Narrativa (141)

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    Dodici storie per dodici mesi da trascorrere fra la magia dei sogni e quella dell’infanzia, per ricordarci chi siamo. Perché il dolore e la paura che si nascondono nella rabbia vengano leniti dal mondo dei sogni, e perché le utopie ci diano la forza di essere chi siamo.

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    Storie stellari di: Barbara Gabriella Renzi  12,00

    Dodici storie per dodici mesi da trascorrere fra la magia dei sogni e quella dell’infanzia, per ricordarci chi siamo. Perché il dolore e la paura che si nascondono nella rabbia vengano leniti dal mondo dei sogni, e perché le utopie ci diano la forza di essere chi siamo.

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    Nato in Gran Bretagna, lo Sugar daddy è un uomo che possiede le seguenti caratteristiche: adulto di età compresa tra i 50 e i 70 anni; ricco; disposto a fare costosi regali a delle Sugar baby in cambio di compagnia e affetto. Lo Sugar daddy italiano invece è un poeta di Frascati, sposato, con uno stipendio da professore di scuola e la casa al mare, un piccolo borghese affetto dallo spleen. Nessuna delle sue giovanissime muse, però, è in grado di apprezzare appieno i suoi versi, dunque raramente Sugar daddy è ricambiato con compagnia e affetto, piuttosto con pietà e disprezzo. I suoi piccoli numi, di memoria montaliana, non sono messaggeri divini, o donne-angelo, ma delle belle ragazze dei Castelli, innocenti e sfacciate; le sue giovani parche – come ama chiamarle ispirandosi ai Sepolcri di Foscolo – vivono il tempo infinito della giovinezza, e proprio per questo, come le parche del mito, cantano inesorabili la fine di Sugar daddy, che approssimandosi alla vecchiaia, ripiega tristemente sugli amori mercenari lungo la Salaria. Solo la scrittura consente a Sugar daddy di dar corpo, nel mondo parallelo della letteratura, al desiderio di una gioventù irresponsabile, spudorata, e di ritrovare, nella dimensione poetica del rimpianto, un’età mitica di purezza che forse non ha mai vissuto.

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    Sugar Daddy di: Claudio Gargano  15,00

    Nato in Gran Bretagna, lo Sugar daddy è un uomo che possiede le seguenti caratteristiche: adulto di età compresa tra i 50 e i 70 anni; ricco; disposto a fare costosi regali a delle Sugar baby in cambio di compagnia e affetto. Lo Sugar daddy italiano invece è un poeta di Frascati, sposato, con uno stipendio da professore di scuola e la casa al mare, un piccolo borghese affetto dallo spleen. Nessuna delle sue giovanissime muse, però, è in grado di apprezzare appieno i suoi versi, dunque raramente Sugar daddy è ricambiato con compagnia e affetto, piuttosto con pietà e disprezzo. I suoi piccoli numi, di memoria montaliana, non sono messaggeri divini, o donne-angelo, ma delle belle ragazze dei Castelli, innocenti e sfacciate; le sue giovani parche – come ama chiamarle ispirandosi ai Sepolcri di Foscolo – vivono il tempo infinito della giovinezza, e proprio per questo, come le parche del mito, cantano inesorabili la fine di Sugar daddy, che approssimandosi alla vecchiaia, ripiega tristemente sugli amori mercenari lungo la Salaria. Solo la scrittura consente a Sugar daddy di dar corpo, nel mondo parallelo della letteratura, al desiderio di una gioventù irresponsabile, spudorata, e di ritrovare, nella dimensione poetica del rimpianto, un’età mitica di purezza che forse non ha mai vissuto.

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    Il T.S.O. è una procedura di isolamento forzato necessaria per tutelare la sicurezza pubblica dagli sbandati. I piantagrane cui è rivolta sono figli di padri padroni che tanti anni fa si sono innamorati di una stronza, e così sono finiti a lavorare in un negozio di musica neomelodica; perciò quando la sera piove e camminano sui marciapiedi, le auto, invece di rallentare, spingono sull’acceleratore in prossimità delle pozzanghere. Se vogliono combinare qualcosa nella vita possono sfasciarsi di alcol o farsi sparare dalla camorra. Altrimenti c’è il T.S.O.: buttati fuori da casa loro, stretti all’angolo, la notte si riparano dal freddo avvolgendosi nelle pagine del romanzo che stanno scrivendo, sperando che nessuno gli dia fuoco prima che sia finito.

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    T.S.O. di: Roberto Addeo  16,00

    Il T.S.O. è una procedura di isolamento forzato necessaria per tutelare la sicurezza pubblica dagli sbandati. I piantagrane cui è rivolta sono figli di padri padroni che tanti anni fa si sono innamorati di una stronza, e così sono finiti a lavorare in un negozio di musica neomelodica; perciò quando la sera piove e camminano sui marciapiedi, le auto, invece di rallentare, spingono sull’acceleratore in prossimità delle pozzanghere. Se vogliono combinare qualcosa nella vita possono sfasciarsi di alcol o farsi sparare dalla camorra. Altrimenti c’è il T.S.O.: buttati fuori da casa loro, stretti all’angolo, la notte si riparano dal freddo avvolgendosi nelle pagine del romanzo che stanno scrivendo, sperando che nessuno gli dia fuoco prima che sia finito.

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    Tutto gira intorno a un fucile fabbricato nel Belpaese, che i kosovari chiamano Talianka.Finita nelle mani di un contadino che la custodisce come un feticcio, l’arma diventa osservatrice privilegiata e protagonista assoluta di una narrazione in cui tutto è messo in discussione, persino la Storia. Sullo sfondo di leggi non scritte (il Kanun, il codice d’onore albanese) e persecuzioni militari, il sesso e la guerra, le paure e il bisogno di libertà si mescolano costantemente, fino quasi a sovrapporsi.A metà tra il Decamerone e il Don Chisciotte, questo romanzo si inserisce, con irriverenza e sarcasmo, in quel solco incolmabile tra passato e futuro, tradizione e modernità, regionalismo e globalizzazione che solo gli autori balcanici sanno raccontare così bene.

    Traduzione di Iris Hajdari.

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    Talianka di: Agron Y. Gashi  12,00  10,00

    Tutto gira intorno a un fucile fabbricato nel Belpaese, che i kosovari chiamano Talianka.Finita nelle mani di un contadino che la custodisce come un feticcio, l’arma diventa osservatrice privilegiata e protagonista assoluta di una narrazione in cui tutto è messo in discussione, persino la Storia. Sullo sfondo di leggi non scritte (il Kanun, il codice d’onore albanese) e persecuzioni militari, il sesso e la guerra, le paure e il bisogno di libertà si mescolano costantemente, fino quasi a sovrapporsi.A metà tra il Decamerone e il Don Chisciotte, questo romanzo si inserisce, con irriverenza e sarcasmo, in quel solco incolmabile tra passato e futuro, tradizione e modernità, regionalismo e globalizzazione che solo gli autori balcanici sanno raccontare così bene.

    Traduzione di Iris Hajdari.

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    Inserito nella raccolta Mirgorod, il racconto Taras Bul’ba viene pubblicato per la prima volta nel 1835. Ambientato nell’Ucraina del secolo XVII assediata dai polacchi e devastata dalle scorribande di tartari e cosacchi, il racconto narra le vicende di Taras Bul’ba, valoroso condottiero di una comunità cosacca. Accanito difensore della causa cosacca, che mira a liberare la patria dagli oppressori polacchi, si aspetta lo stesso ardore dai suoi figli Ostap e Andrii, di ritorno dall’Accademia di Kiev e in procinto di entrare a far parte della Siec, confraternita polacca di stampo militare dove bisogna distinguersi per forza e abilità nell’utilizzo delle armi. Con al fianco i due figli, di indole profonda- mente diversa l’uno dall’altro, Bul’ba si appresta a compiere coraggiose imprese insieme alla comunità cosacca, dando il via a una storia tragica e cruenta, alternata a passaggi ilari e leggeri, che ricostruisce perfetta- mente il folklore e le atmosfere di quel periodo storico.

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    Taras Bul’ba di: Nikolaj Vasil’evič Gogol’  12,00  10,00

    Inserito nella raccolta Mirgorod, il racconto Taras Bul’ba viene pubblicato per la prima volta nel 1835. Ambientato nell’Ucraina del secolo XVII assediata dai polacchi e devastata dalle scorribande di tartari e cosacchi, il racconto narra le vicende di Taras Bul’ba, valoroso condottiero di una comunità cosacca. Accanito difensore della causa cosacca, che mira a liberare la patria dagli oppressori polacchi, si aspetta lo stesso ardore dai suoi figli Ostap e Andrii, di ritorno dall’Accademia di Kiev e in procinto di entrare a far parte della Siec, confraternita polacca di stampo militare dove bisogna distinguersi per forza e abilità nell’utilizzo delle armi. Con al fianco i due figli, di indole profonda- mente diversa l’uno dall’altro, Bul’ba si appresta a compiere coraggiose imprese insieme alla comunità cosacca, dando il via a una storia tragica e cruenta, alternata a passaggi ilari e leggeri, che ricostruisce perfetta- mente il folklore e le atmosfere di quel periodo storico.

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    Il nuovo libro di Otello Marcacci

    I tempi supplementari sono tempi di grazia, nel calcio come nella vita. Quando la superiorità dell’avversario è schiacciante si cerca di coprire la porta fino al fischio finale, e, nel frattempo, si spera: si spera di limitare la sconfitta facendo almeno un goal, si spera che un pallone cada in avanti, quanto basta da far partire l’improbabile contropiede di un mediano; si spera di resistere fino alla fine. E allora si va ai supplementari. Giacomo e i suoi amici vanno tutte le estati al mare in colonia, con le suore, nella pineta di Marina di Grosseto. Quando raccolgono la sfida dei ragazzi di un’altra colonia, inizierà una partita di calcio che durerà per cinquant’anni.

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    Valutato 5.00 su 5
    Tempi supplementari di: Otello Marcacci  16,00

    Il nuovo libro di Otello Marcacci

    I tempi supplementari sono tempi di grazia, nel calcio come nella vita. Quando la superiorità dell’avversario è schiacciante si cerca di coprire la porta fino al fischio finale, e, nel frattempo, si spera: si spera di limitare la sconfitta facendo almeno un goal, si spera che un pallone cada in avanti, quanto basta da far partire l’improbabile contropiede di un mediano; si spera di resistere fino alla fine. E allora si va ai supplementari. Giacomo e i suoi amici vanno tutte le estati al mare in colonia, con le suore, nella pineta di Marina di Grosseto. Quando raccolgono la sfida dei ragazzi di un’altra colonia, inizierà una partita di calcio che durerà per cinquant’anni.

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    Tunz. Tunz. Tunz. Come ogni sabato, Eva – aspirante velina – e Laura – la dea del peccato – da una parte, e Adamo – perdigiorno incallito – dall’altra, si preparano a passare la loro nottata al Sonik, al ritmo del Tunz che spacca e fracassa. Mentre si affrettano e si attardano, non sanno che quella notte cambierà per sempre le loro vite perché, incredibile,questa droga è troppo buona, ti fa flashare veramente di brutto! Fuori dalla psicadelica, però, c’è la realtà di ogni giorno. Così, una volta tornato il silenzio e recuperata un po’di lucidità, i protagonisti e gli altri individui con i quali, in un modo o nell’altro, la loro vita si è sfiorata tra le luci del Sonik, si troveranno davanti a un nuovo stato dei fatti, difficile da attribuire a una semplice serata in discoteca.

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    Valutato 4.85 su 5
    Tunz di: Dario Piccioni  14,00

    Tunz. Tunz. Tunz. Come ogni sabato, Eva – aspirante velina – e Laura – la dea del peccato – da una parte, e Adamo – perdigiorno incallito – dall’altra, si preparano a passare la loro nottata al Sonik, al ritmo del Tunz che spacca e fracassa. Mentre si affrettano e si attardano, non sanno che quella notte cambierà per sempre le loro vite perché, incredibile,questa droga è troppo buona, ti fa flashare veramente di brutto! Fuori dalla psicadelica, però, c’è la realtà di ogni giorno. Così, una volta tornato il silenzio e recuperata un po’di lucidità, i protagonisti e gli altri individui con i quali, in un modo o nell’altro, la loro vita si è sfiorata tra le luci del Sonik, si troveranno davanti a un nuovo stato dei fatti, difficile da attribuire a una semplice serata in discoteca.

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    Parigi, linea 6, direzione Trocadero: è possibile innamorarsi sulla metro? Forse sì, se a incontrarsi nello stesso vagone sono Violetta e Julien, lei appassionata dei romanzi di Stendhal, lui romantico e misterioso. Un inquietante cortocircuito temporale trasporterà l’atmosfera da romanzo gotico in cui sembra confinato Julien, nei tempi, chiassosi e disincantati, in cui si svolge la vacanza di Violetta a Parigi. L’amore tra questi due ragazzi assume così i contorni di un classico del Romanticismo riletto in chiave pop: folle come quello di Heathcliff e Catherine in Cime tempestose; struggente come quello di Fabrizio del Dongo che, prigioniero della Torre Farnese nella Certosa di Parma, scorge l’amata Clelia dalla feritoia della sua cella; contrastato come l’amore di Mr. Darcy ed Elizabeth in Orgoglio e pregiudizio; perfino soprannaturale come quello di Paolo e Francesca, che brucia senza consumarsi, al di là del tempo. Le barriere che dividono Julien e Violetta sembrano invalicabili perché a separare i due ragazzi è proprio il tempo in cui si svolge il loro amore: austero e compassato quello di Julien, ironico e scanzonato quello di Violetta. A cavallo tra due epoche e due concezioni dell’amore tanto diverse, l’abbraccio di Julien e Violetta riuscirà ad avvicinare secoli distanti, suggerendo che il romanticismo, forse, è stato messo in soffitta troppo in fretta, e che stanno tornando i tempi per una nuova Belle Époque.

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    Tutta colpa di Stendhal di: Laura Patrizi  18,00

    Parigi, linea 6, direzione Trocadero: è possibile innamorarsi sulla metro? Forse sì, se a incontrarsi nello stesso vagone sono Violetta e Julien, lei appassionata dei romanzi di Stendhal, lui romantico e misterioso. Un inquietante cortocircuito temporale trasporterà l’atmosfera da romanzo gotico in cui sembra confinato Julien, nei tempi, chiassosi e disincantati, in cui si svolge la vacanza di Violetta a Parigi. L’amore tra questi due ragazzi assume così i contorni di un classico del Romanticismo riletto in chiave pop: folle come quello di Heathcliff e Catherine in Cime tempestose; struggente come quello di Fabrizio del Dongo che, prigioniero della Torre Farnese nella Certosa di Parma, scorge l’amata Clelia dalla feritoia della sua cella; contrastato come l’amore di Mr. Darcy ed Elizabeth in Orgoglio e pregiudizio; perfino soprannaturale come quello di Paolo e Francesca, che brucia senza consumarsi, al di là del tempo. Le barriere che dividono Julien e Violetta sembrano invalicabili perché a separare i due ragazzi è proprio il tempo in cui si svolge il loro amore: austero e compassato quello di Julien, ironico e scanzonato quello di Violetta. A cavallo tra due epoche e due concezioni dell’amore tanto diverse, l’abbraccio di Julien e Violetta riuscirà ad avvicinare secoli distanti, suggerendo che il romanticismo, forse, è stato messo in soffitta troppo in fretta, e che stanno tornando i tempi per una nuova Belle Époque.

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