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    Angelo Moral è un antropologo alla ricerca di suo padre, creduto a lungo morto. La sua irruzione, improvvisa e casuale, nella realtà apparentemente immutabile di due paesini della provincia toscana si innesta nella vicenda di una setta che predica l’eternità sulla Terra sfruttando debolezze e fragilità dell’animo umano. In un gioco di scambi e di specchi, La mala eternità racconta come una minuscola casella di un passato dimenticato, forse per convenienza o paura, spostata avanti nel tempo, scateni il disordine e l’imprevedibile, portando in superficie, dal profondo, la parte più oscura di ognuno.

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    La mala eternità di: Daniela Frascati  16,00

    Angelo Moral è un antropologo alla ricerca di suo padre, creduto a lungo morto. La sua irruzione, improvvisa e casuale, nella realtà apparentemente immutabile di due paesini della provincia toscana si innesta nella vicenda di una setta che predica l’eternità sulla Terra sfruttando debolezze e fragilità dell’animo umano. In un gioco di scambi e di specchi, La mala eternità racconta come una minuscola casella di un passato dimenticato, forse per convenienza o paura, spostata avanti nel tempo, scateni il disordine e l’imprevedibile, portando in superficie, dal profondo, la parte più oscura di ognuno.

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    Settembre 1943: Roma si arrende all’esercito di Hitler e il tenente Giaime Pintor – giovane e brillante letterato, poeta e traduttore, collaboratore della neonata casa editrice Einaudi – decide di impegnarsi a fondo nella guerra di liberazione. Raggiunti a Brindisi il re e il maresciallo Badoglio, e deluso dal loro immobilismo, si porta a Napoli, appena riconquistata dagli Alleati affiancati dalla popolazione, per contribuire alla formazione di un corpo di volontari italiani. Il fallimento di questo progetto non lo ferma, e Pintor accetta la proposta degli inglesi di fargli riattraversare le linee insieme ad alcuni compagni per stabilire un collegamento con i primi gruppi partigiani. Il tragico epilogo della missione conclude la vicenda esemplare di un intellettuale che, unendo in sé pensiero e azione, talento poetico e rigore morale, sacrifica la propria vita per il riscatto dell’Italia in uno dei momenti più bui della sua storia.

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    La mina tedesca. Il vero romanzo di Giaime Pintor di: Carlo Ferrucci  16,00

    Settembre 1943: Roma si arrende all’esercito di Hitler e il tenente Giaime Pintor – giovane e brillante letterato, poeta e traduttore, collaboratore della neonata casa editrice Einaudi – decide di impegnarsi a fondo nella guerra di liberazione. Raggiunti a Brindisi il re e il maresciallo Badoglio, e deluso dal loro immobilismo, si porta a Napoli, appena riconquistata dagli Alleati affiancati dalla popolazione, per contribuire alla formazione di un corpo di volontari italiani. Il fallimento di questo progetto non lo ferma, e Pintor accetta la proposta degli inglesi di fargli riattraversare le linee insieme ad alcuni compagni per stabilire un collegamento con i primi gruppi partigiani. Il tragico epilogo della missione conclude la vicenda esemplare di un intellettuale che, unendo in sé pensiero e azione, talento poetico e rigore morale, sacrifica la propria vita per il riscatto dell’Italia in uno dei momenti più bui della sua storia.

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    La Salamandra è Marisol Starčević, così soprannominata per via della malattia da cui è affetta fin dalla prima infanzia, che le rende la pelle fragile come le ali di una farfalla ed esposta a segnarsi a ogni più lieve tocco. Ma anche il profilo genetico di Marisol è “a chiazze”, essendo figlia di un militare serbo e di una cubana, che ha trasmesso nel sangue di Marisol il suo amore per il mare e per la Santeria. La scena è la fredda e montuosa Srebrenica, luogo, 25 anni fa, del più atroce episodio di guerra della storia d’Europa dopo la fine del Secondo conflitto mondiale. Con il suo sangue meticcio, Marisol diventa il simulacro vivente della resistenza all’abbandono delle logiche identitarie della guerra etnica e fratricida, nel baratro della quale è piombato il Paese. La sua fragilità è il più forte baluardo contro la violenza.

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    La salamandra di: Carmine Sorrentino  16,00  15,20

    La Salamandra è Marisol Starčević, così soprannominata per via della malattia da cui è affetta fin dalla prima infanzia, che le rende la pelle fragile come le ali di una farfalla ed esposta a segnarsi a ogni più lieve tocco. Ma anche il profilo genetico di Marisol è “a chiazze”, essendo figlia di un militare serbo e di una cubana, che ha trasmesso nel sangue di Marisol il suo amore per il mare e per la Santeria. La scena è la fredda e montuosa Srebrenica, luogo, 25 anni fa, del più atroce episodio di guerra della storia d’Europa dopo la fine del Secondo conflitto mondiale. Con il suo sangue meticcio, Marisol diventa il simulacro vivente della resistenza all’abbandono delle logiche identitarie della guerra etnica e fratricida, nel baratro della quale è piombato il Paese. La sua fragilità è il più forte baluardo contro la violenza.

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    Poema epico e lirico, Le Indie si snoda in sei canti o quadri che ripercorrono e decolonizzano uno dei racconti fondatori della modernità, ovvero il viaggio di Colombo e tutto quanto ne seguì: La Chiamata, Il Viaggio, La Conquista, La Tratta, Gli Eroi, La Relazione. La prima edizione (1956) aveva come sottotitolo Poème de l’une et l’autre terre, a rimarcare come il mondo e la poesia che cerca di raccontarlo siano contrassegnati dalla molteplicità, e dalle connessioni che mettono in contatto il molteplice. “L’una e l’altra terra” sono l’Europa e l’America, ma pure l’Africa e l’America se assumiamo la prospettiva degli schiavi deportati; sono anche le stesse Indie, il cui nome è significativamente plurale e non viene mai a coincidere con la terra che con esso si intende designare. Le Indie sono quindi il luogo dove la realtà si moltiplica, si fa inafferabile e diviene altro da sé, in modi tanto distruttivi quanto liberanti (le rivolte anticoloniali assenti dai nostri libri di storia, la Relazione che ha creolizzato corpi, lingue e culture). E tra le terre, oltre le terre, troviamo nel poema l’infinito movimento del mare, che apre e destabilizza ogni prospettiva dalla quale si cerchi di afferrare il mondo. Il desiderio sulla terra è tentato dalla conquista, ma sul mare diventa domanda: «Nel cuore dell’uomo questo desiderio, dove porta, già così azzurro, / tra l’una e l’al- tra terra?». Con il suo dire sovrabbondante, sontuoso, eppure ritmato da scarti e crescite e deviazioni, Glissant ci offre un magnifico esempio di quel che lui stesso chiama “memoria profetica del passato”, un riattraversamento della storia che ci porti verso il nuovo. Ed esplorando i desideri, i lutti, le aspirazioni e i drammi di questa storia, Le Indie ci parla di noi, «nel mezzo del cammino delle razze, rimestandole».

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    Le Indie di: Édouard Glissant  12,00

    Poema epico e lirico, Le Indie si snoda in sei canti o quadri che ripercorrono e decolonizzano uno dei racconti fondatori della modernità, ovvero il viaggio di Colombo e tutto quanto ne seguì: La Chiamata, Il Viaggio, La Conquista, La Tratta, Gli Eroi, La Relazione. La prima edizione (1956) aveva come sottotitolo Poème de l’une et l’autre terre, a rimarcare come il mondo e la poesia che cerca di raccontarlo siano contrassegnati dalla molteplicità, e dalle connessioni che mettono in contatto il molteplice. “L’una e l’altra terra” sono l’Europa e l’America, ma pure l’Africa e l’America se assumiamo la prospettiva degli schiavi deportati; sono anche le stesse Indie, il cui nome è significativamente plurale e non viene mai a coincidere con la terra che con esso si intende designare. Le Indie sono quindi il luogo dove la realtà si moltiplica, si fa inafferabile e diviene altro da sé, in modi tanto distruttivi quanto liberanti (le rivolte anticoloniali assenti dai nostri libri di storia, la Relazione che ha creolizzato corpi, lingue e culture). E tra le terre, oltre le terre, troviamo nel poema l’infinito movimento del mare, che apre e destabilizza ogni prospettiva dalla quale si cerchi di afferrare il mondo. Il desiderio sulla terra è tentato dalla conquista, ma sul mare diventa domanda: «Nel cuore dell’uomo questo desiderio, dove porta, già così azzurro, / tra l’una e l’al- tra terra?». Con il suo dire sovrabbondante, sontuoso, eppure ritmato da scarti e crescite e deviazioni, Glissant ci offre un magnifico esempio di quel che lui stesso chiama “memoria profetica del passato”, un riattraversamento della storia che ci porti verso il nuovo. Ed esplorando i desideri, i lutti, le aspirazioni e i drammi di questa storia, Le Indie ci parla di noi, «nel mezzo del cammino delle razze, rimestandole».

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    «Le macchinazioni è un risultato brillante. Il romanzo è estremamente originale, ambizioso e “compiuto”… Magarian usa la fiction per porre alcune delle domande più grandi e complesse sulla vita. Come si vive, con il passare del tempo, la caducità delle cose? I nostri desideri possono mai essere soddisfatti? Come si può vivere una vita completa e significativa? Come tutti i migliori scrittori e pensatori, Magarian sa che non si può dipingere un ritratto accurato del mondo senza riconoscere la sua assurdità essenziale e disperata…

    Le macchinazioni punta in alto, senza fronzoli, alla ricerca della compagnia dei moderni maestri europei».

    Jonathan Coe

    Quando Bloch, un famoso romanziere londinese, decide di scrivere un racconto sul suo amico Oscar, i dettagli immaginari della trama cominciano ad avverarsi. Oscar, da pittore mancato, sta per diventare profeta…

    Una storia sui miti della celebrità, sul potere di Internet e sulle mistificazioni che fondono e confondono verità e leggenda. Magarian ci porta in un mondo che ha abbandonato il realismo e ci guida in un viaggio pieno di pathos, umorismo e bellezza sovversiva, dando vita a un’opera selvaggiamente inventiva, con un cast di personaggi abbaglianti e grotteschi. Le macchinazioni è un romanzo che riflette i nostri tempi tumultuosi, unico nel suo genere, capace di mescolare satira, amore e meditazione su sesso e identità.

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    Le macchinazioni di: Baret Magarian  18,00  13,50

    «Le macchinazioni è un risultato brillante. Il romanzo è estremamente originale, ambizioso e “compiuto”… Magarian usa la fiction per porre alcune delle domande più grandi e complesse sulla vita. Come si vive, con il passare del tempo, la caducità delle cose? I nostri desideri possono mai essere soddisfatti? Come si può vivere una vita completa e significativa? Come tutti i migliori scrittori e pensatori, Magarian sa che non si può dipingere un ritratto accurato del mondo senza riconoscere la sua assurdità essenziale e disperata…

    Le macchinazioni punta in alto, senza fronzoli, alla ricerca della compagnia dei moderni maestri europei».

    Jonathan Coe

    Quando Bloch, un famoso romanziere londinese, decide di scrivere un racconto sul suo amico Oscar, i dettagli immaginari della trama cominciano ad avverarsi. Oscar, da pittore mancato, sta per diventare profeta…

    Una storia sui miti della celebrità, sul potere di Internet e sulle mistificazioni che fondono e confondono verità e leggenda. Magarian ci porta in un mondo che ha abbandonato il realismo e ci guida in un viaggio pieno di pathos, umorismo e bellezza sovversiva, dando vita a un’opera selvaggiamente inventiva, con un cast di personaggi abbaglianti e grotteschi. Le macchinazioni è un romanzo che riflette i nostri tempi tumultuosi, unico nel suo genere, capace di mescolare satira, amore e meditazione su sesso e identità.

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    Finalmente in Italia l’opera poetica di Jean-Claude Izzo, giallista francese tra i più affascinanti del secondo Novecento. Lo scrittore che ha “inventato” il noir mediterraneo e che ha venduto milioni di copie in tutto il mondo.

    La voce di Jean-Claude Izzo arriva dal Mediterraneo. «Isola» di acque e terre dalle molteplici civiltà, culture, lingue, di contraddizioni, naufragi e sbarchi, di paure e sbarramenti, di accoglienze e passaggi, – purtroppo oggi ancor più dolorosamente evidenti, – di cui lo stesso poeta esplicita e rivendica, in modo inequivocabile, la sua appartenenza. Izzo, tenendo per mano le due sponde – Oriente e Occidente –, attraverso la poesia diventa «mano tesa fra rive senza ponte». L’opera poetica di Jean-Claude Izzo è pressoché sconosciuta in Italia, e a parte la traduzione di qualche poesia a cura di Luigi Bernardi nel bel volume di Stefania Nardini, Jean-Claude Izzo. Storia di un marsigliese e di qualche altra traduzione sparsa nell’etere è ricordato soprattutto come giallista, l’inventore del noir mediterraneo – la cosiddetta «trilogia marsigliese» composta dai noir: Casino totale, Chourmo. Il cuore di Marsiglia, e Solea – come giornalista, sceneggiatore e per il suo costante e intenso impegno politico. Ma è con la poesia che Jean-Claude Izzo inizia e conclude il suo cammino e d’altronde, anche il nome del suo famoso poliziotto, Fabio Montale, è un omaggio alla poesia (e alle sue origini italiane).

    Traduzione di Annalisa Comes

    Illustrazioni di Jacques Ferrandez

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    Lontano da ogni riva di: Jean-Claude Izzo  12,00

    Finalmente in Italia l’opera poetica di Jean-Claude Izzo, giallista francese tra i più affascinanti del secondo Novecento. Lo scrittore che ha “inventato” il noir mediterraneo e che ha venduto milioni di copie in tutto il mondo.

    La voce di Jean-Claude Izzo arriva dal Mediterraneo. «Isola» di acque e terre dalle molteplici civiltà, culture, lingue, di contraddizioni, naufragi e sbarchi, di paure e sbarramenti, di accoglienze e passaggi, – purtroppo oggi ancor più dolorosamente evidenti, – di cui lo stesso poeta esplicita e rivendica, in modo inequivocabile, la sua appartenenza. Izzo, tenendo per mano le due sponde – Oriente e Occidente –, attraverso la poesia diventa «mano tesa fra rive senza ponte». L’opera poetica di Jean-Claude Izzo è pressoché sconosciuta in Italia, e a parte la traduzione di qualche poesia a cura di Luigi Bernardi nel bel volume di Stefania Nardini, Jean-Claude Izzo. Storia di un marsigliese e di qualche altra traduzione sparsa nell’etere è ricordato soprattutto come giallista, l’inventore del noir mediterraneo – la cosiddetta «trilogia marsigliese» composta dai noir: Casino totale, Chourmo. Il cuore di Marsiglia, e Solea – come giornalista, sceneggiatore e per il suo costante e intenso impegno politico. Ma è con la poesia che Jean-Claude Izzo inizia e conclude il suo cammino e d’altronde, anche il nome del suo famoso poliziotto, Fabio Montale, è un omaggio alla poesia (e alle sue origini italiane).

    Traduzione di Annalisa Comes

    Illustrazioni di Jacques Ferrandez

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    La squadra si chiama Save the Youths, “Salvate i giovani”. Gioca in Terza categoria, a Fermo, nelle Marche, provincia felix prima della crisi del distretto calzaturiero più famoso del mondo, trentacinquemila abitanti e centoquaranta richiedenti asilo. Nel 2016 un delitto terribile e razzista, quello di Emmanuel, un profugo nigeriano e cattolico, ucciso con un pugno da un italiano. I calciatori africani della Save the Youths hanno attraversato il deserto, sono passati dalle prigioni della Libia e poi hanno fatto la traversata in mare con il barcone. Come Alhagie Fofana detto “Barbadillo”, gambiano, muratore, che ha dovuto fare due volte il viaggio nel canale di Sicilia. Ha visto morire nella stiva quarantasette persone. Questa è la storia di una squadra precaria per definizione – tre di loro sono partiti per l’estero a metà stagione dopo le restrizioni nella concessione della protezione umanitaria – che è anche un racconto della provincia italiana nell’epoca dei porti chiusi e del rancore verso gli immigrati.

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    Mare fermo di: Guy Chiappaventi  12,00

    La squadra si chiama Save the Youths, “Salvate i giovani”. Gioca in Terza categoria, a Fermo, nelle Marche, provincia felix prima della crisi del distretto calzaturiero più famoso del mondo, trentacinquemila abitanti e centoquaranta richiedenti asilo. Nel 2016 un delitto terribile e razzista, quello di Emmanuel, un profugo nigeriano e cattolico, ucciso con un pugno da un italiano. I calciatori africani della Save the Youths hanno attraversato il deserto, sono passati dalle prigioni della Libia e poi hanno fatto la traversata in mare con il barcone. Come Alhagie Fofana detto “Barbadillo”, gambiano, muratore, che ha dovuto fare due volte il viaggio nel canale di Sicilia. Ha visto morire nella stiva quarantasette persone. Questa è la storia di una squadra precaria per definizione – tre di loro sono partiti per l’estero a metà stagione dopo le restrizioni nella concessione della protezione umanitaria – che è anche un racconto della provincia italiana nell’epoca dei porti chiusi e del rancore verso gli immigrati.

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    Prenota la tua copia, il libro è in uscita per il 3 giugno.

    Fermati per un po’, non troppo e non troppo poco, affitta una stanza in cui ci sia una grande finestra con vista sul porto da cui si possa scorgere anche il mare e guarda. All’altezza del molo 23, in un porto di una città come tante, un universo di solitudini si sfiorano incoscienti della natura banale del male. Alcune vite raccontano attraverso le loro miserie una storia che vede tutti protagonisti e al contempo sfondo, una storia il cui eroe è l’occhio che osserva alla ricerca di “essere e sentire”.

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    Molo 23 di: Carlotta Rondana  12,00

    Prenota la tua copia, il libro è in uscita per il 3 giugno.

    Fermati per un po’, non troppo e non troppo poco, affitta una stanza in cui ci sia una grande finestra con vista sul porto da cui si possa scorgere anche il mare e guarda. All’altezza del molo 23, in un porto di una città come tante, un universo di solitudini si sfiorano incoscienti della natura banale del male. Alcune vite raccontano attraverso le loro miserie una storia che vede tutti protagonisti e al contempo sfondo, una storia il cui eroe è l’occhio che osserva alla ricerca di “essere e sentire”.

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    Informare è un servizio, comunicare è un desiderio. Dovere di chi fa informazione è quello di narrare i fatti nel modo più distaccato e oggettivo possibile e a farlo dovrebbero essere esclusivamente i membri qualificati di un ordine professionale. Chi comunica lo fa invece con chiaro intento di veicolare un messaggio – non un fatto –, con meccanismi propri del commercio e non del servigio. Internet e i social media si prestano con tutta la loro potenza e versatilità alla diffusione di dicerie spacciandole per fatti, camuffando fonti e argomentazioni a supporto e rendendo sempre più difficile per l’utente finale districarsi tra il vero e il falso. Le bufale non sono certo invenzione della contemporaneità, sono antiche quanto il mondo, a cambiare è solo il mezzo di diffusione, molto più efficace e virale, privo di qualsivoglia filtro e fuggevole anche ai tentativi del legislatore.

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    Non è vero ma ci credo di: Alessio Sperati  12,00

    Informare è un servizio, comunicare è un desiderio. Dovere di chi fa informazione è quello di narrare i fatti nel modo più distaccato e oggettivo possibile e a farlo dovrebbero essere esclusivamente i membri qualificati di un ordine professionale. Chi comunica lo fa invece con chiaro intento di veicolare un messaggio – non un fatto –, con meccanismi propri del commercio e non del servigio. Internet e i social media si prestano con tutta la loro potenza e versatilità alla diffusione di dicerie spacciandole per fatti, camuffando fonti e argomentazioni a supporto e rendendo sempre più difficile per l’utente finale districarsi tra il vero e il falso. Le bufale non sono certo invenzione della contemporaneità, sono antiche quanto il mondo, a cambiare è solo il mezzo di diffusione, molto più efficace e virale, privo di qualsivoglia filtro e fuggevole anche ai tentativi del legislatore.

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    Michele forse ha dimenticato di essere un pittore. È un italiano che si accontenta della propria deriva, una pensione da ex archivista. Jeanette entra, inaspettata, nella commedia mediocre di un uomo mediocre: offre la sua nudità a Michele, tutti i giorni, mentre lui resta stupito, immobile per ore, di fronte al mistero di una forma che è vita e bellezza. Ma Michele custodisce il segreto di un compito, che Jeanette comprende e direziona: riuscire a ritrarla. Intorno a questa dimensione segreta e apparentemente ambi- gua, in cui lei offre il suo corpo e lui il suo sguardo, gira un piccolo mondo di gente grottesca, invidiosa e ostile, che non comprende il mistero dei due e riduce la loro relazione a una tresca marginale. Nessuno s’immagina che quella presenza femminile, inattuale quanto bella e sapiente, è come un crivello nell’anima di Michele, che lo porterà alla consapevolezza della propria disperazione e alla redenzione artistica. In questo romanzo breve e intenso, la pittura si fa narrazione, ricerca drammatica del Bello tra forma e intenzione, tra dono e fatica. Una ricerca che, naufragando, apre a un’altra salvezza possibile.

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    Ombre nude di: Giovanni Nuti  12,00

    Michele forse ha dimenticato di essere un pittore. È un italiano che si accontenta della propria deriva, una pensione da ex archivista. Jeanette entra, inaspettata, nella commedia mediocre di un uomo mediocre: offre la sua nudità a Michele, tutti i giorni, mentre lui resta stupito, immobile per ore, di fronte al mistero di una forma che è vita e bellezza. Ma Michele custodisce il segreto di un compito, che Jeanette comprende e direziona: riuscire a ritrarla. Intorno a questa dimensione segreta e apparentemente ambi- gua, in cui lei offre il suo corpo e lui il suo sguardo, gira un piccolo mondo di gente grottesca, invidiosa e ostile, che non comprende il mistero dei due e riduce la loro relazione a una tresca marginale. Nessuno s’immagina che quella presenza femminile, inattuale quanto bella e sapiente, è come un crivello nell’anima di Michele, che lo porterà alla consapevolezza della propria disperazione e alla redenzione artistica. In questo romanzo breve e intenso, la pittura si fa narrazione, ricerca drammatica del Bello tra forma e intenzione, tra dono e fatica. Una ricerca che, naufragando, apre a un’altra salvezza possibile.

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