Echos (62)

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    Nell’autunno-inverno del 1943 la Valsusa fu segnata da una serie di sabotaggi, alcuni tentati, altri portati a segno, dai partigiani nei confronti della linea ferroviaria Torino-Lyon che i nazisti usavano per spostare uomini e mezzi tra la Francia e l’Italia. Il treno che va in Francia se ne fa testimone, raccogliendo, sotto la forma di interviste immaginate, le voci di alcuni dei coraggiosi sabotatori: Carlo Carli, Paolo Gobetti, Walter Fontan, Ugo Berga, don Francesco Foglia, Segio Bellone, Vittorio Blandino, Teresio Bianco Dolino, don Luigi Pautasso, Ettore Marchesini e il misterioso sabotatore della galleria del Frejus del 10 settembre 1943. Le loro storie si mescolanono a intrecciarsi, lasciando intravedere il volto di quella che fu la Resistenza in Valsusa.

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    Il treno che va in Francia di: Roberto Gastaldo  14,00

    Nell’autunno-inverno del 1943 la Valsusa fu segnata da una serie di sabotaggi, alcuni tentati, altri portati a segno, dai partigiani nei confronti della linea ferroviaria Torino-Lyon che i nazisti usavano per spostare uomini e mezzi tra la Francia e l’Italia. Il treno che va in Francia se ne fa testimone, raccogliendo, sotto la forma di interviste immaginate, le voci di alcuni dei coraggiosi sabotatori: Carlo Carli, Paolo Gobetti, Walter Fontan, Ugo Berga, don Francesco Foglia, Segio Bellone, Vittorio Blandino, Teresio Bianco Dolino, don Luigi Pautasso, Ettore Marchesini e il misterioso sabotatore della galleria del Frejus del 10 settembre 1943. Le loro storie si mescolanono a intrecciarsi, lasciando intravedere il volto di quella che fu la Resistenza in Valsusa.

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    Angelo Moral è un antropologo alla ricerca di suo padre, creduto a lungo morto. La sua irruzione, improvvisa e casuale, nella realtà apparentemente immutabile di due paesini della provincia toscana si innesta nella vicenda di una setta che predica l’eternità sulla Terra sfruttando debolezze e fragilità dell’animo umano. In un gioco di scambi e di specchi, La mala eternità racconta come una minuscola casella di un passato dimenticato, forse per convenienza o paura, spostata avanti nel tempo, scateni il disordine e l’imprevedibile, portando in superficie, dal profondo, la parte più oscura di ognuno.

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    La mala eternità di: Daniela Frascati  16,00

    Angelo Moral è un antropologo alla ricerca di suo padre, creduto a lungo morto. La sua irruzione, improvvisa e casuale, nella realtà apparentemente immutabile di due paesini della provincia toscana si innesta nella vicenda di una setta che predica l’eternità sulla Terra sfruttando debolezze e fragilità dell’animo umano. In un gioco di scambi e di specchi, La mala eternità racconta come una minuscola casella di un passato dimenticato, forse per convenienza o paura, spostata avanti nel tempo, scateni il disordine e l’imprevedibile, portando in superficie, dal profondo, la parte più oscura di ognuno.

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    Settembre 1943: Roma si arrende all’esercito di Hitler e il tenente Giaime Pintor – giovane e brillante letterato, poeta e traduttore, collaboratore della neonata casa editrice Einaudi – decide di impegnarsi a fondo nella guerra di liberazione. Raggiunti a Brindisi il re e il maresciallo Badoglio, e deluso dal loro immobilismo, si porta a Napoli, appena riconquistata dagli Alleati affiancati dalla popolazione, per contribuire alla formazione di un corpo di volontari italiani. Il fallimento di questo progetto non lo ferma, e Pintor accetta la proposta degli inglesi di fargli riattraversare le linee insieme ad alcuni compagni per stabilire un collegamento con i primi gruppi partigiani. Il tragico epilogo della missione conclude la vicenda esemplare di un intellettuale che, unendo in sé pensiero e azione, talento poetico e rigore morale, sacrifica la propria vita per il riscatto dell’Italia in uno dei momenti più bui della sua storia.

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    La mina tedesca. Il vero romanzo di Giaime Pintor di: Carlo Ferrucci  16,00

    Settembre 1943: Roma si arrende all’esercito di Hitler e il tenente Giaime Pintor – giovane e brillante letterato, poeta e traduttore, collaboratore della neonata casa editrice Einaudi – decide di impegnarsi a fondo nella guerra di liberazione. Raggiunti a Brindisi il re e il maresciallo Badoglio, e deluso dal loro immobilismo, si porta a Napoli, appena riconquistata dagli Alleati affiancati dalla popolazione, per contribuire alla formazione di un corpo di volontari italiani. Il fallimento di questo progetto non lo ferma, e Pintor accetta la proposta degli inglesi di fargli riattraversare le linee insieme ad alcuni compagni per stabilire un collegamento con i primi gruppi partigiani. Il tragico epilogo della missione conclude la vicenda esemplare di un intellettuale che, unendo in sé pensiero e azione, talento poetico e rigore morale, sacrifica la propria vita per il riscatto dell’Italia in uno dei momenti più bui della sua storia.

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    Un fotografo e un vagabondo si incontrano, per le strade di Cracovia. Entrambi stanno svanendo: c’è chi si sente già svanito da un pezzo e chi l’ha appena scoperto. Perché è questo il destino di chi sta perdendo cose nella vita, di chi sta perdendo il senso e, insieme, il tempo: si svanisce. E, mentre il fotografo e il vagabondo scoprono di essere i riflessi della stessa immagine, insieme, ne ridono. Ridono di se stessi, come due che non hanno perduto una macchina fotografica, o il lavoro o l’amore e che non stanno perdendo un mucchio d’altre cose

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    La pioggia a Cracovia di: Simone Consorti  12,00

    Un fotografo e un vagabondo si incontrano, per le strade di Cracovia. Entrambi stanno svanendo: c’è chi si sente già svanito da un pezzo e chi l’ha appena scoperto. Perché è questo il destino di chi sta perdendo cose nella vita, di chi sta perdendo il senso e, insieme, il tempo: si svanisce. E, mentre il fotografo e il vagabondo scoprono di essere i riflessi della stessa immagine, insieme, ne ridono. Ridono di se stessi, come due che non hanno perduto una macchina fotografica, o il lavoro o l’amore e che non stanno perdendo un mucchio d’altre cose

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    Alessandro Corti ha poco più di trent’anni e lavora come psicologo in uno studio privato a Imperia. In un pomeriggio di agosto, mentre il sole cocente riscalda la Riviera, apprende dalla radio che una misteriosa epidemia ha colpito la Liguria. Decide di spingersi verso l’entroterra, prima che si scateni l’annunciata catastrofe. Alessandro vede i morti resuscitare e un’intera provincia cadere vittima di una vera e propria apocalisse. I pochi rimasti in vita sono costretti a lottare per la sopravvivenza e cedere ai peggiori istinti di potere e sopraffazione. L’uomo trova rifugio in un paesino di pochi abitanti, Conio, nel quale sperimenta il calore di una comunità autentica, che prova a tenere vivi i valori di un tempo.

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    La riviera dei morti viventi di: Marco Vagnozzi  16,00

    Alessandro Corti ha poco più di trent’anni e lavora come psicologo in uno studio privato a Imperia. In un pomeriggio di agosto, mentre il sole cocente riscalda la Riviera, apprende dalla radio che una misteriosa epidemia ha colpito la Liguria. Decide di spingersi verso l’entroterra, prima che si scateni l’annunciata catastrofe. Alessandro vede i morti resuscitare e un’intera provincia cadere vittima di una vera e propria apocalisse. I pochi rimasti in vita sono costretti a lottare per la sopravvivenza e cedere ai peggiori istinti di potere e sopraffazione. L’uomo trova rifugio in un paesino di pochi abitanti, Conio, nel quale sperimenta il calore di una comunità autentica, che prova a tenere vivi i valori di un tempo.

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    La Salamandra è Marisol Starčević, così soprannominata per via della malattia da cui è affetta fin dalla prima infanzia, che le rende la pelle fragile come le ali di una farfalla ed esposta a segnarsi a ogni più lieve tocco. Ma anche il profilo genetico di Marisol è “a chiazze”, essendo figlia di un militare serbo e di una cubana, che ha trasmesso nel sangue di Marisol il suo amore per il mare e per la Santeria. La scena è la fredda e montuosa Srebrenica, luogo, 25 anni fa, del più atroce episodio di guerra della storia d’Europa dopo la fine del Secondo conflitto mondiale. Con il suo sangue meticcio, Marisol diventa il simulacro vivente della resistenza all’abbandono delle logiche identitarie della guerra etnica e fratricida, nel baratro della quale è piombato il Paese. La sua fragilità è il più forte baluardo contro la violenza.

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    La salamandra di: Carmine Sorrentino  16,00  15,20

    La Salamandra è Marisol Starčević, così soprannominata per via della malattia da cui è affetta fin dalla prima infanzia, che le rende la pelle fragile come le ali di una farfalla ed esposta a segnarsi a ogni più lieve tocco. Ma anche il profilo genetico di Marisol è “a chiazze”, essendo figlia di un militare serbo e di una cubana, che ha trasmesso nel sangue di Marisol il suo amore per il mare e per la Santeria. La scena è la fredda e montuosa Srebrenica, luogo, 25 anni fa, del più atroce episodio di guerra della storia d’Europa dopo la fine del Secondo conflitto mondiale. Con il suo sangue meticcio, Marisol diventa il simulacro vivente della resistenza all’abbandono delle logiche identitarie della guerra etnica e fratricida, nel baratro della quale è piombato il Paese. La sua fragilità è il più forte baluardo contro la violenza.

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