Narrativa (123)

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    Quindici racconti scritti con intelligenza e ironia, la cui cifra comune – un filo rosso che unisce tutte le storie, solo apparentemente distanti – è la rappresentazione di relazioni umane: uomini e donne che hanno vissuto o vivono insieme; genitori e figli; amici; semplici conoscenti. Un incidente che costringe a cambiare il percorso predefinito o un ricordo che, a forza di analizzarlo dentro di sé, porta a dare un diverso senso alla vita passata o al proprio futuro, sono soltanto due delle tante istantanee che fotografano il vivere quotidiano e la sua capacità di cambiare tutto quanto, nel momento in cui meno te l’aspetti.

    «Ho avuto il privilegio di leggere e presentare al pubblico di Prato la raccolta di racconti A parte i colori della scrittrice romana Palmira De Angelis: un testo limpido, affascinante, scritto con sapienza e ispirazione autentica. Si tratta di storie dei nostri giorni, in cui il mistero del tempo si dipana attraverso la vita di personaggi, tutti appassionanti e veri, che rappresentano i molteplici colori della nostra esistenza. È un testo da non perdere, dove la lettura viene condotta ad un’attenzione sempre nuova, avvincente, da una scrittrice che onora la lingua italiana».

    Giovanni Nuti

    Il libro è vincitore della Targa Città di Cattolica al Pegasus Literary Awards 2019.

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    A parte i colori di: Palmira De Angelis  15,00

    Quindici racconti scritti con intelligenza e ironia, la cui cifra comune – un filo rosso che unisce tutte le storie, solo apparentemente distanti – è la rappresentazione di relazioni umane: uomini e donne che hanno vissuto o vivono insieme; genitori e figli; amici; semplici conoscenti. Un incidente che costringe a cambiare il percorso predefinito o un ricordo che, a forza di analizzarlo dentro di sé, porta a dare un diverso senso alla vita passata o al proprio futuro, sono soltanto due delle tante istantanee che fotografano il vivere quotidiano e la sua capacità di cambiare tutto quanto, nel momento in cui meno te l’aspetti.

    «Ho avuto il privilegio di leggere e presentare al pubblico di Prato la raccolta di racconti A parte i colori della scrittrice romana Palmira De Angelis: un testo limpido, affascinante, scritto con sapienza e ispirazione autentica. Si tratta di storie dei nostri giorni, in cui il mistero del tempo si dipana attraverso la vita di personaggi, tutti appassionanti e veri, che rappresentano i molteplici colori della nostra esistenza. È un testo da non perdere, dove la lettura viene condotta ad un’attenzione sempre nuova, avvincente, da una scrittrice che onora la lingua italiana».

    Giovanni Nuti

    Il libro è vincitore della Targa Città di Cattolica al Pegasus Literary Awards 2019.

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    Nora, fin da giovane, aveva optato per la solitudine in nome dell’indipendenza. Se questa scelta non aveva mai pesato troppo per lei, dopo la morte della sua amata madre la protagonista si trova ad affrontare un dolore troppo grande per chi non ha nessuno a cui aggrapparsi. Prima di morire, la donna le aveva lasciato un raccoglitore nel quale aveva racchiuso le pagine della sua vita, quella che aveva sempre tenuto nascosta alla sua famiglia. Immergendosi nel suo passato del tutto inaspettato, Nora dà sfogo a tutta l’emotività che aveva finora represso, abbattendo la barriera che da sempre la separava dagli altri individui. In questo modo Marco, con la sua dolcezza e la sua sensibilità, riuscirà a farsi largo nella sua vita e a darle il giusto sostegno nella scoperta di una verità che va oltre le vicende private di una donna che ha voluto liberarsi dal peso dei suoi segreti.

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    Album di famiglia di: Maria Capasso  15,00

    Nora, fin da giovane, aveva optato per la solitudine in nome dell’indipendenza. Se questa scelta non aveva mai pesato troppo per lei, dopo la morte della sua amata madre la protagonista si trova ad affrontare un dolore troppo grande per chi non ha nessuno a cui aggrapparsi. Prima di morire, la donna le aveva lasciato un raccoglitore nel quale aveva racchiuso le pagine della sua vita, quella che aveva sempre tenuto nascosta alla sua famiglia. Immergendosi nel suo passato del tutto inaspettato, Nora dà sfogo a tutta l’emotività che aveva finora represso, abbattendo la barriera che da sempre la separava dagli altri individui. In questo modo Marco, con la sua dolcezza e la sua sensibilità, riuscirà a farsi largo nella sua vita e a darle il giusto sostegno nella scoperta di una verità che va oltre le vicende private di una donna che ha voluto liberarsi dal peso dei suoi segreti.

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    Marvin è vedovo di una moglie che lo aspetta a casa; Ernesto ha perso un braccio in Africa, dove si trovava per cercare tracce del fratello scomparso; Albert Pike è un assassino spietato; Pashka è cresciuto in Kosovo, sopravvivendo miracolosamente alla guerra; Albi, all’età di quindici anni, ha assistito al brutale pestaggio nel quale il padre ha perso la vita. Questi uomini e queste storie convivono tutti nella persona di Albert Longo, affetto da disturbo dissociativo della personalità. Il protagonista viene selezionato da Maschione, dell’organo governativo segreto Alters, per essere inserito nell’omonimo programma di cui si occupa, che consiste nel liberare nella società soggetti instabili e pericolosi, valorizzando poi l’azione governativa volta a risolvere il problema. Pashka, la personalità predominante di Albert Longo, racconterà il resoconto dettagliato di questa esperienza in un estenuante interrogatorio, nel quale si mostrerà convinto di aver seguito Albert in qualità di agente governativo segreto.

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    Alters di: Alejandro Carlo J. Corbo  12,00

    Marvin è vedovo di una moglie che lo aspetta a casa; Ernesto ha perso un braccio in Africa, dove si trovava per cercare tracce del fratello scomparso; Albert Pike è un assassino spietato; Pashka è cresciuto in Kosovo, sopravvivendo miracolosamente alla guerra; Albi, all’età di quindici anni, ha assistito al brutale pestaggio nel quale il padre ha perso la vita. Questi uomini e queste storie convivono tutti nella persona di Albert Longo, affetto da disturbo dissociativo della personalità. Il protagonista viene selezionato da Maschione, dell’organo governativo segreto Alters, per essere inserito nell’omonimo programma di cui si occupa, che consiste nel liberare nella società soggetti instabili e pericolosi, valorizzando poi l’azione governativa volta a risolvere il problema. Pashka, la personalità predominante di Albert Longo, racconterà il resoconto dettagliato di questa esperienza in un estenuante interrogatorio, nel quale si mostrerà convinto di aver seguito Albert in qualità di agente governativo segreto.

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    Una raccolta di racconti presuppone l’esistenza di un lo conduttore, un pensiero organizzativo sotteso che ricompone la trama invisibile di un’esperienza unitaria per il lettore. In questo caso è la struttura dell’opera che fornisce l’impalcatura di dialogo tra autori e lettore, che incorpora sentimenti umani universali, tradotti in storie con stili diversi.

    Anatomè nasce dal considerare il corpo come la mappa di un discorso, di una narrazione simbolicamente tracciata “parte per parte”. Ogni parte del corpo è la chiave di lettura del racconto, il magma alchemico che lo rappresenta, il suo luogo ideale di realizzazione, ovvero un non luogo dove la finzione ore palco e teatro alla realtà. Antonin Artaud ha detto «Il corpo umano è un campo di battaglia al quale è bene ritornare», e su quel campo-palco recitano la morte, l’amore, la pazzia, la memoria, solo per citare alcuni dei temi presenti nella raccolta. Come il chirurgo esperto o “celeste” – direbbe Stevenson – conosce l’anatomia del corpo, chi percorre in solitudine la strada della scrittura tenta una dissezione minuziosa di accadimenti e vissuti, no a mettere sotto la lente di ingrandimento l’indicibile, o la trasfigurazione del presente, a volte il tedium vitae, la solitudine, il distacco dal quotidiano percepito come troppo opprimente per essere vissuto, la malattia, la stanchezza provata nelle relazioni affettive, l’incomunicabilità. Il dolore attraversa il corpo, trova casa in zone drammaticamente feconde, si insinua tra le viscere o aggredisce il cuore, ossessiona o ammala la mente, rende deboli gli arti. Non vengono offerte soluzioni, il corpo resta, davanti agli occhi di chi legge, disseccato, parcellizzato o ricomposto, ma essenziale, incredibilmente e dolcemente ripiegato su se stesso, come nel disegno di Nicola Samorì in copertina.

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    Anatomè di: AA. VV.  15,00

    Una raccolta di racconti presuppone l’esistenza di un lo conduttore, un pensiero organizzativo sotteso che ricompone la trama invisibile di un’esperienza unitaria per il lettore. In questo caso è la struttura dell’opera che fornisce l’impalcatura di dialogo tra autori e lettore, che incorpora sentimenti umani universali, tradotti in storie con stili diversi.

    Anatomè nasce dal considerare il corpo come la mappa di un discorso, di una narrazione simbolicamente tracciata “parte per parte”. Ogni parte del corpo è la chiave di lettura del racconto, il magma alchemico che lo rappresenta, il suo luogo ideale di realizzazione, ovvero un non luogo dove la finzione ore palco e teatro alla realtà. Antonin Artaud ha detto «Il corpo umano è un campo di battaglia al quale è bene ritornare», e su quel campo-palco recitano la morte, l’amore, la pazzia, la memoria, solo per citare alcuni dei temi presenti nella raccolta. Come il chirurgo esperto o “celeste” – direbbe Stevenson – conosce l’anatomia del corpo, chi percorre in solitudine la strada della scrittura tenta una dissezione minuziosa di accadimenti e vissuti, no a mettere sotto la lente di ingrandimento l’indicibile, o la trasfigurazione del presente, a volte il tedium vitae, la solitudine, il distacco dal quotidiano percepito come troppo opprimente per essere vissuto, la malattia, la stanchezza provata nelle relazioni affettive, l’incomunicabilità. Il dolore attraversa il corpo, trova casa in zone drammaticamente feconde, si insinua tra le viscere o aggredisce il cuore, ossessiona o ammala la mente, rende deboli gli arti. Non vengono offerte soluzioni, il corpo resta, davanti agli occhi di chi legge, disseccato, parcellizzato o ricomposto, ma essenziale, incredibilmente e dolcemente ripiegato su se stesso, come nel disegno di Nicola Samorì in copertina.

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    Anni ’70, entroterra genovese. Nardo, cresciuto in una famiglia strenuamente fedele all’ideale comunista, compie, nella convinzione di dover apportare un cambiamento nella storia del Paese, un attentato nella fabbrica in cui lavora. Nell’esplosione perdono la vita sei operai, tra i quali Giacomo, suo amico e rivale in amore. Da allora, il senso di colpa continua incessantemente a tormentarlo, influendo anche sul suo matrimonio con Elisa, la donna che è riuscito a sposare dopo la morte della giovane vittima della bomba. Le conseguenze della deriva politica di lui e di quella morale di lei, insoddisfatta della sua vita coniugale, arrivano a coinvolgere l’intera stabilità sociale del paesino ligure e importanti personaggi politici, fino ad arrivare all’inaspettata svolta finale. Dotati di una saggezza eterea, gli Angeli incaricati di custodire i protagonisti durante il loro percorso terreno commentano gli avvenimenti dei loro protetti, intraprendendo un dialogo profondo e filosofico su quel che smuove gli animi degli uomini, persi nella loro solitudine all’interno di dinamiche che non possono comprendere, e costanti nella ricerca di una felicità che tentano di raggiungere nei modi più sbagliati.

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    Angelo rosso di: Raffaele Ciminelli  15,00

    Anni ’70, entroterra genovese. Nardo, cresciuto in una famiglia strenuamente fedele all’ideale comunista, compie, nella convinzione di dover apportare un cambiamento nella storia del Paese, un attentato nella fabbrica in cui lavora. Nell’esplosione perdono la vita sei operai, tra i quali Giacomo, suo amico e rivale in amore. Da allora, il senso di colpa continua incessantemente a tormentarlo, influendo anche sul suo matrimonio con Elisa, la donna che è riuscito a sposare dopo la morte della giovane vittima della bomba. Le conseguenze della deriva politica di lui e di quella morale di lei, insoddisfatta della sua vita coniugale, arrivano a coinvolgere l’intera stabilità sociale del paesino ligure e importanti personaggi politici, fino ad arrivare all’inaspettata svolta finale. Dotati di una saggezza eterea, gli Angeli incaricati di custodire i protagonisti durante il loro percorso terreno commentano gli avvenimenti dei loro protetti, intraprendendo un dialogo profondo e filosofico su quel che smuove gli animi degli uomini, persi nella loro solitudine all’interno di dinamiche che non possono comprendere, e costanti nella ricerca di una felicità che tentano di raggiungere nei modi più sbagliati.

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    Dodici racconti che ruotano sulla fugacità di certi attimi, sul ruolo del tempo e dei ricordi. L’autrice si interroga sull’effettiva esistenza della realtà e sulle possibilità che si aprono quando ci si ritrova a perdersi in se stessi. Situazioni e storie di vita più o meno quotidiana viste da un’angolazione tutta interiore, un percorso intenso e variegato per cercare di dare un significato più intimo e profondo al presente e alle scelte che compiamo. Fino ad arrivare all’ultimo racconto, il più singolare e complesso di tutti: “Aria di vetro”. Un futuro distopico, carico di simbologie e riferimenti filosofici. Una misteriosa corsa contro il tempo alla ricerca della realtà stessa, di una verità più intrinseca. Solo raggiunta questa consapevolezza saremo liberi di andarcene zitti, tra gli uomini che non si voltano, con il nostro segreto.

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    Aria di vetro di: Elisa Della Scala  12,00

    Dodici racconti che ruotano sulla fugacità di certi attimi, sul ruolo del tempo e dei ricordi. L’autrice si interroga sull’effettiva esistenza della realtà e sulle possibilità che si aprono quando ci si ritrova a perdersi in se stessi. Situazioni e storie di vita più o meno quotidiana viste da un’angolazione tutta interiore, un percorso intenso e variegato per cercare di dare un significato più intimo e profondo al presente e alle scelte che compiamo. Fino ad arrivare all’ultimo racconto, il più singolare e complesso di tutti: “Aria di vetro”. Un futuro distopico, carico di simbologie e riferimenti filosofici. Una misteriosa corsa contro il tempo alla ricerca della realtà stessa, di una verità più intrinseca. Solo raggiunta questa consapevolezza saremo liberi di andarcene zitti, tra gli uomini che non si voltano, con il nostro segreto.

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    Nel deserto siriano, Maïouf osserva la morte di sua madre, una donna ripudiata e abbandonata dal potente marito. Sebbene le tribù beduine abbiano interrotto i loro viaggi secolari attraverso le dune – trasformando le loro vite da nomadi a sedentarie – la nonna, a cui il ragazzo viene affidato, vuole che il giovane continui la tradizione come pastore. Non è il futuro che Maïouf immagina per se stesso: preferisce intrufolarsi nella scuola dalle pareti bianche, quella dove vanno gli altri bambini. Questo libro è la storia di un riscatto. La storia di un Badawi, un uomo del deserto, diviso tra l’esistenza impostagli e quella che vorrebbe vivere, che lascia che la Francia realizzi il suo sogno: diventare qualcuno, qualcun altro. Il passato non si può però cancellare e neanche un vecchio amore può bastare a salvarlo dalle sue contraddizioni. Con una scrittura sincera e nutrita dalla sua stessa storia, Mohed Altrad racconta il deserto e le ferite dell’esilio con gli occhi di chi ha saputo “camminare” da un piccolo villaggio alla città di al-Raqqa, dalle aule universitarie di Montpellier ai campi petroliferi di Abu Dhabi.

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    Badawi di: Mohed Altrad  15,00

    Nel deserto siriano, Maïouf osserva la morte di sua madre, una donna ripudiata e abbandonata dal potente marito. Sebbene le tribù beduine abbiano interrotto i loro viaggi secolari attraverso le dune – trasformando le loro vite da nomadi a sedentarie – la nonna, a cui il ragazzo viene affidato, vuole che il giovane continui la tradizione come pastore. Non è il futuro che Maïouf immagina per se stesso: preferisce intrufolarsi nella scuola dalle pareti bianche, quella dove vanno gli altri bambini. Questo libro è la storia di un riscatto. La storia di un Badawi, un uomo del deserto, diviso tra l’esistenza impostagli e quella che vorrebbe vivere, che lascia che la Francia realizzi il suo sogno: diventare qualcuno, qualcun altro. Il passato non si può però cancellare e neanche un vecchio amore può bastare a salvarlo dalle sue contraddizioni. Con una scrittura sincera e nutrita dalla sua stessa storia, Mohed Altrad racconta il deserto e le ferite dell’esilio con gli occhi di chi ha saputo “camminare” da un piccolo villaggio alla città di al-Raqqa, dalle aule universitarie di Montpellier ai campi petroliferi di Abu Dhabi.

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    Il 3 gennaio 1936 il cargo Diletta Mauro lascia il porto di Genova per l’Africa Orientale. Poche ore prima dell’inizio del viaggio uno dei suoi fuochisti è trovato morto in mare, per quello che le autorità giudicano essere stato un incidente. Sarà grazie a un corrispondente di guerra del «Secolo XIX» e al primo ufficiale di macchina che si farà luce sull’accaduto. Contrabbando, ambienti promiscui, silenzi dei superiori, intimidazioni, aggressioni, disegnano – tra uno scalo e l’altro – questa “storiaccia” di mare. E poi, sullo sfondo, l’Africa; una navigazione difficile da affrontare; la vita di bordo; il conflitto che insanguina la terraferma; una bella somala che solletica gli appetiti dei marinai, usi a considerare le africane al loro servizio; un pacco di lettere compromettenti. Solo il mare aperto del ritorno, dove non giunge più la luce del faro di Port Said, accoglierà nel profondo dei suoi abissi dubbi, incubi, voci, che hanno attanagliato per due mesi la Diletta Mauro.

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    Bandiera a bruno per la Diletta Mauro di: Gianfranco Vanagolli  16,00

    Il 3 gennaio 1936 il cargo Diletta Mauro lascia il porto di Genova per l’Africa Orientale. Poche ore prima dell’inizio del viaggio uno dei suoi fuochisti è trovato morto in mare, per quello che le autorità giudicano essere stato un incidente. Sarà grazie a un corrispondente di guerra del «Secolo XIX» e al primo ufficiale di macchina che si farà luce sull’accaduto. Contrabbando, ambienti promiscui, silenzi dei superiori, intimidazioni, aggressioni, disegnano – tra uno scalo e l’altro – questa “storiaccia” di mare. E poi, sullo sfondo, l’Africa; una navigazione difficile da affrontare; la vita di bordo; il conflitto che insanguina la terraferma; una bella somala che solletica gli appetiti dei marinai, usi a considerare le africane al loro servizio; un pacco di lettere compromettenti. Solo il mare aperto del ritorno, dove non giunge più la luce del faro di Port Said, accoglierà nel profondo dei suoi abissi dubbi, incubi, voci, che hanno attanagliato per due mesi la Diletta Mauro.

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