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    Prendete un foglio protocollo, piegatelo bene a metà e scriveteci sopra: “Tema”. Dopo ci va il titolo: Fegato, scritto bello grosso, FEGATO, se è vero, come è vero, che colà gli antichi ritenevano porsi la sede della fantasia, punto e accapo, poi saltate una riga e in mezzo scrivete “Svolgi Mento” da una parte e dall’altra della piega del foglio, duepunti e accapo. Bruno è emigrato al Nord da bambino; per lui, che in casa parla una lingua diversa da quella che parlano a scuola, il Tema è un’occasione di protesta e di rimpianti, valvola di sfogo per errori di ortografia inestirpabili, per meridionalismi lasciati sul foglio protocollo di proposito, a concimare la lingua italiana; è un’opportunità per lapsus calami non voluti, poi riscoperti da grande, e sottoscritti da un ostinato senno del poi. In questo libbro (con due bbì) Bruno ci mostra la ricchezza narrativa di tale genere letterario, capace di raccontare l’esistenza intera di un uomo, dalla sua emigrazione dal Sud con la famiglia, su, fino al Tema della Maturità, passando attraverso i giochi dell’infanzia, la solitudine degli esiliati, il delizioso supplizio degli amori non corrisposti, la ricerca e lo smarrimento di un’ancora di salvezza quale che sia… Maestro, ma quanto deve essere lungo ’sto Tema? Dipende: dalla forza della penna, che può trasformare un Tema in un Romanzo; dal tempo che c’è voluto per il viaggio senza ritorno per il Nord, ché a raccontarlo ce ne vuole almeno un altro tanto; e, soprattutto, dalla potenza dell’organo col quale si scrive… il Fegato, voglio dire. Scusate il bisticcio.

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    Fegato di: Bruno Del Greco  18,00

    Prendete un foglio protocollo, piegatelo bene a metà e scriveteci sopra: “Tema”. Dopo ci va il titolo: Fegato, scritto bello grosso, FEGATO, se è vero, come è vero, che colà gli antichi ritenevano porsi la sede della fantasia, punto e accapo, poi saltate una riga e in mezzo scrivete “Svolgi Mento” da una parte e dall’altra della piega del foglio, duepunti e accapo. Bruno è emigrato al Nord da bambino; per lui, che in casa parla una lingua diversa da quella che parlano a scuola, il Tema è un’occasione di protesta e di rimpianti, valvola di sfogo per errori di ortografia inestirpabili, per meridionalismi lasciati sul foglio protocollo di proposito, a concimare la lingua italiana; è un’opportunità per lapsus calami non voluti, poi riscoperti da grande, e sottoscritti da un ostinato senno del poi. In questo libbro (con due bbì) Bruno ci mostra la ricchezza narrativa di tale genere letterario, capace di raccontare l’esistenza intera di un uomo, dalla sua emigrazione dal Sud con la famiglia, su, fino al Tema della Maturità, passando attraverso i giochi dell’infanzia, la solitudine degli esiliati, il delizioso supplizio degli amori non corrisposti, la ricerca e lo smarrimento di un’ancora di salvezza quale che sia… Maestro, ma quanto deve essere lungo ’sto Tema? Dipende: dalla forza della penna, che può trasformare un Tema in un Romanzo; dal tempo che c’è voluto per il viaggio senza ritorno per il Nord, ché a raccontarlo ce ne vuole almeno un altro tanto; e, soprattutto, dalla potenza dell’organo col quale si scrive… il Fegato, voglio dire. Scusate il bisticcio.

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    Finalmente esce in Italia una delle più belle raccolte di Nora Albert.

    Il tema della poesia, così come in gran parte delle pagine del libro, è l’idea del naufragio: “Naufragare spirali in derive senza mare” afferma nell’ultimo verso, che include anche un chiaro riferimento al titolo della seconda parte, “Derive”; ma è soprattutto una rievocazione del fallimento della vita per- sonale di Van Gogh, come lo stesso pittore esprime: “Il mio viaggio finisce qui, un viaggio che è stato un naufragio”. La poesia evoca i colori del grande artista olandese, nonostante in alcune parti – forse come in una risonanza dei magnifici versi di Anne Sexton sullo stesso quadro – si concentra in modo diretto su Notte stellata, una delle sue tele più famose: “Stelle come dadi ardenti sprofondano nelle viscere / della notte e respirano stupefatti la sfida / del silenzio squarciato dal desiderio dell’eterno”.

    Traduzione di Katiuscia Darci

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    Fragili naufragi di: Nora Albert  13,00

    Finalmente esce in Italia una delle più belle raccolte di Nora Albert.

    Il tema della poesia, così come in gran parte delle pagine del libro, è l’idea del naufragio: “Naufragare spirali in derive senza mare” afferma nell’ultimo verso, che include anche un chiaro riferimento al titolo della seconda parte, “Derive”; ma è soprattutto una rievocazione del fallimento della vita per- sonale di Van Gogh, come lo stesso pittore esprime: “Il mio viaggio finisce qui, un viaggio che è stato un naufragio”. La poesia evoca i colori del grande artista olandese, nonostante in alcune parti – forse come in una risonanza dei magnifici versi di Anne Sexton sullo stesso quadro – si concentra in modo diretto su Notte stellata, una delle sue tele più famose: “Stelle come dadi ardenti sprofondano nelle viscere / della notte e respirano stupefatti la sfida / del silenzio squarciato dal desiderio dell’eterno”.

    Traduzione di Katiuscia Darci

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    Ci sono, come è noto, punti di osservazione privilegiati per guardare e capire ciò che succede, o è successo, intorno a noi. Ci sono, come è noto, storie private che la Storia non racconta, ma senza le quali quella Storia non ci sarebbe stata. L’autobiografia di Jacopo Capanna è una di queste: il punto d’osservazione d’eccezione per poter ricostruire una storia dell’industria cinematografica in Italia. Quarant’anni di film e serie televisive che hanno raccontato il nostro Paese, e il mondo circostante, dal boom economico ai nostri giorni. Jacopo Capanna è stato il pioniere in Italia della distribuzione cinematografica e televisiva, un livornese innamorato di Corto Maltese, che ha saputo mantenere intatto lo stupore, agendo sempre con istinto e intelligenza pratica, buone maniere e fortuna. Una vita avventurosa, da film: impreziosita dalla prefazione di Masolino D’Amico e da alcuni“contenuti extra” curati da Filippo Ascione.

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    Gentiluomini di fortuna di: Jacopo Capanna  18,00

    Ci sono, come è noto, punti di osservazione privilegiati per guardare e capire ciò che succede, o è successo, intorno a noi. Ci sono, come è noto, storie private che la Storia non racconta, ma senza le quali quella Storia non ci sarebbe stata. L’autobiografia di Jacopo Capanna è una di queste: il punto d’osservazione d’eccezione per poter ricostruire una storia dell’industria cinematografica in Italia. Quarant’anni di film e serie televisive che hanno raccontato il nostro Paese, e il mondo circostante, dal boom economico ai nostri giorni. Jacopo Capanna è stato il pioniere in Italia della distribuzione cinematografica e televisiva, un livornese innamorato di Corto Maltese, che ha saputo mantenere intatto lo stupore, agendo sempre con istinto e intelligenza pratica, buone maniere e fortuna. Una vita avventurosa, da film: impreziosita dalla prefazione di Masolino D’Amico e da alcuni“contenuti extra” curati da Filippo Ascione.

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    Tornano i Cardiopoetica. Non farti sfuggire l’occasione di prenotare la tua copia in anteprima nazionale. Fai oggi il tuo acquisto, il libro arriverà entro il 6 marzo, in anticipo sull’uscita in libreria. I primi 300 lettori che acquisteranno il volume dal nostro store inoltre riceveranno, in omaggio, una speciale cartolina autografata.

    Il bene dopo di noi è un’indagine su quello che resta nel prima e nel dopo una relazione sentimentale, una dissezione anatomica dei diversi piani prospettici di una coppia. La domanda sospesa in ogni pagina è come sia possibile che esista un bene dopo, se quel bene coincideva con l’esistenza stessa della coppia. La fine di una relazione non è, nella visione del collettivo poetico, un evento asettico che potrebbe non accadere: essa invece accade costantemente, più che un fatto o un luogo collocabili nel tempo, si tratta di una direzione. La contemplazione della natura delle cose implica un dato apparentemente certo: tutto muta. In questa trasformazione muta pertanto anche quel che resta, il disvelamento dei ricordi non è che una vita sotterranea che continua, imperterrita, ad esistere.

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    Il bene dopo di noi di: Cardiopoetica  12,00

    Tornano i Cardiopoetica. Non farti sfuggire l’occasione di prenotare la tua copia in anteprima nazionale. Fai oggi il tuo acquisto, il libro arriverà entro il 6 marzo, in anticipo sull’uscita in libreria. I primi 300 lettori che acquisteranno il volume dal nostro store inoltre riceveranno, in omaggio, una speciale cartolina autografata.

    Il bene dopo di noi è un’indagine su quello che resta nel prima e nel dopo una relazione sentimentale, una dissezione anatomica dei diversi piani prospettici di una coppia. La domanda sospesa in ogni pagina è come sia possibile che esista un bene dopo, se quel bene coincideva con l’esistenza stessa della coppia. La fine di una relazione non è, nella visione del collettivo poetico, un evento asettico che potrebbe non accadere: essa invece accade costantemente, più che un fatto o un luogo collocabili nel tempo, si tratta di una direzione. La contemplazione della natura delle cose implica un dato apparentemente certo: tutto muta. In questa trasformazione muta pertanto anche quel che resta, il disvelamento dei ricordi non è che una vita sotterranea che continua, imperterrita, ad esistere.

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    In un’Argentina distopica che richiama quella della dittatura degli anni Settanta, mucche e maiali sono ormai estinti e il governo organizza partite di caccia ai surubíes, sorta di pesci gatto tigrati del Rio della Plata. La contaminazione delle acque ha trasformato i surubíes in creature enormi: tra questi pare ne esista uno immenso, un vero e proprio mostro marino. Così comincia la delirante avventura di Ramón Paz, reclutato forzosamente dai militari per imbarcarsi su una sorta di baleniera di melvilliana memoria, e presto coinvolto in un ammutinamento. Il tutto narrato in sessanta sorprendenti sonetti, la cui raffinatezza formale si mescola a un linguaggio gergale e violento, raggiungendo un risultato unico e di grande qualità letteraria.

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    Il gran surubí di: Pedro Mairal  12,00

    In un’Argentina distopica che richiama quella della dittatura degli anni Settanta, mucche e maiali sono ormai estinti e il governo organizza partite di caccia ai surubíes, sorta di pesci gatto tigrati del Rio della Plata. La contaminazione delle acque ha trasformato i surubíes in creature enormi: tra questi pare ne esista uno immenso, un vero e proprio mostro marino. Così comincia la delirante avventura di Ramón Paz, reclutato forzosamente dai militari per imbarcarsi su una sorta di baleniera di melvilliana memoria, e presto coinvolto in un ammutinamento. Il tutto narrato in sessanta sorprendenti sonetti, la cui raffinatezza formale si mescola a un linguaggio gergale e violento, raggiungendo un risultato unico e di grande qualità letteraria.

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    In Colombia la giovane Marvel, fuggita dal suo villaggio, vive in una favela con Alba, la figlia appena nata, lavorando per sopravvivere con dei narcotrafficanti. Un giorno lepropongono di contrabbandare della cocaina in Italia. Invece di ritornare fugge a Trieste, dove cerca di iniziare una nuova vita. Nello stesso tempo Sonia e Giorgio, una coppia senza figli, iniziano un percorso di adozione che li farà vivere una difficile esperienza. Attraverso drammatiche vicende i protagonisti di questo romanzo cercherannodi liberarsi dal peso del proprio passato. Ma costruire un futuro sereno non sarà facile come sperato.

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    Il passato che non conosco di: Mauro Buffa  16,00  11,00

    In Colombia la giovane Marvel, fuggita dal suo villaggio, vive in una favela con Alba, la figlia appena nata, lavorando per sopravvivere con dei narcotrafficanti. Un giorno lepropongono di contrabbandare della cocaina in Italia. Invece di ritornare fugge a Trieste, dove cerca di iniziare una nuova vita. Nello stesso tempo Sonia e Giorgio, una coppia senza figli, iniziano un percorso di adozione che li farà vivere una difficile esperienza. Attraverso drammatiche vicende i protagonisti di questo romanzo cercherannodi liberarsi dal peso del proprio passato. Ma costruire un futuro sereno non sarà facile come sperato.

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    Giaime Pintor (1919-1943), morto a soli ventiquattro anni a causa di una mina, divenne presto simbolo di quei giovani che, maturati sotto il fascismo, si trovarono nel 1943 a dover scegliere da quale parte stare. Accompagnato da un profilo critico, il volume ne ripercorre la vita, sottolineando come ancora oggi Pintor sia al centro di un forte dibattito capace di coinvolgere non soltanto la sua persona, ma una intera generazione di antifascisti del dopoguerra. Questa nuova edizione presenta Il sangue d’Europa, collezione degli scritti letterari e politici, insieme al raro saggio su Nietzsche destinato all’introduzione di Considerazioni sulla storia, tradotto dalla cugina Lia Pinna Pintor.

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    Il sangue d’Europa. Scritti politici e letterari di: Giaime Pintor, Andrea Comincini,  15,00

    Giaime Pintor (1919-1943), morto a soli ventiquattro anni a causa di una mina, divenne presto simbolo di quei giovani che, maturati sotto il fascismo, si trovarono nel 1943 a dover scegliere da quale parte stare. Accompagnato da un profilo critico, il volume ne ripercorre la vita, sottolineando come ancora oggi Pintor sia al centro di un forte dibattito capace di coinvolgere non soltanto la sua persona, ma una intera generazione di antifascisti del dopoguerra. Questa nuova edizione presenta Il sangue d’Europa, collezione degli scritti letterari e politici, insieme al raro saggio su Nietzsche destinato all’introduzione di Considerazioni sulla storia, tradotto dalla cugina Lia Pinna Pintor.

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    Settembre 1943: Roma si arrende all’esercito di Hitler e il tenente Giaime Pintor – giovane e brillante letterato, poeta e traduttore, collaboratore della neonata casa editrice Einaudi – decide di impegnarsi a fondo nella guerra di liberazione. Raggiunti a Brindisi il re e il maresciallo Badoglio, e deluso dal loro immobilismo, si porta a Napoli, appena riconquistata dagli Alleati affiancati dalla popolazione, per contribuire alla formazione di un corpo di volontari italiani. Il fallimento di questo progetto non lo ferma, e Pintor accetta la proposta degli inglesi di fargli riattraversare le linee insieme ad alcuni compagni per stabilire un collegamento con i primi gruppi partigiani. Il tragico epilogo della missione conclude la vicenda esemplare di un intellettuale che, unendo in sé pensiero e azione, talento poetico e rigore morale, sacrifica la propria vita per il riscatto dell’Italia in uno dei momenti più bui della sua storia.

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    La mina tedesca. Il vero romanzo di Giaime Pintor di: Carlo Ferrucci  16,00

    Settembre 1943: Roma si arrende all’esercito di Hitler e il tenente Giaime Pintor – giovane e brillante letterato, poeta e traduttore, collaboratore della neonata casa editrice Einaudi – decide di impegnarsi a fondo nella guerra di liberazione. Raggiunti a Brindisi il re e il maresciallo Badoglio, e deluso dal loro immobilismo, si porta a Napoli, appena riconquistata dagli Alleati affiancati dalla popolazione, per contribuire alla formazione di un corpo di volontari italiani. Il fallimento di questo progetto non lo ferma, e Pintor accetta la proposta degli inglesi di fargli riattraversare le linee insieme ad alcuni compagni per stabilire un collegamento con i primi gruppi partigiani. Il tragico epilogo della missione conclude la vicenda esemplare di un intellettuale che, unendo in sé pensiero e azione, talento poetico e rigore morale, sacrifica la propria vita per il riscatto dell’Italia in uno dei momenti più bui della sua storia.

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    La Salamandra è Marisol Starčević, così soprannominata per via della malattia da cui è affetta fin dalla prima infanzia, che le rende la pelle fragile come le ali di una farfalla ed esposta a segnarsi a ogni più lieve tocco. Ma anche il profilo genetico di Marisol è “a chiazze”, essendo figlia di un militare serbo e di una cubana, che ha trasmesso nel sangue di Marisol il suo amore per il mare e per la Santeria. La scena è la fredda e montuosa Srebrenica, luogo, 25 anni fa, del più atroce episodio di guerra della storia d’Europa dopo la fine del Secondo conflitto mondiale. Con il suo sangue meticcio, Marisol diventa il simulacro vivente della resistenza all’abbandono delle logiche identitarie della guerra etnica e fratricida, nel baratro della quale è piombato il Paese. La sua fragilità è il più forte baluardo contro la violenza.

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    La salamandra di: Carmine Sorrentino  16,00

    La Salamandra è Marisol Starčević, così soprannominata per via della malattia da cui è affetta fin dalla prima infanzia, che le rende la pelle fragile come le ali di una farfalla ed esposta a segnarsi a ogni più lieve tocco. Ma anche il profilo genetico di Marisol è “a chiazze”, essendo figlia di un militare serbo e di una cubana, che ha trasmesso nel sangue di Marisol il suo amore per il mare e per la Santeria. La scena è la fredda e montuosa Srebrenica, luogo, 25 anni fa, del più atroce episodio di guerra della storia d’Europa dopo la fine del Secondo conflitto mondiale. Con il suo sangue meticcio, Marisol diventa il simulacro vivente della resistenza all’abbandono delle logiche identitarie della guerra etnica e fratricida, nel baratro della quale è piombato il Paese. La sua fragilità è il più forte baluardo contro la violenza.

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    Poema epico e lirico, Le Indie si snoda in sei canti o quadri che ripercorrono e decolonizzano uno dei racconti fondatori della modernità, ovvero il viaggio di Colombo e tutto quanto ne seguì: La Chiamata, Il Viaggio, La Conquista, La Tratta, Gli Eroi, La Relazione. La prima edizione (1956) aveva come sottotitolo Poème de l’une et l’autre terre, a rimarcare come il mondo e la poesia che cerca di raccontarlo siano contrassegnati dalla molteplicità, e dalle connessioni che mettono in contatto il molteplice. “L’una e l’altra terra” sono l’Europa e l’America, ma pure l’Africa e l’America se assumiamo la prospettiva degli schiavi deportati; sono anche le stesse Indie, il cui nome è significativamente plurale e non viene mai a coincidere con la terra che con esso si intende designare. Le Indie sono quindi il luogo dove la realtà si moltiplica, si fa inafferabile e diviene altro da sé, in modi tanto distruttivi quanto liberanti (le rivolte anticoloniali assenti dai nostri libri di storia, la Relazione che ha creolizzato corpi, lingue e culture). E tra le terre, oltre le terre, troviamo nel poema l’infinito movimento del mare, che apre e destabilizza ogni prospettiva dalla quale si cerchi di afferrare il mondo. Il desiderio sulla terra è tentato dalla conquista, ma sul mare diventa domanda: «Nel cuore dell’uomo questo desiderio, dove porta, già così azzurro, / tra l’una e l’al- tra terra?». Con il suo dire sovrabbondante, sontuoso, eppure ritmato da scarti e crescite e deviazioni, Glissant ci offre un magnifico esempio di quel che lui stesso chiama “memoria profetica del passato”, un riattraversamento della storia che ci porti verso il nuovo. Ed esplorando i desideri, i lutti, le aspirazioni e i drammi di questa storia, Le Indie ci parla di noi, «nel mezzo del cammino delle razze, rimestandole».

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    Le Indie di: Édouard Glissant  12,00

    Poema epico e lirico, Le Indie si snoda in sei canti o quadri che ripercorrono e decolonizzano uno dei racconti fondatori della modernità, ovvero il viaggio di Colombo e tutto quanto ne seguì: La Chiamata, Il Viaggio, La Conquista, La Tratta, Gli Eroi, La Relazione. La prima edizione (1956) aveva come sottotitolo Poème de l’une et l’autre terre, a rimarcare come il mondo e la poesia che cerca di raccontarlo siano contrassegnati dalla molteplicità, e dalle connessioni che mettono in contatto il molteplice. “L’una e l’altra terra” sono l’Europa e l’America, ma pure l’Africa e l’America se assumiamo la prospettiva degli schiavi deportati; sono anche le stesse Indie, il cui nome è significativamente plurale e non viene mai a coincidere con la terra che con esso si intende designare. Le Indie sono quindi il luogo dove la realtà si moltiplica, si fa inafferabile e diviene altro da sé, in modi tanto distruttivi quanto liberanti (le rivolte anticoloniali assenti dai nostri libri di storia, la Relazione che ha creolizzato corpi, lingue e culture). E tra le terre, oltre le terre, troviamo nel poema l’infinito movimento del mare, che apre e destabilizza ogni prospettiva dalla quale si cerchi di afferrare il mondo. Il desiderio sulla terra è tentato dalla conquista, ma sul mare diventa domanda: «Nel cuore dell’uomo questo desiderio, dove porta, già così azzurro, / tra l’una e l’al- tra terra?». Con il suo dire sovrabbondante, sontuoso, eppure ritmato da scarti e crescite e deviazioni, Glissant ci offre un magnifico esempio di quel che lui stesso chiama “memoria profetica del passato”, un riattraversamento della storia che ci porti verso il nuovo. Ed esplorando i desideri, i lutti, le aspirazioni e i drammi di questa storia, Le Indie ci parla di noi, «nel mezzo del cammino delle razze, rimestandole».

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