Narrativa (124)

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    Il T.S.O. è una procedura di isolamento forzato necessaria per tutelare la sicurezza pubblica dagli sbandati. I piantagrane cui è rivolta sono figli di padri padroni che tanti anni fa si sono innamorati di una stronza, e così sono finiti a lavorare in un negozio di musica neomelodica; perciò quando la sera piove e camminano sui marciapiedi, le auto, invece di rallentare, spingono sull’acceleratore in prossimità delle pozzanghere. Se vogliono combinare qualcosa nella vita possono sfasciarsi di alcol o farsi sparare dalla camorra. Altrimenti c’è il T.S.O.: buttati fuori da casa loro, stretti all’angolo, la notte si riparano dal freddo avvolgendosi nelle pagine del romanzo che stanno scrivendo, sperando che nessuno gli dia fuoco prima che sia finito.

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    T.S.O. di: Roberto Addeo  16,00

    Il T.S.O. è una procedura di isolamento forzato necessaria per tutelare la sicurezza pubblica dagli sbandati. I piantagrane cui è rivolta sono figli di padri padroni che tanti anni fa si sono innamorati di una stronza, e così sono finiti a lavorare in un negozio di musica neomelodica; perciò quando la sera piove e camminano sui marciapiedi, le auto, invece di rallentare, spingono sull’acceleratore in prossimità delle pozzanghere. Se vogliono combinare qualcosa nella vita possono sfasciarsi di alcol o farsi sparare dalla camorra. Altrimenti c’è il T.S.O.: buttati fuori da casa loro, stretti all’angolo, la notte si riparano dal freddo avvolgendosi nelle pagine del romanzo che stanno scrivendo, sperando che nessuno gli dia fuoco prima che sia finito.

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    Tutto gira intorno a un fucile fabbricato nel Belpaese, che i kosovari chiamano Talianka.Finita nelle mani di un contadino che la custodisce come un feticcio, l’arma diventa osservatrice privilegiata e protagonista assoluta di una narrazione in cui tutto è messo in discussione, persino la Storia. Sullo sfondo di leggi non scritte (il Kanun, il codice d’onore albanese) e persecuzioni militari, il sesso e la guerra, le paure e il bisogno di libertà si mescolano costantemente, fino quasi a sovrapporsi.A metà tra il Decamerone e il Don Chisciotte, questo romanzo si inserisce, con irriverenza e sarcasmo, in quel solco incolmabile tra passato e futuro, tradizione e modernità, regionalismo e globalizzazione che solo gli autori balcanici sanno raccontare così bene.

    Traduzione di Iris Hajdari.

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    Talianka di: Agron Y. Gashi  12,00  10,00

    Tutto gira intorno a un fucile fabbricato nel Belpaese, che i kosovari chiamano Talianka.Finita nelle mani di un contadino che la custodisce come un feticcio, l’arma diventa osservatrice privilegiata e protagonista assoluta di una narrazione in cui tutto è messo in discussione, persino la Storia. Sullo sfondo di leggi non scritte (il Kanun, il codice d’onore albanese) e persecuzioni militari, il sesso e la guerra, le paure e il bisogno di libertà si mescolano costantemente, fino quasi a sovrapporsi.A metà tra il Decamerone e il Don Chisciotte, questo romanzo si inserisce, con irriverenza e sarcasmo, in quel solco incolmabile tra passato e futuro, tradizione e modernità, regionalismo e globalizzazione che solo gli autori balcanici sanno raccontare così bene.

    Traduzione di Iris Hajdari.

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    Tunz. Tunz. Tunz. Come ogni sabato, Eva – aspirante velina – e Laura – la dea del peccato – da una parte, e Adamo – perdigiorno incallito – dall’altra, si preparano a passare la loro nottata al Sonik, al ritmo del Tunz che spacca e fracassa. Mentre si affrettano e si attardano, non sanno che quella notte cambierà per sempre le loro vite perché, incredibile,questa droga è troppo buona, ti fa flashare veramente di brutto! Fuori dalla psicadelica, però, c’è la realtà di ogni giorno. Così, una volta tornato il silenzio e recuperata un po’di lucidità, i protagonisti e gli altri individui con i quali, in un modo o nell’altro, la loro vita si è sfiorata tra le luci del Sonik, si troveranno davanti a un nuovo stato dei fatti, difficile da attribuire a una semplice serata in discoteca.

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    Valutato 4.85 su 5
    Tunz di: Dario Piccioni  14,00

    Tunz. Tunz. Tunz. Come ogni sabato, Eva – aspirante velina – e Laura – la dea del peccato – da una parte, e Adamo – perdigiorno incallito – dall’altra, si preparano a passare la loro nottata al Sonik, al ritmo del Tunz che spacca e fracassa. Mentre si affrettano e si attardano, non sanno che quella notte cambierà per sempre le loro vite perché, incredibile,questa droga è troppo buona, ti fa flashare veramente di brutto! Fuori dalla psicadelica, però, c’è la realtà di ogni giorno. Così, una volta tornato il silenzio e recuperata un po’di lucidità, i protagonisti e gli altri individui con i quali, in un modo o nell’altro, la loro vita si è sfiorata tra le luci del Sonik, si troveranno davanti a un nuovo stato dei fatti, difficile da attribuire a una semplice serata in discoteca.

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    Parigi, linea 6, direzione Trocadero: è possibile innamorarsi sulla metro? Forse sì, se a incontrarsi nello stesso vagone sono Violetta e Julien, lei appassionata dei romanzi di Stendhal, lui romantico e misterioso. Un inquietante cortocircuito temporale trasporterà l’atmosfera da romanzo gotico in cui sembra confinato Julien, nei tempi, chiassosi e disincantati, in cui si svolge la vacanza di Violetta a Parigi. L’amore tra questi due ragazzi assume così i contorni di un classico del Romanticismo riletto in chiave pop: folle come quello di Heathcliff e Catherine in Cime tempestose; struggente come quello di Fabrizio del Dongo che, prigioniero della Torre Farnese nella Certosa di Parma, scorge l’amata Clelia dalla feritoia della sua cella; contrastato come l’amore di Mr. Darcy ed Elizabeth in Orgoglio e pregiudizio; perfino soprannaturale come quello di Paolo e Francesca, che brucia senza consumarsi, al di là del tempo. Le barriere che dividono Julien e Violetta sembrano invalicabili perché a separare i due ragazzi è proprio il tempo in cui si svolge il loro amore: austero e compassato quello di Julien, ironico e scanzonato quello di Violetta. A cavallo tra due epoche e due concezioni dell’amore tanto diverse, l’abbraccio di Julien e Violetta riuscirà ad avvicinare secoli distanti, suggerendo che il romanticismo, forse, è stato messo in soffitta troppo in fretta, e che stanno tornando i tempi per una nuova Belle Époque.

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    Tutta colpa di Stendhal di: Laura Patrizi  18,00

    Parigi, linea 6, direzione Trocadero: è possibile innamorarsi sulla metro? Forse sì, se a incontrarsi nello stesso vagone sono Violetta e Julien, lei appassionata dei romanzi di Stendhal, lui romantico e misterioso. Un inquietante cortocircuito temporale trasporterà l’atmosfera da romanzo gotico in cui sembra confinato Julien, nei tempi, chiassosi e disincantati, in cui si svolge la vacanza di Violetta a Parigi. L’amore tra questi due ragazzi assume così i contorni di un classico del Romanticismo riletto in chiave pop: folle come quello di Heathcliff e Catherine in Cime tempestose; struggente come quello di Fabrizio del Dongo che, prigioniero della Torre Farnese nella Certosa di Parma, scorge l’amata Clelia dalla feritoia della sua cella; contrastato come l’amore di Mr. Darcy ed Elizabeth in Orgoglio e pregiudizio; perfino soprannaturale come quello di Paolo e Francesca, che brucia senza consumarsi, al di là del tempo. Le barriere che dividono Julien e Violetta sembrano invalicabili perché a separare i due ragazzi è proprio il tempo in cui si svolge il loro amore: austero e compassato quello di Julien, ironico e scanzonato quello di Violetta. A cavallo tra due epoche e due concezioni dell’amore tanto diverse, l’abbraccio di Julien e Violetta riuscirà ad avvicinare secoli distanti, suggerendo che il romanticismo, forse, è stato messo in soffitta troppo in fretta, e che stanno tornando i tempi per una nuova Belle Époque.

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    Determinate occorrenze, imprevisti, ostacoli o scoperte richiedono un carico di coraggio, di determinazione, di amore senza cui sarebbe impensabile andare avanti e prendere in mano la propria vita. Ci sono assenze che gravano più di certe presenze, partenze che lasciano un bagaglio di solitudine troppo pesante per chi resta, desideri impigliati in cassetti bloccati da timori e insicurezze. Il segreto per non lasciarsi prevaricare dalle piccole, grandi difficoltà che la vita ci pone davanti è lasciarsi consolare dai doni inaspettati che vengono a trovarci quando tutto sembra perduto, aiutandoci a ritrovare la forza che credevamo di aver perso. Diciotto storie di una dolcezza e di una forza imparagonabili, il cui filo conduttore è l’amore più grande e invincibile di tutti: quello per la Basilicata, regione che fa da sfondo ai bellissimi racconti della raccolta.

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    Valutato 5.00 su 5
    Tutto l’amore che serve di: Nicoletta Fanuele  12,00

    Determinate occorrenze, imprevisti, ostacoli o scoperte richiedono un carico di coraggio, di determinazione, di amore senza cui sarebbe impensabile andare avanti e prendere in mano la propria vita. Ci sono assenze che gravano più di certe presenze, partenze che lasciano un bagaglio di solitudine troppo pesante per chi resta, desideri impigliati in cassetti bloccati da timori e insicurezze. Il segreto per non lasciarsi prevaricare dalle piccole, grandi difficoltà che la vita ci pone davanti è lasciarsi consolare dai doni inaspettati che vengono a trovarci quando tutto sembra perduto, aiutandoci a ritrovare la forza che credevamo di aver perso. Diciotto storie di una dolcezza e di una forza imparagonabili, il cui filo conduttore è l’amore più grande e invincibile di tutti: quello per la Basilicata, regione che fa da sfondo ai bellissimi racconti della raccolta.

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    Estate 1993, tra la zona portuale di Napoli e Monte di Procida, un paese dei Campi Flegrei, lo sconvolgente ritrovamento di una vertebra umana mette in moto un meccanismo che coinvolge un gruppo di persone tra loro legate da rapporti sentimentali, familiari o di amicizia. Tutti i personaggi sono alle prese con i loro problemi esistenziali, tra situazioni non risolte e voglia di cambiare, mentre piano piano scoprono che dietro l’apparenza della realtà in cui sono calati si nasconde una dimensione nascosta, oscura, tanto spaventosa quanto più la si mette a fuoco.

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    Un nome in meno di: Vincenzo Frungillo  15,00

    Estate 1993, tra la zona portuale di Napoli e Monte di Procida, un paese dei Campi Flegrei, lo sconvolgente ritrovamento di una vertebra umana mette in moto un meccanismo che coinvolge un gruppo di persone tra loro legate da rapporti sentimentali, familiari o di amicizia. Tutti i personaggi sono alle prese con i loro problemi esistenziali, tra situazioni non risolte e voglia di cambiare, mentre piano piano scoprono che dietro l’apparenza della realtà in cui sono calati si nasconde una dimensione nascosta, oscura, tanto spaventosa quanto più la si mette a fuoco.

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    Luigi studia giurisprudenza a Bologna, convive con gli amici Gianni e Fernando e ascolta con incontenibile passione la musica grunge tanto in voga in quel periodo. Assieme ai coinquilini e a un gruppo di amiche condivide gioie, malesseri e preoccupazioni tipiche degli anni universitari, a cui si aggiunge la strana e inquietante presenza di una voce… Molti anni dopo Luigi è avvocato, ha una vita apparentemente felice, eppure i malesseri e i fantasmi del passato non sembrano essere scomparsi del tutto.

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    Un sole grande e difficile di: Antonello Liberatoscioli  12,00

    Luigi studia giurisprudenza a Bologna, convive con gli amici Gianni e Fernando e ascolta con incontenibile passione la musica grunge tanto in voga in quel periodo. Assieme ai coinquilini e a un gruppo di amiche condivide gioie, malesseri e preoccupazioni tipiche degli anni universitari, a cui si aggiunge la strana e inquietante presenza di una voce… Molti anni dopo Luigi è avvocato, ha una vita apparentemente felice, eppure i malesseri e i fantasmi del passato non sembrano essere scomparsi del tutto.

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    L’Estate ha un braccialetto alla caviglia che annuncia tintinnando il suo arrivo al bagnasciuga; regge la borsa da mare su una spalla nuda, gliene copre solo una la maglietta lunga a scollo largo che si è messa stamattina.

    Tolta quella, l’Estate è già in costume. Sdraiata a pancia in giù, con le mani riverse rimbocca il pezzo di sotto per prendere tutto il sole possibile.
    Si accorge di essere guardata, ma con tutto questo sole ormai è troppo indolente per spostarsi dove non la potrei vedere più; per non rischiare comincio a scrivere un racconto e guardo l’acqua per finta: anche il mare stamattina si è sdraiato a prendere il sole. Il viso affilato e gli zigomi alti le danno l’aria di una insoddisfazione antica quanto l’inverno: come se il mento le si fosse appuntito da bambina per chissà quale capriccio dell’infanzia, un broncio portato troppo per le lunghe. Siede adesso a gambe incrociate, ben eretta sulla schiena, con tutte le vertebre in fila una sull’altra, mentre il sole comincia a precipitarle sul viso. Socchiude gli occhi e se lo prende tutto quanto, insieme a un po’ di spruzzi della brezza, le palpebre sempre più strizzate con dentro tutto il sole, e sotto il naso il principio di un sorriso. Trentatré storie per raccontare il sorriso capriccioso della bella stagione e gli amori che ispira, per esorcizzare i drammi dell’inverno trascorso, e la malinconia delle estati passate.

    Autori:

    Angela Angelastro | Alberto Arecchi | Gabriele Astolfi | Carlo Banchieri | Maurizio Bascià | Antonio Blunda | Mery Borriello | Renzo Brandalise | Irene Caltabiano | Daniele Cargnino | Gennaro Castellano | Claudia Chiti | Grazia Cipriani | Giovanni A. Costa | Raffaella Di Florio | Nicoletta Fanuele | Enrico Fermo | Emanuele Finardi | Biancamaria Folino | Silvana Guarina | Antonella Iob | Stefania Maida | Donatella Manzuoli | Gianfranco Martana | Miss Poetrix | Mila C. Nardelli | Manuel Paolino | Camilla Pulcinelli | Dafne Rossi | Barbara Serdakowski | Luca Tombesi | Laura Vargiu | Andrea Viviani

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    Un’altra estate di: AA. VV.  16,00

    L’Estate ha un braccialetto alla caviglia che annuncia tintinnando il suo arrivo al bagnasciuga; regge la borsa da mare su una spalla nuda, gliene copre solo una la maglietta lunga a scollo largo che si è messa stamattina.

    Tolta quella, l’Estate è già in costume. Sdraiata a pancia in giù, con le mani riverse rimbocca il pezzo di sotto per prendere tutto il sole possibile.
    Si accorge di essere guardata, ma con tutto questo sole ormai è troppo indolente per spostarsi dove non la potrei vedere più; per non rischiare comincio a scrivere un racconto e guardo l’acqua per finta: anche il mare stamattina si è sdraiato a prendere il sole. Il viso affilato e gli zigomi alti le danno l’aria di una insoddisfazione antica quanto l’inverno: come se il mento le si fosse appuntito da bambina per chissà quale capriccio dell’infanzia, un broncio portato troppo per le lunghe. Siede adesso a gambe incrociate, ben eretta sulla schiena, con tutte le vertebre in fila una sull’altra, mentre il sole comincia a precipitarle sul viso. Socchiude gli occhi e se lo prende tutto quanto, insieme a un po’ di spruzzi della brezza, le palpebre sempre più strizzate con dentro tutto il sole, e sotto il naso il principio di un sorriso. Trentatré storie per raccontare il sorriso capriccioso della bella stagione e gli amori che ispira, per esorcizzare i drammi dell’inverno trascorso, e la malinconia delle estati passate.

    Autori:

    Angela Angelastro | Alberto Arecchi | Gabriele Astolfi | Carlo Banchieri | Maurizio Bascià | Antonio Blunda | Mery Borriello | Renzo Brandalise | Irene Caltabiano | Daniele Cargnino | Gennaro Castellano | Claudia Chiti | Grazia Cipriani | Giovanni A. Costa | Raffaella Di Florio | Nicoletta Fanuele | Enrico Fermo | Emanuele Finardi | Biancamaria Folino | Silvana Guarina | Antonella Iob | Stefania Maida | Donatella Manzuoli | Gianfranco Martana | Miss Poetrix | Mila C. Nardelli | Manuel Paolino | Camilla Pulcinelli | Dafne Rossi | Barbara Serdakowski | Luca Tombesi | Laura Vargiu | Andrea Viviani

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    «Ho portato la croce di cavaliere di Vittorio Veneto alle portatrici carniche. Mi tremava la mano nel momento in cui cercavo di sistemarla al petto di queste donne». Oscar Luigi Scalfaro.

    Elena Bonanni è una giovane portatrice carnica che assieme alle sue compagne, ogni giorno, marcia dal magazzino del Regio Esercito dislocato in paese fino alle trincee del Pal Piccolo. Sulle spalle le tre donne portano quaranta chilogrammi tra approvvigionamenti e armi. Non hanno nessun timore ad affrontare le difficoltose mulattiere con qualsiasi condizione meteorologica. Un giorno Elena conosce Alberto Petris, un giovane tenente con cui nascerà un sentimento. Il crollo del confine di Caporetto condurrà i due innamorati, ma anche gli abitanti del paese, a una lunga e forzata marcia per la salvezza verso il Veneto. Una volta giunti nella regione, Alberto sarà inviato sul nuovo fronte del Piave. Un romanzo sull’amore, capace di nascere nonostante l’orrore della guerra di trincea, ma anche sul coraggio. Quello di alcune donne, fortissime, capaci di affrontare ogni passo e ogni salita sostenendo un esercito e un Paese in difficoltà e di cui oggi, a più di un secolo di distanza da quella tristissima pagina di storia, è più che mai doveroso custodirne la memoria.

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    Valutato 5.00 su 5
    Una salita per amore di: Stefania P. Nosnan  14,00

    «Ho portato la croce di cavaliere di Vittorio Veneto alle portatrici carniche. Mi tremava la mano nel momento in cui cercavo di sistemarla al petto di queste donne». Oscar Luigi Scalfaro.

    Elena Bonanni è una giovane portatrice carnica che assieme alle sue compagne, ogni giorno, marcia dal magazzino del Regio Esercito dislocato in paese fino alle trincee del Pal Piccolo. Sulle spalle le tre donne portano quaranta chilogrammi tra approvvigionamenti e armi. Non hanno nessun timore ad affrontare le difficoltose mulattiere con qualsiasi condizione meteorologica. Un giorno Elena conosce Alberto Petris, un giovane tenente con cui nascerà un sentimento. Il crollo del confine di Caporetto condurrà i due innamorati, ma anche gli abitanti del paese, a una lunga e forzata marcia per la salvezza verso il Veneto. Una volta giunti nella regione, Alberto sarà inviato sul nuovo fronte del Piave. Un romanzo sull’amore, capace di nascere nonostante l’orrore della guerra di trincea, ma anche sul coraggio. Quello di alcune donne, fortissime, capaci di affrontare ogni passo e ogni salita sostenendo un esercito e un Paese in difficoltà e di cui oggi, a più di un secolo di distanza da quella tristissima pagina di storia, è più che mai doveroso custodirne la memoria.

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