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    Un uomo sulla mezza età non sopporta più il rumore. Questo mondo chiassoso e aggressivo, così diverso dal futuro che immaginava da ragazzo, ormai lo opprime. Decide di mollare tutto, lascia Roma e si rifugia su una minuscola isola della laguna di Venezia. Ma quando pensa di aver trovato il suo nascondiglio, una macabra scoperta lo obbliga a ripercorrere il viaggio a ritroso. Con ritmo, suspense e uno sguardo impietoso sulla società di oggi, Silenzio racconta come sia impossibile nascondersi da una vita che, in un modo o nell’altro, presenta sempre il conto.

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    Silenzio di: Patrizio Nissirio  16,00

    Un uomo sulla mezza età non sopporta più il rumore. Questo mondo chiassoso e aggressivo, così diverso dal futuro che immaginava da ragazzo, ormai lo opprime. Decide di mollare tutto, lascia Roma e si rifugia su una minuscola isola della laguna di Venezia. Ma quando pensa di aver trovato il suo nascondiglio, una macabra scoperta lo obbliga a ripercorrere il viaggio a ritroso. Con ritmo, suspense e uno sguardo impietoso sulla società di oggi, Silenzio racconta come sia impossibile nascondersi da una vita che, in un modo o nell’altro, presenta sempre il conto.

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    Il T.S.O. è una procedura di isolamento forzato necessaria per tutelare la sicurezza pubblica dagli sbandati. I piantagrane cui è rivolta sono figli di padri padroni che tanti anni fa si sono innamorati di una stronza, e così sono finiti a lavorare in un negozio di musica neomelodica; perciò quando la sera piove e camminano sui marciapiedi, le auto, invece di rallentare, spingono sull’acceleratore in prossimità delle pozzanghere. Se vogliono combinare qualcosa nella vita possono sfasciarsi di alcol o farsi sparare dalla camorra. Altrimenti c’è il T.S.O.: buttati fuori da casa loro, stretti all’angolo, la notte si riparano dal freddo avvolgendosi nelle pagine del romanzo che stanno scrivendo, sperando che nessuno gli dia fuoco prima che sia finito.

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    T.S.O. di: Roberto Addeo  16,00

    Il T.S.O. è una procedura di isolamento forzato necessaria per tutelare la sicurezza pubblica dagli sbandati. I piantagrane cui è rivolta sono figli di padri padroni che tanti anni fa si sono innamorati di una stronza, e così sono finiti a lavorare in un negozio di musica neomelodica; perciò quando la sera piove e camminano sui marciapiedi, le auto, invece di rallentare, spingono sull’acceleratore in prossimità delle pozzanghere. Se vogliono combinare qualcosa nella vita possono sfasciarsi di alcol o farsi sparare dalla camorra. Altrimenti c’è il T.S.O.: buttati fuori da casa loro, stretti all’angolo, la notte si riparano dal freddo avvolgendosi nelle pagine del romanzo che stanno scrivendo, sperando che nessuno gli dia fuoco prima che sia finito.

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    Inserito nella raccolta Mirgorod, il racconto Taras Bul’ba viene pubblicato per la prima volta nel 1835. Ambientato nell’Ucraina del secolo XVII assediata dai polacchi e devastata dalle scorribande di tartari e cosacchi, il racconto narra le vicende di Taras Bul’ba, valoroso condottiero di una comunità cosacca. Accanito difensore della causa cosacca, che mira a liberare la patria dagli oppressori polacchi, si aspetta lo stesso ardore dai suoi figli Ostap e Andrii, di ritorno dall’Accademia di Kiev e in procinto di entrare a far parte della Siec, confraternita polacca di stampo militare dove bisogna distinguersi per forza e abilità nell’utilizzo delle armi. Con al fianco i due figli, di indole profonda- mente diversa l’uno dall’altro, Bul’ba si appresta a compiere coraggiose imprese insieme alla comunità cosacca, dando il via a una storia tragica e cruenta, alternata a passaggi ilari e leggeri, che ricostruisce perfetta- mente il folklore e le atmosfere di quel periodo storico.

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    Taras Bul’ba di: Nikolaj Vasil’evič Gogol’  12,00  10,00

    Inserito nella raccolta Mirgorod, il racconto Taras Bul’ba viene pubblicato per la prima volta nel 1835. Ambientato nell’Ucraina del secolo XVII assediata dai polacchi e devastata dalle scorribande di tartari e cosacchi, il racconto narra le vicende di Taras Bul’ba, valoroso condottiero di una comunità cosacca. Accanito difensore della causa cosacca, che mira a liberare la patria dagli oppressori polacchi, si aspetta lo stesso ardore dai suoi figli Ostap e Andrii, di ritorno dall’Accademia di Kiev e in procinto di entrare a far parte della Siec, confraternita polacca di stampo militare dove bisogna distinguersi per forza e abilità nell’utilizzo delle armi. Con al fianco i due figli, di indole profonda- mente diversa l’uno dall’altro, Bul’ba si appresta a compiere coraggiose imprese insieme alla comunità cosacca, dando il via a una storia tragica e cruenta, alternata a passaggi ilari e leggeri, che ricostruisce perfetta- mente il folklore e le atmosfere di quel periodo storico.

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    Questo volume percorre le tappe fondamentali della vita dell’anarchica abruzzese, sedici scritti nei quali all’interno del suo percorso di vita entrano i personaggi dell’epoca che più hanno contribuito a plasmare la sua identità rivoluzionaria: da GaetanoBresci (Bresci nei miei ricordi), sul quale sarà necessario soffermarsi più appresso perché fondamentale per la sua presa di coscienza, a Pietro Gori, per proseguire tra gli altri con Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, Gino Lucetti, Anteo Zamboni e Michele Schirru. «Nelle ore anelanti ed incerte della ripresa; / Nelle ore solenni della lotta; / Nelle ore rischiose della vittoria; / Fra le incognite del domani; /Fra le torturanti voci del dolore; / Quante volte noi ci diremo, con lo sguardo / carico di memorie: / Oh, se essi fossero qui!» scrive nella prefazione la d’Andrea, come a voler ribadire l’importanza dei martiri anarchici nella lotta quotidiana. Sono loro leTorce nella notte, sono loro ad illuminare l’impervio percorso verso la vittoria.

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    Torce nella notte di: Virgilia d’Andrea  12,00

    Questo volume percorre le tappe fondamentali della vita dell’anarchica abruzzese, sedici scritti nei quali all’interno del suo percorso di vita entrano i personaggi dell’epoca che più hanno contribuito a plasmare la sua identità rivoluzionaria: da GaetanoBresci (Bresci nei miei ricordi), sul quale sarà necessario soffermarsi più appresso perché fondamentale per la sua presa di coscienza, a Pietro Gori, per proseguire tra gli altri con Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, Gino Lucetti, Anteo Zamboni e Michele Schirru. «Nelle ore anelanti ed incerte della ripresa; / Nelle ore solenni della lotta; / Nelle ore rischiose della vittoria; / Fra le incognite del domani; /Fra le torturanti voci del dolore; / Quante volte noi ci diremo, con lo sguardo / carico di memorie: / Oh, se essi fossero qui!» scrive nella prefazione la d’Andrea, come a voler ribadire l’importanza dei martiri anarchici nella lotta quotidiana. Sono loro leTorce nella notte, sono loro ad illuminare l’impervio percorso verso la vittoria.

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    «La d’Andrea non lascia solamente un testamento filosofico, poetico, giornalistico, ma essenzialmente spirituale, la sua esistenza tramanda un pensiero tramutatosi in parola scritta, in versi o in prosa, pronunciata in fabbriche e piazze. Una parola che si trasforma in azione mai animata dall’odio, piuttosto spinta dalla ferma volontà di liberare l’essere umano, qualunque essere umano, dall’abuso, dalla protervia, dal giogo, insomma dal Potere. La parola come mezzo per raggiunge i cuori e le menti, una lirica che predilige una forma soave nonostante lo scopo, una lingua che salda assieme i verbi dell’agire e del pensare, senza disperdere lo scopo primario, senza mai abbandonare la delicatezza d’animo che la contraddistingue».

    Dario Pontuale

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    Tormento di: Virgilia d’Andrea  10,00

    «La d’Andrea non lascia solamente un testamento filosofico, poetico, giornalistico, ma essenzialmente spirituale, la sua esistenza tramanda un pensiero tramutatosi in parola scritta, in versi o in prosa, pronunciata in fabbriche e piazze. Una parola che si trasforma in azione mai animata dall’odio, piuttosto spinta dalla ferma volontà di liberare l’essere umano, qualunque essere umano, dall’abuso, dalla protervia, dal giogo, insomma dal Potere. La parola come mezzo per raggiunge i cuori e le menti, una lirica che predilige una forma soave nonostante lo scopo, una lingua che salda assieme i verbi dell’agire e del pensare, senza disperdere lo scopo primario, senza mai abbandonare la delicatezza d’animo che la contraddistingue».

    Dario Pontuale

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