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    Scritti nell’arco di quindici anni, i dieci racconti della raccolta, con toni e atmosfere che passano dal gotico all’onirico, dal biblico all’horror, spaziano tra epoche e tematiche diverse. Partendo da Mangiamemoria, favola gotica che dà il nome alla raccolta e narra le vicende dell’omonima figura, simbolo dell’Oblio, si arriva a storie che, in termini allegorici, raccontano i temi dei limiti e potenzialità dell’Arte, dell’indifferenza, dell’estremismo religioso, dell’amicizia e del limbo tra la vita e la non vita. Una raccolta che diventa, per il lettore, una esperienza sensoriale e, per l’autore, un modo per omaggiare autori del calibro di Poe e Lovecraft, numi tutelari di tutta l’opera.

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    Mangiamemoria di: Mirko Bonini  16,00

    Scritti nell’arco di quindici anni, i dieci racconti della raccolta, con toni e atmosfere che passano dal gotico all’onirico, dal biblico all’horror, spaziano tra epoche e tematiche diverse. Partendo da Mangiamemoria, favola gotica che dà il nome alla raccolta e narra le vicende dell’omonima figura, simbolo dell’Oblio, si arriva a storie che, in termini allegorici, raccontano i temi dei limiti e potenzialità dell’Arte, dell’indifferenza, dell’estremismo religioso, dell’amicizia e del limbo tra la vita e la non vita. Una raccolta che diventa, per il lettore, una esperienza sensoriale e, per l’autore, un modo per omaggiare autori del calibro di Poe e Lovecraft, numi tutelari di tutta l’opera.

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    Kin ha ventisei anni e viene da Idro, pianeta della Confederazione Spaziale noto per il suo elevato grado di civiltà e di organizzazione sociale. È appassionata di esobiologia: studia le forme di vita di altri pianeti. Quando, durante un viaggio nello spazio, intercetta la richiesta di aiuto di un’altra viaggiatrice, fa la conoscenza di Marta. Lei è una Mužy ed è in cerca di un pianeta nel quale il suo popolo possa trasferirsi. I Mužy, infatti, sono un popolo bandito dalla Confederazione che, con il proprio attaccamento al denaro e al potere, ha causato la distruzione del proprio mondo, Zemie. Le due si innamorano e vivono insieme appassionanti avventure, condividendo il peso di scelte difficili e dolorose. Quando dopo l’ultima, pericolosa avventura, Marta si trova a dover stabilire definitivamente le sorti del proprio popolo, le due prenderanno una decisione che metterà alla prova, una volta per tutte, la capacità dei popoli di migliorarsi per il proprio ambiente e per la propria specie.

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    Marta e Kin di: Nicola Bennati  10,00

    Kin ha ventisei anni e viene da Idro, pianeta della Confederazione Spaziale noto per il suo elevato grado di civiltà e di organizzazione sociale. È appassionata di esobiologia: studia le forme di vita di altri pianeti. Quando, durante un viaggio nello spazio, intercetta la richiesta di aiuto di un’altra viaggiatrice, fa la conoscenza di Marta. Lei è una Mužy ed è in cerca di un pianeta nel quale il suo popolo possa trasferirsi. I Mužy, infatti, sono un popolo bandito dalla Confederazione che, con il proprio attaccamento al denaro e al potere, ha causato la distruzione del proprio mondo, Zemie. Le due si innamorano e vivono insieme appassionanti avventure, condividendo il peso di scelte difficili e dolorose. Quando dopo l’ultima, pericolosa avventura, Marta si trova a dover stabilire definitivamente le sorti del proprio popolo, le due prenderanno una decisione che metterà alla prova, una volta per tutte, la capacità dei popoli di migliorarsi per il proprio ambiente e per la propria specie.

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    Stati Uniti d’America, primi anni 2000. Miro è un killer professionista che sta per essere giustiziato, sulla sedia elettrica. Nei pochi momenti che gli restano da vivere rivede tutta la sua storia, a partire da un’infanzia segnata indelebilmente dal sangue (omicidio del padre, suicidio della madre). Disagio adolescenziale che diventa fascino per il crimine. Quando Miro ha la possibilità di cambiare direzione verso un altro destino, sceglie di non farlo e diventa invece un sicario. Senza scrupoli né rimorsi. Solo l’incontro con una donna, Debra, poteva mischiare le carte in tavola. Ma ormai è troppo tardi.

    Un romanzo dalle tinte noir che riesce, attraverso un linguaggio ruvido ed essenziale, un ritmo cinematografico e un continuo ricorso a flashback, a farci entrare nella testa del protagonista, nel suo dolore e nella sua incapacità di ribaltare il passato.

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    Mi chiamano Miro di: Dario Di Gioia  12,00

    Stati Uniti d’America, primi anni 2000. Miro è un killer professionista che sta per essere giustiziato, sulla sedia elettrica. Nei pochi momenti che gli restano da vivere rivede tutta la sua storia, a partire da un’infanzia segnata indelebilmente dal sangue (omicidio del padre, suicidio della madre). Disagio adolescenziale che diventa fascino per il crimine. Quando Miro ha la possibilità di cambiare direzione verso un altro destino, sceglie di non farlo e diventa invece un sicario. Senza scrupoli né rimorsi. Solo l’incontro con una donna, Debra, poteva mischiare le carte in tavola. Ma ormai è troppo tardi.

    Un romanzo dalle tinte noir che riesce, attraverso un linguaggio ruvido ed essenziale, un ritmo cinematografico e un continuo ricorso a flashback, a farci entrare nella testa del protagonista, nel suo dolore e nella sua incapacità di ribaltare il passato.

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    Dopo i tre anni di Mantra Yoga, l’incontro con i rosicruciani, il Kundalini Yoga e il Tantra bianco, il protagonista, un quarantatreenne che in passato ha dedicato troppo del suo tempo al lavoro e agli aspetti superficiali della vita, approda nella comunità spirituale di Findhorn, in Scozia. Per due settimane si confronta con nuovi metodi e approcci da parte dei focalizzatori della comunità e con persone sconosciute, tutte con esperienze diverse alle spalle. Analizzando dettagliatamente se stesso, le sue reazioni ai singoli avvenimenti e le sensazioni che prova durante le meditazioni, i giochi di gruppo, i corsi di meditazione dinamica e di danza, il protagonista ci descrive la sua prima settimana di corso, paragonandola anche alle precedenti esperienze in ambito spirituale. In ognuna delle attività che si trova a svolgere, che si tratti del lavoro in cucina, di un ballo tribale, di una gita al fiume, sente se stesso perdersi completamente in uno stato meditativo, che gli comporta sensazioni fisiche forti e inspiegabili, se non in chi intraprende un percorso volto alla ricerca della propria interiorità.

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    Mio amato carceriere di: Marco Sarli  14,00

    Dopo i tre anni di Mantra Yoga, l’incontro con i rosicruciani, il Kundalini Yoga e il Tantra bianco, il protagonista, un quarantatreenne che in passato ha dedicato troppo del suo tempo al lavoro e agli aspetti superficiali della vita, approda nella comunità spirituale di Findhorn, in Scozia. Per due settimane si confronta con nuovi metodi e approcci da parte dei focalizzatori della comunità e con persone sconosciute, tutte con esperienze diverse alle spalle. Analizzando dettagliatamente se stesso, le sue reazioni ai singoli avvenimenti e le sensazioni che prova durante le meditazioni, i giochi di gruppo, i corsi di meditazione dinamica e di danza, il protagonista ci descrive la sua prima settimana di corso, paragonandola anche alle precedenti esperienze in ambito spirituale. In ognuna delle attività che si trova a svolgere, che si tratti del lavoro in cucina, di un ballo tribale, di una gita al fiume, sente se stesso perdersi completamente in uno stato meditativo, che gli comporta sensazioni fisiche forti e inspiegabili, se non in chi intraprende un percorso volto alla ricerca della propria interiorità.

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    Il 28 dicembre 1961, a pochi giorni da Capodanno, a Milano scompare Daniele, un bambino di dieci anni. È un giovedì. Quasi sessant’anni dopo in un campo abbandonato viene ritrovato ciò che resta del suo corpicino. Il commissario Domenico Riggio riapre le indagini: i suoi sospetti cadono su un amico d’infanzia del ragazzino, Valerio Delneri, un professore di Astrofisica con un oscuro passato. Milano è molto cambiata dai tempi della loro infanzia, non è più quella cantata da Gaber e Jannacci e del ragazzo della via Gluck. Rimangono gli antichi peccati d’infanzia di Valerio che riemergono dal passato in ogni angolo di strada, confusi e misteriosi come la nebbia di Milano.

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    Non si uccide di giovedì di: Adriano Monopoli  15,00

    Il 28 dicembre 1961, a pochi giorni da Capodanno, a Milano scompare Daniele, un bambino di dieci anni. È un giovedì. Quasi sessant’anni dopo in un campo abbandonato viene ritrovato ciò che resta del suo corpicino. Il commissario Domenico Riggio riapre le indagini: i suoi sospetti cadono su un amico d’infanzia del ragazzino, Valerio Delneri, un professore di Astrofisica con un oscuro passato. Milano è molto cambiata dai tempi della loro infanzia, non è più quella cantata da Gaber e Jannacci e del ragazzo della via Gluck. Rimangono gli antichi peccati d’infanzia di Valerio che riemergono dal passato in ogni angolo di strada, confusi e misteriosi come la nebbia di Milano.

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    Dieci racconti in forma monologica, dieci diverse voci narranti in cui l’autore, in un flusso di coscienza incessante, riproduce i molteplici affluenti dell’animo umano. Un’indagine aperta, vivida e genuina, in cui sentimenti e risentimenti del vivere quotidiano si riflettono su sfondi ora attuali ora proiettati nella storia o nella leggenda, a comporre il caleidoscopio contraddittorio e affascinante dell’esistenza.

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    Nota di addebito di: Paolo Mazzocchini  12,00

    Dieci racconti in forma monologica, dieci diverse voci narranti in cui l’autore, in un flusso di coscienza incessante, riproduce i molteplici affluenti dell’animo umano. Un’indagine aperta, vivida e genuina, in cui sentimenti e risentimenti del vivere quotidiano si riflettono su sfondi ora attuali ora proiettati nella storia o nella leggenda, a comporre il caleidoscopio contraddittorio e affascinante dell’esistenza.

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    Le passerelle sono ponticelli di corda provvisori ma necessari per attraversare corsi d’acqua o dirupi, imbarcare passeggeri in partenza verso paesi d’oltremare o per superare ostacoli imminenti.

    I passaggi che una donna deve attraversare nella sua vita sono tanti, sia fisici che affettivi, sia biologici che spirituali: dapprima la bambina passa dalle passerelle allegre dei giochi infantili verso quelle che la portano all’altra estremità, dove ritrova la donna adulta, che la conducono, in un eterno fluire, su altre passerelle. Certamente ella non mancherà di dover attraversare passerelle turbolente, che segnano ad esempio il passaggio da un amante del passato a una nuova travolgente passione; o ancora passerelle dolorose, che si è obbligati a percorrere quando qualcuno se ne va per sempre e la nostalgia si fa struggente. Certe volte, poi, su una passerella, si può incontrare un uomo con cui camminare per mano, certe altre, invece, gli incontri sembrano solo complicare l’attraversamento, sebbene in qualche modo si riesca comunque ad arrivare.

    L’unico errore è fermarsi lungo il cammino: il coraggio sta tutto nel guardare alla meta.

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    Passerelle di: Muriel Peretti  12,00

    Le passerelle sono ponticelli di corda provvisori ma necessari per attraversare corsi d’acqua o dirupi, imbarcare passeggeri in partenza verso paesi d’oltremare o per superare ostacoli imminenti.

    I passaggi che una donna deve attraversare nella sua vita sono tanti, sia fisici che affettivi, sia biologici che spirituali: dapprima la bambina passa dalle passerelle allegre dei giochi infantili verso quelle che la portano all’altra estremità, dove ritrova la donna adulta, che la conducono, in un eterno fluire, su altre passerelle. Certamente ella non mancherà di dover attraversare passerelle turbolente, che segnano ad esempio il passaggio da un amante del passato a una nuova travolgente passione; o ancora passerelle dolorose, che si è obbligati a percorrere quando qualcuno se ne va per sempre e la nostalgia si fa struggente. Certe volte, poi, su una passerella, si può incontrare un uomo con cui camminare per mano, certe altre, invece, gli incontri sembrano solo complicare l’attraversamento, sebbene in qualche modo si riesca comunque ad arrivare.

    L’unico errore è fermarsi lungo il cammino: il coraggio sta tutto nel guardare alla meta.

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    Thomas è un affascinante agente immobiliare di origine inglese. Prossimo ai cinquanta, inizia suo malgrado a essere stanco della vita e della reputazione di playboy incallito. Per motivi di lavoro, si trova a passare del tempo in Toscana, alloggiando all’“Attimo fuggente”, un agriturismo non lontano da Pisa, gestito da sole donne. Proprio lì, tra il tentativo di sfuggire alle avance di Viola, adolescente orfana di padre che cerca in lui una figura di riferimento, e la curiosità per Vittoria, sua ex fiamma dalle mille doti nascoste, si ritrova a perdere la testa e il cuore per Caterina, parente delle due, ma profondamente diversa nell’indole. Sorpreso e turbato per la portata delle nuove emozioni che lo travolgono, e ammaliato dalla bellezza dei luoghi della Valdera, il protagonista inizia un viaggio dentro sé che lo porta a riassaporare il passato, a indagare il suo presente e a dare una svolta inaspettata al suo futuro.

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    Perfect Days di: Daniela Pasqualetti  15,00

    Thomas è un affascinante agente immobiliare di origine inglese. Prossimo ai cinquanta, inizia suo malgrado a essere stanco della vita e della reputazione di playboy incallito. Per motivi di lavoro, si trova a passare del tempo in Toscana, alloggiando all’“Attimo fuggente”, un agriturismo non lontano da Pisa, gestito da sole donne. Proprio lì, tra il tentativo di sfuggire alle avance di Viola, adolescente orfana di padre che cerca in lui una figura di riferimento, e la curiosità per Vittoria, sua ex fiamma dalle mille doti nascoste, si ritrova a perdere la testa e il cuore per Caterina, parente delle due, ma profondamente diversa nell’indole. Sorpreso e turbato per la portata delle nuove emozioni che lo travolgono, e ammaliato dalla bellezza dei luoghi della Valdera, il protagonista inizia un viaggio dentro sé che lo porta a riassaporare il passato, a indagare il suo presente e a dare una svolta inaspettata al suo futuro.

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    Attraverso una lunga serie di lettere, Anubi ricorda ad Anput la loro lunga, travagliata, interminabile storia d’amore. In una realtà attuale, nel quale i classici ruoli degli innamorati svaniscono, scopriamo da un lato un bisogno di essere amata che permette di superare qualunque offesa o affronto, e dall’altro un egoismo tale da causare tanto dipendenza quanto rancore. Una storia in cui l’amore attraversa le sue varie fasi, no a confondersi con l’odio e con la più profonda e imperscrutabile vendetta e, solo quando si capirà il pericolo di fermarsi ad aggiustare qualcosa che è inevitabilmente rotto, alimentando il potere del proprio carnefice, si potrà, forse, riscoprire il valore della propria vita.

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    Pianto di Narciso di: Veronica Sarno  14,00

    Attraverso una lunga serie di lettere, Anubi ricorda ad Anput la loro lunga, travagliata, interminabile storia d’amore. In una realtà attuale, nel quale i classici ruoli degli innamorati svaniscono, scopriamo da un lato un bisogno di essere amata che permette di superare qualunque offesa o affronto, e dall’altro un egoismo tale da causare tanto dipendenza quanto rancore. Una storia in cui l’amore attraversa le sue varie fasi, no a confondersi con l’odio e con la più profonda e imperscrutabile vendetta e, solo quando si capirà il pericolo di fermarsi ad aggiustare qualcosa che è inevitabilmente rotto, alimentando il potere del proprio carnefice, si potrà, forse, riscoprire il valore della propria vita.

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    Venti storie brevi, bonsai, per raccontare la forza d’animo necessaria a relegare il proprio dolore in un angolo di sé, vivendo la propria quotidianità nella completa, apparente, normalità. Accomunati da un lieve retrogusto malinconico, questi racconti danno voce a chi, solitamente, quella voce la lascia urlare in maniera silenziosa, perché la vita impone regole, ritmi e responsabilità che non prevedono uno spazio in cui essere fragili. Tutto questo lo incontriamo nella donna che sopporta le violenze del marito, per garantire serenità alla propria bambina; in chi vede le proprie terre distrutte dal fuoco, e non può che rimboccarsi le maniche e costruire tutto da capo; in chi, salvando le vite altrui, è costretto a vedere la propria distrutta. Sono racconti di piccoli e grandi dolori, o dispiaceri, che si confondono con il tran tran quotidiano, che si infilano nelle pieghe di un sorriso forzato ed entrano a far parte di ogni singolo momento della nostra vita, non lasciandoci altra scelta che conviverci.

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    Piccole storie raccolte per strada di: Maria Antonietta Nera  12,00

    Venti storie brevi, bonsai, per raccontare la forza d’animo necessaria a relegare il proprio dolore in un angolo di sé, vivendo la propria quotidianità nella completa, apparente, normalità. Accomunati da un lieve retrogusto malinconico, questi racconti danno voce a chi, solitamente, quella voce la lascia urlare in maniera silenziosa, perché la vita impone regole, ritmi e responsabilità che non prevedono uno spazio in cui essere fragili. Tutto questo lo incontriamo nella donna che sopporta le violenze del marito, per garantire serenità alla propria bambina; in chi vede le proprie terre distrutte dal fuoco, e non può che rimboccarsi le maniche e costruire tutto da capo; in chi, salvando le vite altrui, è costretto a vedere la propria distrutta. Sono racconti di piccoli e grandi dolori, o dispiaceri, che si confondono con il tran tran quotidiano, che si infilano nelle pieghe di un sorriso forzato ed entrano a far parte di ogni singolo momento della nostra vita, non lasciandoci altra scelta che conviverci.

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    Una raccolta di testi al tempo stesso delicata e dura, caotica nel suo sperimentalismo. Racchiusi in poche righe, possiamo scorgere la poesia di un singolo istante, gli interrogativi, i pensieri volanti, i dettagli fugaci che presto o tardi svaniranno dalla memoria, e le storie di tempi e luoghi lontani. In questo libro si spazia tra il mito e la storia, si accosta l’aulico al dialettale, il fiabesco allo squallido reale; entriamo in atmosfere da sogno per poi lasciarci sprofondare nella durezza di quel che è. Personaggi e luoghi dai colori rudi e sbiaditi si inseguono in tempi illogicamente correlati. Lucia ha l’aria da accattona, la bocca piena di saliva, e bestemmia i vivi e i morti. Taddeus, rannicchiato-rachitico-selvatico, vive nella memoria e negli scritti di chi lo ha perso per sempre. Meryam ha il viso butterato e di carta pesta, ha pregato per mesi davanti a un crocifisso con una sola gamba, ma ha avuto comun- que una figlia storpia. La commedia umana in tutte le sue sfaccettature, una varietà di vite quotidiane (e non), di riferimenti e di riflessioni racchiusi in queste prose che, pur essendo molto brevi, richiedono più di una veloce lettura per poterne comprendere appieno il significato.

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    Presso il re moro di: Antonio Trucillo  13,00

    Una raccolta di testi al tempo stesso delicata e dura, caotica nel suo sperimentalismo. Racchiusi in poche righe, possiamo scorgere la poesia di un singolo istante, gli interrogativi, i pensieri volanti, i dettagli fugaci che presto o tardi svaniranno dalla memoria, e le storie di tempi e luoghi lontani. In questo libro si spazia tra il mito e la storia, si accosta l’aulico al dialettale, il fiabesco allo squallido reale; entriamo in atmosfere da sogno per poi lasciarci sprofondare nella durezza di quel che è. Personaggi e luoghi dai colori rudi e sbiaditi si inseguono in tempi illogicamente correlati. Lucia ha l’aria da accattona, la bocca piena di saliva, e bestemmia i vivi e i morti. Taddeus, rannicchiato-rachitico-selvatico, vive nella memoria e negli scritti di chi lo ha perso per sempre. Meryam ha il viso butterato e di carta pesta, ha pregato per mesi davanti a un crocifisso con una sola gamba, ma ha avuto comun- que una figlia storpia. La commedia umana in tutte le sue sfaccettature, una varietà di vite quotidiane (e non), di riferimenti e di riflessioni racchiusi in queste prose che, pur essendo molto brevi, richiedono più di una veloce lettura per poterne comprendere appieno il significato.

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