili, per meridionalismi lasciati sul foglio protocollo di proposito, a concimare la lingua italiana; è un’opportunità per lapsus calami non voluti, poi riscoperti da grande, e sottoscritti da un ostinato senno del poi. In questo libbro (con due bbì) Bruno ci mostra la ricchezza narrativa di tale genere letterario, capace di raccontare l’esistenza intera di un uomo, dalla sua emigrazione dal Sud con la famiglia, su, fino al Tema della Maturità, passando attraverso i giochi dell’infanzia, la solitudine degli esiliati, il delizioso supplizio degli amori non corrisposti, la ricerca e lo smarrimento di un’ancora di salvezza quale che sia… Maestro, ma quanto deve essere lungo ’sto Tema? Dipende: dalla forza della penna, che può trasformare un Tema in un Romanzo; dal tempo che c’è voluto per il viaggio senza ritorno per il Nord, ché a raccontarlo ce ne vuole almeno un altro tanto; e, soprattutto, dalla potenza dell’organo col quale si scrive… il Fegato, voglio dire. Scusate il bisticcio.

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    Fegato di: Bruno Del Greco  18,00

    Prendete un foglio protocollo, piegatelo bene a metà e scriveteci sopra: “Tema”. Dopo ci va il titolo: Fegato, scritto bello grosso, FEGATO, se è vero, come è vero, che colà gli antichi ritenevano porsi la sede della fantasia, punto e accapo, poi saltate una riga e in mezzo scrivete “Svolgi Mento” da una parte e dall’altra della piega del foglio, duepunti e accapo. Bruno è emigrato al Nord da bambino; per lui, che in casa parla una lingua diversa da quella che parlano a scuola, il Tema è un’occasione di protesta e di rimpianti, valvola di sfogo per errori di ortografia inestirpabili, per meridionalismi lasciati sul foglio protocollo di proposito, a concimare la lingua italiana; è un’opportunità per lapsus calami non voluti, poi riscoperti da grande, e sottoscritti da un ostinato senno del poi. In questo libbro (con due bbì) Bruno ci mostra la ricchezza narrativa di tale genere letterario, capace di raccontare l’esistenza intera di un uomo, dalla sua emigrazione dal Sud con la famiglia, su, fino al Tema della Maturità, passando attraverso i giochi dell’infanzia, la solitudine degli esiliati, il delizioso supplizio degli amori non corrisposti, la ricerca e lo smarrimento di un’ancora di salvezza quale che sia… Maestro, ma quanto deve essere lungo ’sto Tema? Dipende: dalla forza della penna, che può trasformare un Tema in un Romanzo; dal tempo che c’è voluto per il viaggio senza ritorno per il Nord, ché a raccontarlo ce ne vuole almeno un altro tanto; e, soprattutto, dalla potenza dell’organo col quale si scrive… il Fegato, voglio dire. Scusate il bisticcio.

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