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    La squadra si chiama Save the Youths, “Salvate i giovani”. Gioca in Terza categoria, a Fermo, nelle Marche, provincia felix prima della crisi del distretto calzaturiero più famoso del mondo, trentacinquemila abitanti e centoquaranta richiedenti asilo. Nel 2016 un delitto terribile e razzista, quello di Emmanuel, un profugo nigeriano e cattolico, ucciso con un pugno da un italiano. I calciatori africani della Save the Youths hanno attraversato il deserto, sono passati dalle prigioni della Libia e poi hanno fatto la traversata in mare con il barcone. Come Alhagie Fofana detto “Barbadillo”, gambiano, muratore, che ha dovuto fare due volte il viaggio nel canale di Sicilia. Ha visto morire nella stiva quarantasette persone. Questa è la storia di una squadra precaria per definizione – tre di loro sono partiti per l’estero a metà stagione dopo le restrizioni nella concessione della protezione umanitaria – che è anche un racconto della provincia italiana nell’epoca dei porti chiusi e del rancore verso gli immigrati.

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    Mare fermo di: Guy Chiappaventi  12,00

    La squadra si chiama Save the Youths, “Salvate i giovani”. Gioca in Terza categoria, a Fermo, nelle Marche, provincia felix prima della crisi del distretto calzaturiero più famoso del mondo, trentacinquemila abitanti e centoquaranta richiedenti asilo. Nel 2016 un delitto terribile e razzista, quello di Emmanuel, un profugo nigeriano e cattolico, ucciso con un pugno da un italiano. I calciatori africani della Save the Youths hanno attraversato il deserto, sono passati dalle prigioni della Libia e poi hanno fatto la traversata in mare con il barcone. Come Alhagie Fofana detto “Barbadillo”, gambiano, muratore, che ha dovuto fare due volte il viaggio nel canale di Sicilia. Ha visto morire nella stiva quarantasette persone. Questa è la storia di una squadra precaria per definizione – tre di loro sono partiti per l’estero a metà stagione dopo le restrizioni nella concessione della protezione umanitaria – che è anche un racconto della provincia italiana nell’epoca dei porti chiusi e del rancore verso gli immigrati.

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    Prenota la tua copia, il libro è in uscita per il 3 giugno.

    Fermati per un po’, non troppo e non troppo poco, affitta una stanza in cui ci sia una grande finestra con vista sul porto da cui si possa scorgere anche il mare e guarda. All’altezza del molo 23, in un porto di una città come tante, un universo di solitudini si sfiorano incoscienti della natura banale del male. Alcune vite raccontano attraverso le loro miserie una storia che vede tutti protagonisti e al contempo sfondo, una storia il cui eroe è l’occhio che osserva alla ricerca di “essere e sentire”.

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    Molo 23 di: Carlotta Rondana  12,00

    Prenota la tua copia, il libro è in uscita per il 3 giugno.

    Fermati per un po’, non troppo e non troppo poco, affitta una stanza in cui ci sia una grande finestra con vista sul porto da cui si possa scorgere anche il mare e guarda. All’altezza del molo 23, in un porto di una città come tante, un universo di solitudini si sfiorano incoscienti della natura banale del male. Alcune vite raccontano attraverso le loro miserie una storia che vede tutti protagonisti e al contempo sfondo, una storia il cui eroe è l’occhio che osserva alla ricerca di “essere e sentire”.

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    Informare è un servizio, comunicare è un desiderio. Dovere di chi fa informazione è quello di narrare i fatti nel modo più distaccato e oggettivo possibile e a farlo dovrebbero essere esclusivamente i membri qualificati di un ordine professionale. Chi comunica lo fa invece con chiaro intento di veicolare un messaggio – non un fatto –, con meccanismi propri del commercio e non del servigio. Internet e i social media si prestano con tutta la loro potenza e versatilità alla diffusione di dicerie spacciandole per fatti, camuffando fonti e argomentazioni a supporto e rendendo sempre più difficile per l’utente finale districarsi tra il vero e il falso. Le bufale non sono certo invenzione della contemporaneità, sono antiche quanto il mondo, a cambiare è solo il mezzo di diffusione, molto più efficace e virale, privo di qualsivoglia filtro e fuggevole anche ai tentativi del legislatore.

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    Non è vero ma ci credo di: Alessio Sperati  12,00

    Informare è un servizio, comunicare è un desiderio. Dovere di chi fa informazione è quello di narrare i fatti nel modo più distaccato e oggettivo possibile e a farlo dovrebbero essere esclusivamente i membri qualificati di un ordine professionale. Chi comunica lo fa invece con chiaro intento di veicolare un messaggio – non un fatto –, con meccanismi propri del commercio e non del servigio. Internet e i social media si prestano con tutta la loro potenza e versatilità alla diffusione di dicerie spacciandole per fatti, camuffando fonti e argomentazioni a supporto e rendendo sempre più difficile per l’utente finale districarsi tra il vero e il falso. Le bufale non sono certo invenzione della contemporaneità, sono antiche quanto il mondo, a cambiare è solo il mezzo di diffusione, molto più efficace e virale, privo di qualsivoglia filtro e fuggevole anche ai tentativi del legislatore.

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    Michele forse ha dimenticato di essere un pittore. È un italiano che si accontenta della propria deriva, una pensione da ex archivista. Jeanette entra, inaspettata, nella commedia mediocre di un uomo mediocre: offre la sua nudità a Michele, tutti i giorni, mentre lui resta stupito, immobile per ore, di fronte al mistero di una forma che è vita e bellezza. Ma Michele custodisce il segreto di un compito, che Jeanette comprende e direziona: riuscire a ritrarla. Intorno a questa dimensione segreta e apparentemente ambi- gua, in cui lei offre il suo corpo e lui il suo sguardo, gira un piccolo mondo di gente grottesca, invidiosa e ostile, che non comprende il mistero dei due e riduce la loro relazione a una tresca marginale. Nessuno s’immagina che quella presenza femminile, inattuale quanto bella e sapiente, è come un crivello nell’anima di Michele, che lo porterà alla consapevolezza della propria disperazione e alla redenzione artistica. In questo romanzo breve e intenso, la pittura si fa narrazione, ricerca drammatica del Bello tra forma e intenzione, tra dono e fatica. Una ricerca che, naufragando, apre a un’altra salvezza possibile.

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    Ombre nude di: Giovanni Nuti  12,00

    Michele forse ha dimenticato di essere un pittore. È un italiano che si accontenta della propria deriva, una pensione da ex archivista. Jeanette entra, inaspettata, nella commedia mediocre di un uomo mediocre: offre la sua nudità a Michele, tutti i giorni, mentre lui resta stupito, immobile per ore, di fronte al mistero di una forma che è vita e bellezza. Ma Michele custodisce il segreto di un compito, che Jeanette comprende e direziona: riuscire a ritrarla. Intorno a questa dimensione segreta e apparentemente ambi- gua, in cui lei offre il suo corpo e lui il suo sguardo, gira un piccolo mondo di gente grottesca, invidiosa e ostile, che non comprende il mistero dei due e riduce la loro relazione a una tresca marginale. Nessuno s’immagina che quella presenza femminile, inattuale quanto bella e sapiente, è come un crivello nell’anima di Michele, che lo porterà alla consapevolezza della propria disperazione e alla redenzione artistica. In questo romanzo breve e intenso, la pittura si fa narrazione, ricerca drammatica del Bello tra forma e intenzione, tra dono e fatica. Una ricerca che, naufragando, apre a un’altra salvezza possibile.

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    Torna in libreria il romanzo-rivelazione di Roberto Aprile.

    «Porco di mare» appartiene senza dubbio al genere letterario dell’esplorazione dell’animo umano. Il viaggio e la metamorfosi sono espedienti che l’autore utilizza, con ironia ed eleganza, per rendere l’idea senza tempo del disadattamento dell’uomo nei confronti della propria natura e dei vincoli morali. In questo caso lo scarafaggio kafkiano è un porco di mare dalle fattezze umane, mentre il viaggio omerico parte e si conclude, nei primi anni del Novecento, nella sonnolenta cittadina greca di Preveza, un borgo di pescatori affacciato sulle rive del mar Ionio. Avventura, surrealismo e puntualissime citazioni letterarie, uno stile elegante, sospeso tra letteratura dell’assurdo, psicanalisi e fantasia rendono Porco di mare un’opera assolutamente originale. L’arma dell’ironia, presente in tutta l’opera, consente all’autore di sdrammatizzare le situazioni più angoscianti, rendendo gradevole e appassionante il libro. La storia, costruita con esemplare abilità, si risolve in un doppio e imprevedibile finale.

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    Porco di Mare di: Roberto Aprile  15,00

    Torna in libreria il romanzo-rivelazione di Roberto Aprile.

    «Porco di mare» appartiene senza dubbio al genere letterario dell’esplorazione dell’animo umano. Il viaggio e la metamorfosi sono espedienti che l’autore utilizza, con ironia ed eleganza, per rendere l’idea senza tempo del disadattamento dell’uomo nei confronti della propria natura e dei vincoli morali. In questo caso lo scarafaggio kafkiano è un porco di mare dalle fattezze umane, mentre il viaggio omerico parte e si conclude, nei primi anni del Novecento, nella sonnolenta cittadina greca di Preveza, un borgo di pescatori affacciato sulle rive del mar Ionio. Avventura, surrealismo e puntualissime citazioni letterarie, uno stile elegante, sospeso tra letteratura dell’assurdo, psicanalisi e fantasia rendono Porco di mare un’opera assolutamente originale. L’arma dell’ironia, presente in tutta l’opera, consente all’autore di sdrammatizzare le situazioni più angoscianti, rendendo gradevole e appassionante il libro. La storia, costruita con esemplare abilità, si risolve in un doppio e imprevedibile finale.

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    Nel gergo poliziesco, un culocaldo è un sospettato di terrorismo. Victor Gell, sbirro di periferia in un sonnecchioso distretto di Londra, un giorno trova nel suo ufficio il detective Oliver Outeberry, dei Servizi dell’Antiterrorismo. È lì per un’indagine su due nuovi culicaldi venuti fuori dal nulla, i fratelli Akram, due ragazzi pakistani del suo distretto. Immigrati di seconda generazione, sradicati, idealisti, e, apparentemente, con qualche grillo di troppo per la testa. L’indagine sui fratelli Akram porterà i due agenti dentro le rivoluzioni solitarie dei suburbi multietnici della grande metropoli, tra musicisti da garage, piccoli spacciatori, e fan di Guerre stellari, tutti legati da una voglia preoccupante di fede e di martirio.

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    Sbirri e culicaldi di: Stefano Talone  16,00

    Nel gergo poliziesco, un culocaldo è un sospettato di terrorismo. Victor Gell, sbirro di periferia in un sonnecchioso distretto di Londra, un giorno trova nel suo ufficio il detective Oliver Outeberry, dei Servizi dell’Antiterrorismo. È lì per un’indagine su due nuovi culicaldi venuti fuori dal nulla, i fratelli Akram, due ragazzi pakistani del suo distretto. Immigrati di seconda generazione, sradicati, idealisti, e, apparentemente, con qualche grillo di troppo per la testa. L’indagine sui fratelli Akram porterà i due agenti dentro le rivoluzioni solitarie dei suburbi multietnici della grande metropoli, tra musicisti da garage, piccoli spacciatori, e fan di Guerre stellari, tutti legati da una voglia preoccupante di fede e di martirio.

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    Per queste Scissure ci si aggira attoniti, sconcertati dal profilo inedito con cui le cose si presentano agli occhi, con l’evidenza e il fascino di una prima scoperta, come se contemplate nel primo giorno della creazione. Una caleidoscopica fuga di mirabili evocazioni. Dopo qualche passo lungo le pagine, ci si avvede che non s’incontreranno ‘storie’, ma che la Storia è un tessuto di bagliori e di enigmi, di semplici occorrenze di quotidiano, che a schegge ci entrano di volo negli occhi e nel cuore. E il lettore ha il compito (non facile, e però accattivante) di ricondurre il tutto a comprensione – esattamente come è chiamato a fare, giorno per giorno, con la sua stessa vita.

    Dopo sette anni di attesa, il nuovo libro di Luigi Manzi, uno dei maggiori poeti del nostro tempo.

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    Scissure di: Luigi Manzi  15,00

    Per queste Scissure ci si aggira attoniti, sconcertati dal profilo inedito con cui le cose si presentano agli occhi, con l’evidenza e il fascino di una prima scoperta, come se contemplate nel primo giorno della creazione. Una caleidoscopica fuga di mirabili evocazioni. Dopo qualche passo lungo le pagine, ci si avvede che non s’incontreranno ‘storie’, ma che la Storia è un tessuto di bagliori e di enigmi, di semplici occorrenze di quotidiano, che a schegge ci entrano di volo negli occhi e nel cuore. E il lettore ha il compito (non facile, e però accattivante) di ricondurre il tutto a comprensione – esattamente come è chiamato a fare, giorno per giorno, con la sua stessa vita.

    Dopo sette anni di attesa, il nuovo libro di Luigi Manzi, uno dei maggiori poeti del nostro tempo.

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    Un uomo sulla mezza età non sopporta più il rumore. Questo mondo chiassoso e aggressivo, così diverso dal futuro che immaginava da ragazzo, ormai lo opprime. Decide di mollare tutto, lascia Roma e si rifugia su una minuscola isola della laguna di Venezia. Ma quando pensa di aver trovato il suo nascondiglio, una macabra scoperta lo obbliga a ripercorrere il viaggio a ritroso. Con ritmo, suspense e uno sguardo impietoso sulla società di oggi, Silenzio racconta come sia impossibile nascondersi da una vita che, in un modo o nell’altro, presenta sempre il conto.

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    Silenzio di: Patrizio Nissirio  16,00

    Un uomo sulla mezza età non sopporta più il rumore. Questo mondo chiassoso e aggressivo, così diverso dal futuro che immaginava da ragazzo, ormai lo opprime. Decide di mollare tutto, lascia Roma e si rifugia su una minuscola isola della laguna di Venezia. Ma quando pensa di aver trovato il suo nascondiglio, una macabra scoperta lo obbliga a ripercorrere il viaggio a ritroso. Con ritmo, suspense e uno sguardo impietoso sulla società di oggi, Silenzio racconta come sia impossibile nascondersi da una vita che, in un modo o nell’altro, presenta sempre il conto.

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    Il T.S.O. è una procedura di isolamento forzato necessaria per tutelare la sicurezza pubblica dagli sbandati. I piantagrane cui è rivolta sono figli di padri padroni che tanti anni fa si sono innamorati di una stronza, e così sono finiti a lavorare in un negozio di musica neomelodica; perciò quando la sera piove e camminano sui marciapiedi, le auto, invece di rallentare, spingono sull’acceleratore in prossimità delle pozzanghere. Se vogliono combinare qualcosa nella vita possono sfasciarsi di alcol o farsi sparare dalla camorra. Altrimenti c’è il T.S.O.: buttati fuori da casa loro, stretti all’angolo, la notte si riparano dal freddo avvolgendosi nelle pagine del romanzo che stanno scrivendo, sperando che nessuno gli dia fuoco prima che sia finito.

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    T.S.O. di: Roberto Addeo  16,00

    Il T.S.O. è una procedura di isolamento forzato necessaria per tutelare la sicurezza pubblica dagli sbandati. I piantagrane cui è rivolta sono figli di padri padroni che tanti anni fa si sono innamorati di una stronza, e così sono finiti a lavorare in un negozio di musica neomelodica; perciò quando la sera piove e camminano sui marciapiedi, le auto, invece di rallentare, spingono sull’acceleratore in prossimità delle pozzanghere. Se vogliono combinare qualcosa nella vita possono sfasciarsi di alcol o farsi sparare dalla camorra. Altrimenti c’è il T.S.O.: buttati fuori da casa loro, stretti all’angolo, la notte si riparano dal freddo avvolgendosi nelle pagine del romanzo che stanno scrivendo, sperando che nessuno gli dia fuoco prima che sia finito.

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    Inserito nella raccolta Mirgorod, il racconto Taras Bul’ba viene pubblicato per la prima volta nel 1835. Ambientato nell’Ucraina del secolo XVII assediata dai polacchi e devastata dalle scorribande di tartari e cosacchi, il racconto narra le vicende di Taras Bul’ba, valoroso condottiero di una comunità cosacca. Accanito difensore della causa cosacca, che mira a liberare la patria dagli oppressori polacchi, si aspetta lo stesso ardore dai suoi figli Ostap e Andrii, di ritorno dall’Accademia di Kiev e in procinto di entrare a far parte della Siec, confraternita polacca di stampo militare dove bisogna distinguersi per forza e abilità nell’utilizzo delle armi. Con al fianco i due figli, di indole profonda- mente diversa l’uno dall’altro, Bul’ba si appresta a compiere coraggiose imprese insieme alla comunità cosacca, dando il via a una storia tragica e cruenta, alternata a passaggi ilari e leggeri, che ricostruisce perfetta- mente il folklore e le atmosfere di quel periodo storico.

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    Taras Bul’ba di: Nikolaj Vasil’evič Gogol’  12,00  10,00

    Inserito nella raccolta Mirgorod, il racconto Taras Bul’ba viene pubblicato per la prima volta nel 1835. Ambientato nell’Ucraina del secolo XVII assediata dai polacchi e devastata dalle scorribande di tartari e cosacchi, il racconto narra le vicende di Taras Bul’ba, valoroso condottiero di una comunità cosacca. Accanito difensore della causa cosacca, che mira a liberare la patria dagli oppressori polacchi, si aspetta lo stesso ardore dai suoi figli Ostap e Andrii, di ritorno dall’Accademia di Kiev e in procinto di entrare a far parte della Siec, confraternita polacca di stampo militare dove bisogna distinguersi per forza e abilità nell’utilizzo delle armi. Con al fianco i due figli, di indole profonda- mente diversa l’uno dall’altro, Bul’ba si appresta a compiere coraggiose imprese insieme alla comunità cosacca, dando il via a una storia tragica e cruenta, alternata a passaggi ilari e leggeri, che ricostruisce perfetta- mente il folklore e le atmosfere di quel periodo storico.

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    Il nuovo libro di Otello Marcacci

    I tempi supplementari sono tempi di grazia, nel calcio come nella vita. Quando la superiorità dell’avversario è schiacciante si cerca di coprire la porta fino al fischio finale, e, nel frattempo, si spera: si spera di limitare la sconfitta facendo almeno un goal, si spera che un pallone cada in avanti, quanto basta da far partire l’improbabile contropiede di un mediano; si spera di resistere fino alla fine. E allora si va ai supplementari. Giacomo e i suoi amici vanno tutte le estati al mare in colonia, con le suore, nella pineta di Marina di Grosseto. Quando raccolgono la sfida dei ragazzi di un’altra colonia, inizierà una partita di calcio che durerà per cinquant’anni.

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    Valutato 5.00 su 5
    Tempi supplementari di: Otello Marcacci  16,00

    Il nuovo libro di Otello Marcacci

    I tempi supplementari sono tempi di grazia, nel calcio come nella vita. Quando la superiorità dell’avversario è schiacciante si cerca di coprire la porta fino al fischio finale, e, nel frattempo, si spera: si spera di limitare la sconfitta facendo almeno un goal, si spera che un pallone cada in avanti, quanto basta da far partire l’improbabile contropiede di un mediano; si spera di resistere fino alla fine. E allora si va ai supplementari. Giacomo e i suoi amici vanno tutte le estati al mare in colonia, con le suore, nella pineta di Marina di Grosseto. Quando raccolgono la sfida dei ragazzi di un’altra colonia, inizierà una partita di calcio che durerà per cinquant’anni.

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