Narrativa (127)

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    Qualcosa era successo quella sera a Sant’Ambrogio, impossibile negarlo. Oliviero era partito, lasciando a Mario il compito di scrivere della loro amicizia, soprattutto per lasciare una traccia nel tempo del loro passaggio. In una sorta di autobiografia volutamente disordinata, l’autore ci racconta di sé, attraverso una sorta di alter ego, degli anni trascorsi tra Parigi e la sua Firenze, nell’inutile tentativo di fuggire a se stesso. Ed è quest’ultima città – col suo intreccio di strade medievali e coi suoi infiniti turisti, la sua arte e il suo mistero, i suoi poeti e i tanti personaggi sopra le righe –l’eterno epicentro del suo bisogno di fuga e la vera protagonista di questo romanzo. Non rimane altro che lo spiritodelle serate passate a bere Gin Tonic, i balli sfrenati e la voglia di miagolare le “loro” verità ai passanti. Una critica rabbiosa e dissacrante della società, un viaggio tra donne e scelte sbagliate, amicizie tradite, voci ostinate e spesso,troppo spesso, contrarie.

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    Qualcosa era successo a Sant’Ambrogio di: Marco Incardona  16,00

    Qualcosa era successo quella sera a Sant’Ambrogio, impossibile negarlo. Oliviero era partito, lasciando a Mario il compito di scrivere della loro amicizia, soprattutto per lasciare una traccia nel tempo del loro passaggio. In una sorta di autobiografia volutamente disordinata, l’autore ci racconta di sé, attraverso una sorta di alter ego, degli anni trascorsi tra Parigi e la sua Firenze, nell’inutile tentativo di fuggire a se stesso. Ed è quest’ultima città – col suo intreccio di strade medievali e coi suoi infiniti turisti, la sua arte e il suo mistero, i suoi poeti e i tanti personaggi sopra le righe –l’eterno epicentro del suo bisogno di fuga e la vera protagonista di questo romanzo. Non rimane altro che lo spiritodelle serate passate a bere Gin Tonic, i balli sfrenati e la voglia di miagolare le “loro” verità ai passanti. Una critica rabbiosa e dissacrante della società, un viaggio tra donne e scelte sbagliate, amicizie tradite, voci ostinate e spesso,troppo spesso, contrarie.

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    C’è un fil rouge che unisce gli undici racconti di questa sorprendente raccolta, ed è il rapporto con l’ignoto, declinato in tutte le sue forme. Più che fantascienza e distopia, ci troviamo di fronte a un gioco di specchi in cui la realtà si mostra con vestiti sempre diversi. Tutto il libro si appoggia su terreni i cui confini cambiano continuamente, fino a farci rendere verosimile o quantomeno credibile persino l’impossibile. A tratti lo stile dell’autore ricorda Ai confini della realtà, serie culto degli anni Sessanta, o certi film di David Linch, ma senza replicare il sentiero da loro tracciato.Un’opera che cresce racconto dopo racconto e procede, attraversando vari generi letterari, fino a tornare all’unico punto di partenza: un’indagine – che scava nell’animo anche quando si fa disincantata – degli uomini e di ciò che ci circonda, sia esso visibile o invisibile.

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    Quello che i bambini non sanno di: Luca Prati  18,00

    C’è un fil rouge che unisce gli undici racconti di questa sorprendente raccolta, ed è il rapporto con l’ignoto, declinato in tutte le sue forme. Più che fantascienza e distopia, ci troviamo di fronte a un gioco di specchi in cui la realtà si mostra con vestiti sempre diversi. Tutto il libro si appoggia su terreni i cui confini cambiano continuamente, fino a farci rendere verosimile o quantomeno credibile persino l’impossibile. A tratti lo stile dell’autore ricorda Ai confini della realtà, serie culto degli anni Sessanta, o certi film di David Linch, ma senza replicare il sentiero da loro tracciato.Un’opera che cresce racconto dopo racconto e procede, attraversando vari generi letterari, fino a tornare all’unico punto di partenza: un’indagine – che scava nell’animo anche quando si fa disincantata – degli uomini e di ciò che ci circonda, sia esso visibile o invisibile.

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    Quindici racconti, divisi in tre sezioni (Amore, Lavoro, Salute), che sembrano le voci di un personale oroscopo dell’esistenza. L’autore ci prende per mano conducendoci nella quotidianità di personaggi “normali” e proprio per questo sempre interessanti. Minimo comune denominatore di queste storie è la musica, vera protagonista del libro e della vita.

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    Racconti in musica di: Alessio Romagnoli  10,00

    Quindici racconti, divisi in tre sezioni (Amore, Lavoro, Salute), che sembrano le voci di un personale oroscopo dell’esistenza. L’autore ci prende per mano conducendoci nella quotidianità di personaggi “normali” e proprio per questo sempre interessanti. Minimo comune denominatore di queste storie è la musica, vera protagonista del libro e della vita.

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    Arrigo Balboni, classe 1893, originario di Renazzo (provincia di Ferrara) fa parte della buona fetta di generazione italiana partita per l’America in cerca di fortuna. Ex camionista, ex soldato volontario nella Prima Guerra Mondiale, pilota acrobatico, collaudatore e meccanico di aeroplani, diventa una sorta di celebrità nel piccolo mondo dell’aviazione californiana nel momento in cui si inventa una nuova attività: quella di recuperare i pezzi di aeroplani incidentati per rivenderli come ricambi o per riassemblarli costruendo nuovi mezzi funzionanti. A contatto con innumerevoli personaggi del mondo dell’aviazione, Balboni inizia a raccoglierne gli autografi inserendoli all’interno del suo Gold Book, che arriva a vantare circa diciassettemila firme. Vittima di un incidente stradale insieme al suo amico Gino, Balboni inizia a raccontargli la sua vita e la sua passione per gli aeroplani. Gino, però, stranamente non gli risponde, né sembra essere più accanto a lui… L’autore, Giuseppe Vottari, ricostruisce in questo romanzo la storia dell’esperto aviatore, prozio della moglie, attraverso le lettere, scritte nel classico linguaggio italo-americano tipico dei migranti italiani del tempo, che tra il 1928 e il 1946 regolarmente inviava ai suoi parenti italiani.

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    Re di relitti e rottami di: Giuseppe Vottari  14,00

    Arrigo Balboni, classe 1893, originario di Renazzo (provincia di Ferrara) fa parte della buona fetta di generazione italiana partita per l’America in cerca di fortuna. Ex camionista, ex soldato volontario nella Prima Guerra Mondiale, pilota acrobatico, collaudatore e meccanico di aeroplani, diventa una sorta di celebrità nel piccolo mondo dell’aviazione californiana nel momento in cui si inventa una nuova attività: quella di recuperare i pezzi di aeroplani incidentati per rivenderli come ricambi o per riassemblarli costruendo nuovi mezzi funzionanti. A contatto con innumerevoli personaggi del mondo dell’aviazione, Balboni inizia a raccoglierne gli autografi inserendoli all’interno del suo Gold Book, che arriva a vantare circa diciassettemila firme. Vittima di un incidente stradale insieme al suo amico Gino, Balboni inizia a raccontargli la sua vita e la sua passione per gli aeroplani. Gino, però, stranamente non gli risponde, né sembra essere più accanto a lui… L’autore, Giuseppe Vottari, ricostruisce in questo romanzo la storia dell’esperto aviatore, prozio della moglie, attraverso le lettere, scritte nel classico linguaggio italo-americano tipico dei migranti italiani del tempo, che tra il 1928 e il 1946 regolarmente inviava ai suoi parenti italiani.

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    Cinque ragazzi si trovano in una macchina al centro di piazza del Quirinale: sono pieni di esplosivo e minacciano di far saltare in aria ogni cosa nell’arco di cento metri.

    Cinque ragazzi si trovano in una macchina al centro di piazza del Quirinale: sono pieni di esplosivo e minacciano di far saltare in aria ogni cosa nell’arco di cento metri. Uno di loro, Lino, racconta la propria storia, che si incrocia con quella degli altri quattro. A 29 anni il protagonista è uno studente fuori sede e fuori corso. Il padre, imprenditore, lo obbliga a lasciare Roma e ad andare a Torino per risollevare le sorti dell’azienda di famiglia. Dopo un litigio lascia la sua ragazza, Michela, e prima di partire passa a salutare il fratello, spacciatore con laurea in economia, e la madre, donna tranquilla e rasserenante. Ad accoglierlo a Torino c’è Alberto, suo coetaneo e dipendente del padre. Da lui Lino apprende i rudimenti di un lavoro del quale si è sempre disinteressato. Tra i due nasce un’amicizia che porta il protagonista a conoscere anche i coinquilini di Alberto: Vincenzo, un chimico siciliano precario che lavora in un laboratorio che produce esplosivi, la bellissima Lidia che usa il proprio corpo come un lasciapassare per cercare di ottenere un lavoro altrimenti a lei precluso, e Andrea, superficiale studente fuori corso che per mantenersi fa il dj e il prostituto occasionale. I cinque fanno amicizia e ad emergere ben presto è il senso di insoddisfazione per le proprie vite che, nonostante le capacità e l’abnegazione, non riescono a decollare. Nessuno di loro si sente bene nella propria condizione ma nello stesso tempo nessuno riesce a trovare un’alternativa. Se non ci sono porte, l’unico modo per uscire da una stanza è sfondare un muro.

    Lino non riesce ad ottenere i finanziamenti per far ripartire l’azienda di famiglia a causa dell’ottusità del titolare della banca e, la stessa sera, va insieme ai suoi amici in un locale. Lidia incontra un uomo, figlio di un senatore, che dovrebbe finalmente farle ottenere un lavoro. All’apparenza, sembrerebbe una delle solite storie di Lidia, perché i due si appartano nel parcheggio del locale. La ragazza però scopre che l’uomo non ha alcuna intenzione di assumerla, anzi, nell’ambiente lei è considerata come bellissima, disponibile e di lei si è convinti che facilmente si concede per ottenere favori. Lidia capisce che la sua tattica è completamente fallita e perciò, arrabbiata, si nega all’uomo che prova a violentarla. I suoi amici, tra cui Lino, accorrono alle sue grida, intervengono e, dopo averla liberata, la portano in polizia per denunciare l’accaduto. In caserma, quando sentono che si tratta del figlio del senatore, cercano di mettere tutto a tacere.

    A questo punto i ragazzi, esasperati, decidono di compiere un gesto eclatante e disperato insieme. Prima di partire, però, passano nel laboratorio di Vincenzo e rubano dell’esplosivo chimico. La loro destinazione è Roma, dove arrivano all’alba. La città dorme ancora, perciò nessuno li intercetta mentre arrivano al Quirinale. Proprio quando le forze di polizia stanno per intervenire, la piazza si riempie di altri giovani che hanno ascoltato il racconto di Lino in televisione o su Internet e che ne appoggiano la protesta. I ragazzi, però, hanno deciso di uscire dalla macchina sicuri della promessa della polizia, che invece spara contro di loro.

     

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    Se domani si vive o si muore di: Giuseppe Truini  15,00

    Cinque ragazzi si trovano in una macchina al centro di piazza del Quirinale: sono pieni di esplosivo e minacciano di far saltare in aria ogni cosa nell’arco di cento metri.

    Cinque ragazzi si trovano in una macchina al centro di piazza del Quirinale: sono pieni di esplosivo e minacciano di far saltare in aria ogni cosa nell’arco di cento metri. Uno di loro, Lino, racconta la propria storia, che si incrocia con quella degli altri quattro. A 29 anni il protagonista è uno studente fuori sede e fuori corso. Il padre, imprenditore, lo obbliga a lasciare Roma e ad andare a Torino per risollevare le sorti dell’azienda di famiglia. Dopo un litigio lascia la sua ragazza, Michela, e prima di partire passa a salutare il fratello, spacciatore con laurea in economia, e la madre, donna tranquilla e rasserenante. Ad accoglierlo a Torino c’è Alberto, suo coetaneo e dipendente del padre. Da lui Lino apprende i rudimenti di un lavoro del quale si è sempre disinteressato. Tra i due nasce un’amicizia che porta il protagonista a conoscere anche i coinquilini di Alberto: Vincenzo, un chimico siciliano precario che lavora in un laboratorio che produce esplosivi, la bellissima Lidia che usa il proprio corpo come un lasciapassare per cercare di ottenere un lavoro altrimenti a lei precluso, e Andrea, superficiale studente fuori corso che per mantenersi fa il dj e il prostituto occasionale. I cinque fanno amicizia e ad emergere ben presto è il senso di insoddisfazione per le proprie vite che, nonostante le capacità e l’abnegazione, non riescono a decollare. Nessuno di loro si sente bene nella propria condizione ma nello stesso tempo nessuno riesce a trovare un’alternativa. Se non ci sono porte, l’unico modo per uscire da una stanza è sfondare un muro.

    Lino non riesce ad ottenere i finanziamenti per far ripartire l’azienda di famiglia a causa dell’ottusità del titolare della banca e, la stessa sera, va insieme ai suoi amici in un locale. Lidia incontra un uomo, figlio di un senatore, che dovrebbe finalmente farle ottenere un lavoro. All’apparenza, sembrerebbe una delle solite storie di Lidia, perché i due si appartano nel parcheggio del locale. La ragazza però scopre che l’uomo non ha alcuna intenzione di assumerla, anzi, nell’ambiente lei è considerata come bellissima, disponibile e di lei si è convinti che facilmente si concede per ottenere favori. Lidia capisce che la sua tattica è completamente fallita e perciò, arrabbiata, si nega all’uomo che prova a violentarla. I suoi amici, tra cui Lino, accorrono alle sue grida, intervengono e, dopo averla liberata, la portano in polizia per denunciare l’accaduto. In caserma, quando sentono che si tratta del figlio del senatore, cercano di mettere tutto a tacere.

    A questo punto i ragazzi, esasperati, decidono di compiere un gesto eclatante e disperato insieme. Prima di partire, però, passano nel laboratorio di Vincenzo e rubano dell’esplosivo chimico. La loro destinazione è Roma, dove arrivano all’alba. La città dorme ancora, perciò nessuno li intercetta mentre arrivano al Quirinale. Proprio quando le forze di polizia stanno per intervenire, la piazza si riempie di altri giovani che hanno ascoltato il racconto di Lino in televisione o su Internet e che ne appoggiano la protesta. I ragazzi, però, hanno deciso di uscire dalla macchina sicuri della promessa della polizia, che invece spara contro di loro.

     

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