Narrativa (150)

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    La quarantena è il periodo di segregazione cui è sottoposto il contagiato, il diverso, una fase probatoria necessaria a smascherare la malattia, un luogo di isolamento in cui la salute è sospetta, spiata da dietro un vetro di diffidenza. Fino al momento della diagnosi, la condanna alla solitudine forzata è preventiva, perché la salute degli uomini è troppo precaria per rischiare, e l’untore va isolato. Il virus fa tanto più paura quanto più viene da lontano, perché le vie sconosciute percorse dal diverso non possono che essere strade pericolose, terre infette. Così, lo spauracchio del contagio separa mariti da mogli, genitori contagiosi da figli deludenti; i seni nutrienti delle madri divengono ricettacolo di batteri, il latte veleno trasmesso con l’inganno della vita. Perno l’amore diventa un sospetto episodio virale, quando l’inverno lo spoglia dei suoi fiori e ne rivela i frutti guasti. In dodici storie inquietanti e visionarie, Andrea Mauri ci racconta la sua ossessione per la malattia e il disagio del vivere moderno, proponendoci la scrittura come unica terapia efficace contro le infezioni della vita.

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    Contagiati di: Andrea Mauri  12,00

    La quarantena è il periodo di segregazione cui è sottoposto il contagiato, il diverso, una fase probatoria necessaria a smascherare la malattia, un luogo di isolamento in cui la salute è sospetta, spiata da dietro un vetro di diffidenza. Fino al momento della diagnosi, la condanna alla solitudine forzata è preventiva, perché la salute degli uomini è troppo precaria per rischiare, e l’untore va isolato. Il virus fa tanto più paura quanto più viene da lontano, perché le vie sconosciute percorse dal diverso non possono che essere strade pericolose, terre infette. Così, lo spauracchio del contagio separa mariti da mogli, genitori contagiosi da figli deludenti; i seni nutrienti delle madri divengono ricettacolo di batteri, il latte veleno trasmesso con l’inganno della vita. Perno l’amore diventa un sospetto episodio virale, quando l’inverno lo spoglia dei suoi fiori e ne rivela i frutti guasti. In dodici storie inquietanti e visionarie, Andrea Mauri ci racconta la sua ossessione per la malattia e il disagio del vivere moderno, proponendoci la scrittura come unica terapia efficace contro le infezioni della vita.

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    L’incontro casuale tra Greta e Daniele, due ex compagni di classe alle Elementari, innescherà in lei un forte desiderio di cambiamento. La ragazza, poco più che ventenne, lascerà la sua famiglia – comunque assente dalla sua vita – per andare incontro a un destino lontano da tutto ciò che aveva caratterizzato la sua esistenza fino a quel momento. Un amore costruito poco a poco il loro, e apparentemente troppo fragile per affrontare le grandi difficoltà che gli si presenteranno davanti. Ma è proprio di fronte agli ostacoli che, in un gioco di specchi in cui i ruoli per una volta si capovolgono, si possono davvero chiudere i conti con il passato e ricominciare a vivere.

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    Copione al contrario di: Angelo Lupinacci  14,00

    L’incontro casuale tra Greta e Daniele, due ex compagni di classe alle Elementari, innescherà in lei un forte desiderio di cambiamento. La ragazza, poco più che ventenne, lascerà la sua famiglia – comunque assente dalla sua vita – per andare incontro a un destino lontano da tutto ciò che aveva caratterizzato la sua esistenza fino a quel momento. Un amore costruito poco a poco il loro, e apparentemente troppo fragile per affrontare le grandi difficoltà che gli si presenteranno davanti. Ma è proprio di fronte agli ostacoli che, in un gioco di specchi in cui i ruoli per una volta si capovolgono, si possono davvero chiudere i conti con il passato e ricominciare a vivere.

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    Un ottimo lavoro, una bella moglie, una figlia meravigliosa. Tommaso ha tutte le ragioni per essere felice. Una mattina però cambia tutto: si ritrova a Lisbona senza alcuna memoria del proprio passato. Come può essere possibile? Si può costruire un’altra vita e rifugiarsi dentro di essa? La nuova quotidianità di Tommaso è segnata da piccoli gesti, un lavoro come cameriere, una modesta pensione dove alloggia, fino all’incontro con Sabine, una giovane tedesca. La donna è inizialmente incuriosita dall’amnesia di Tommaso, poi sconcertata dal dubbio che ricordi più di quanto non le voglia raccontare. L’arrivo di un investigatore privato la aiuterà a fare luce sul passato dell’uomo: Sabine è stanca di segreti, mentre per Tommaso è arrivato il momento di fare i conti con la sua vita…

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    Cosa ci rende umani di: Raffaele Lezzi  15,00

    Un ottimo lavoro, una bella moglie, una figlia meravigliosa. Tommaso ha tutte le ragioni per essere felice. Una mattina però cambia tutto: si ritrova a Lisbona senza alcuna memoria del proprio passato. Come può essere possibile? Si può costruire un’altra vita e rifugiarsi dentro di essa? La nuova quotidianità di Tommaso è segnata da piccoli gesti, un lavoro come cameriere, una modesta pensione dove alloggia, fino all’incontro con Sabine, una giovane tedesca. La donna è inizialmente incuriosita dall’amnesia di Tommaso, poi sconcertata dal dubbio che ricordi più di quanto non le voglia raccontare. L’arrivo di un investigatore privato la aiuterà a fare luce sul passato dell’uomo: Sabine è stanca di segreti, mentre per Tommaso è arrivato il momento di fare i conti con la sua vita…

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    Per quasi otto mesi si erano solo scritti delle mail e degli sms. Il tono a volte rasentava la confessione intima, a volte diventava impertinenza allusiva per poi, in qualche caso, spingersi in esplicite provocazioni sessuali. In mezzo c’erano pause in cui restava soltanto la percezione di una presenza lontana, un diversivo che voleva essere promessa di un rapporto e, come tale, acquistare un valore aggiunto che entrambi ci tenevano a preservare. Ignoravano che, dopo il loro incontro, si sarebbero nuovamente adeguati alla continuità del vivere, sapendo entrambi che, sul piano dell’esistenza più profonda e insondabile, era avvenuto un crollo a cui non ci sarebbe stato rimedio neanche in futuro.

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    Crollo di Atlante di: Riccardo De Torrebruna  12,00

    Per quasi otto mesi si erano solo scritti delle mail e degli sms. Il tono a volte rasentava la confessione intima, a volte diventava impertinenza allusiva per poi, in qualche caso, spingersi in esplicite provocazioni sessuali. In mezzo c’erano pause in cui restava soltanto la percezione di una presenza lontana, un diversivo che voleva essere promessa di un rapporto e, come tale, acquistare un valore aggiunto che entrambi ci tenevano a preservare. Ignoravano che, dopo il loro incontro, si sarebbero nuovamente adeguati alla continuità del vivere, sapendo entrambi che, sul piano dell’esistenza più profonda e insondabile, era avvenuto un crollo a cui non ci sarebbe stato rimedio neanche in futuro.

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    Il diastema è lo spazio tenero e disarticolato tra i due denti incisivi. Permette di guardare all’interno di un volto, di un sorriso sghembo, seduce e spaventa come un segreto. È una donna che soffre di insonnia: riesce a dormire soltanto pagando una sconosciuta che si addormenti al suo fianco, a cucchiaio. È una ragazzina che vuole diventare invisibile per non essere obbligata a diventare donna: nascosta nella 128 rossa del papà, scompare fondendosi con il tessuto irrespirabile della tappezzeria d’estate. Ognuno dei dodici racconti di Marilena Votta è un piccolo diastema attraverso il quale è possibile scorgere ciò che è nascosto, ricordi offuscati dalla rimozione dell’infanzia, bellezze troppo a lungo coperte con la mano, per pudore.

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    Diastema di: Marilena Votta  12,00

    Il diastema è lo spazio tenero e disarticolato tra i due denti incisivi. Permette di guardare all’interno di un volto, di un sorriso sghembo, seduce e spaventa come un segreto. È una donna che soffre di insonnia: riesce a dormire soltanto pagando una sconosciuta che si addormenti al suo fianco, a cucchiaio. È una ragazzina che vuole diventare invisibile per non essere obbligata a diventare donna: nascosta nella 128 rossa del papà, scompare fondendosi con il tessuto irrespirabile della tappezzeria d’estate. Ognuno dei dodici racconti di Marilena Votta è un piccolo diastema attraverso il quale è possibile scorgere ciò che è nascosto, ricordi offuscati dalla rimozione dell’infanzia, bellezze troppo a lungo coperte con la mano, per pudore.

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    Lei è una ragazza come le altre, ma non ha le mestruazioni né un accenno di seno. Si chiama Manfredi. Nel tentativo di risalire alle cause della propria disforia di genere, Manfredi, 25 anni, recupera gli anni della sua giovinezza, adolescenza e infanzia osservando a ritroso lo sviluppo del suo involucro sessuale come in una sorta di autoinchiesta sul proprio concepimento biologico, quando, involucro dentro un altro involucro, la nascita sembra imporre a ogni vita un cammino già orientato.

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    Disforia di: Valentina Belgrado  10,00

    Lei è una ragazza come le altre, ma non ha le mestruazioni né un accenno di seno. Si chiama Manfredi. Nel tentativo di risalire alle cause della propria disforia di genere, Manfredi, 25 anni, recupera gli anni della sua giovinezza, adolescenza e infanzia osservando a ritroso lo sviluppo del suo involucro sessuale come in una sorta di autoinchiesta sul proprio concepimento biologico, quando, involucro dentro un altro involucro, la nascita sembra imporre a ogni vita un cammino già orientato.

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    A Gesso, nell’entroterra abruzzese, gli abitanti del buio si chiamano Quelli della buona sera. Entrano nelle case attraverso le porte chiuse, accendono fuochi nelle aie, rovinano i raccolti, sottraggono i bambini appena nati dalle culle. A sedici anni Carmina è già una donna, accudisce i fratelli, dà una mano agli uomini nei campi, e sa che deve tenersi lontana da Quelli della buona sera. Dell’amore ha un vago presentimento, ma non ne ha mai sentito parlare, e manco se l’aspetta più, da quando ha deciso che l’uomo che le avevano detto di prendersi non faceva per lei. Da allora, quando la sera va a prendere l’acqua, i suoi compaesani chiudono le porte mentre passa; come se fosse una strega pure lei. Ma il tempo, anche quello immobile della campagna, può essere così lungo da seppellire le chiacchiere; e il tempo di Carmina è destinato a contare tante stagioni, quelle del riposo e quelle della fatica, quelle della guerra e quelle del ritorno a casa, dai primi del Novecento agli anni Settanta. Il peso di un secolo non schiaccia il piccolo paese di campagna: lo sferza come il vento e diventa presto memoria triste divecchi; Carmina ci troverà dentro il tempo per l’amore, fragile come le cave di gesso abbandonate che danno il nome al paese, scarno, ma autentico, e il tempo per figlie e nipoti, tutte donne. Carmina e le donne di famiglia diventeranno la roccia contro la quale la superstizione e la miseria si frantumano.

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    Donne di gesso di: Valeria Masciantonio  15,00

    A Gesso, nell’entroterra abruzzese, gli abitanti del buio si chiamano Quelli della buona sera. Entrano nelle case attraverso le porte chiuse, accendono fuochi nelle aie, rovinano i raccolti, sottraggono i bambini appena nati dalle culle. A sedici anni Carmina è già una donna, accudisce i fratelli, dà una mano agli uomini nei campi, e sa che deve tenersi lontana da Quelli della buona sera. Dell’amore ha un vago presentimento, ma non ne ha mai sentito parlare, e manco se l’aspetta più, da quando ha deciso che l’uomo che le avevano detto di prendersi non faceva per lei. Da allora, quando la sera va a prendere l’acqua, i suoi compaesani chiudono le porte mentre passa; come se fosse una strega pure lei. Ma il tempo, anche quello immobile della campagna, può essere così lungo da seppellire le chiacchiere; e il tempo di Carmina è destinato a contare tante stagioni, quelle del riposo e quelle della fatica, quelle della guerra e quelle del ritorno a casa, dai primi del Novecento agli anni Settanta. Il peso di un secolo non schiaccia il piccolo paese di campagna: lo sferza come il vento e diventa presto memoria triste divecchi; Carmina ci troverà dentro il tempo per l’amore, fragile come le cave di gesso abbandonate che danno il nome al paese, scarno, ma autentico, e il tempo per figlie e nipoti, tutte donne. Carmina e le donne di famiglia diventeranno la roccia contro la quale la superstizione e la miseria si frantumano.

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    «Un lato lirico forte e intenso»

    Roberto Cotroneo

    Tre storie in cui la moltitudine di frammenti che compone il reale cerca il suo posto per brillare, per accogliere e rifrangere la luce che penetra gli abissi del mondo e dell’anima. George, Sam e Tea sono tutti i colori che quella luce può generare.

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    Essere altro di: Asia Vaudo  15,00

    «Un lato lirico forte e intenso»

    Roberto Cotroneo

    Tre storie in cui la moltitudine di frammenti che compone il reale cerca il suo posto per brillare, per accogliere e rifrangere la luce che penetra gli abissi del mondo e dell’anima. George, Sam e Tea sono tutti i colori che quella luce può generare.

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    Prendete un foglio protocollo, piegatelo bene a metà e scriveteci sopra: “Tema”. Dopo ci va il titolo: Fegato, scritto bello grosso, FEGATO, se è vero, come è vero, che colà gli antichi ritenevano porsi la sede della fantasia, punto e accapo, poi saltate una riga e in mezzo scrivete “Svolgi Mento” da una parte e dall’altra della piega del foglio, duepunti e accapo. Bruno è emigrato al Nord da bambino; per lui, che in casa parla una lingua diversa da quella che parlano a scuola, il Tema è un’occasione di protesta e di rimpianti, valvola di sfogo per errori di ortografia inestirpabili, per meridionalismi lasciati sul foglio protocollo di proposito, a concimare la lingua italiana; è un’opportunità per lapsus calami non voluti, poi riscoperti da grande, e sottoscritti da un ostinato senno del poi. In questo libbro (con due bbì) Bruno ci mostra la ricchezza narrativa di tale genere letterario, capace di raccontare l’esistenza intera di un uomo, dalla sua emigrazione dal Sud con la famiglia, su, fino al Tema della Maturità, passando attraverso i giochi dell’infanzia, la solitudine degli esiliati, il delizioso supplizio degli amori non corrisposti, la ricerca e lo smarrimento di un’ancora di salvezza quale che sia… Maestro, ma quanto deve essere lungo ’sto Tema? Dipende: dalla forza della penna, che può trasformare un Tema in un Romanzo; dal tempo che c’è voluto per il viaggio senza ritorno per il Nord, ché a raccontarlo ce ne vuole almeno un altro tanto; e, soprattutto, dalla potenza dell’organo col quale si scrive… il Fegato, voglio dire. Scusate il bisticcio.

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    Valutato 5.00 su 5
    Fegato di: Bruno Del Greco  18,00

    Prendete un foglio protocollo, piegatelo bene a metà e scriveteci sopra: “Tema”. Dopo ci va il titolo: Fegato, scritto bello grosso, FEGATO, se è vero, come è vero, che colà gli antichi ritenevano porsi la sede della fantasia, punto e accapo, poi saltate una riga e in mezzo scrivete “Svolgi Mento” da una parte e dall’altra della piega del foglio, duepunti e accapo. Bruno è emigrato al Nord da bambino; per lui, che in casa parla una lingua diversa da quella che parlano a scuola, il Tema è un’occasione di protesta e di rimpianti, valvola di sfogo per errori di ortografia inestirpabili, per meridionalismi lasciati sul foglio protocollo di proposito, a concimare la lingua italiana; è un’opportunità per lapsus calami non voluti, poi riscoperti da grande, e sottoscritti da un ostinato senno del poi. In questo libbro (con due bbì) Bruno ci mostra la ricchezza narrativa di tale genere letterario, capace di raccontare l’esistenza intera di un uomo, dalla sua emigrazione dal Sud con la famiglia, su, fino al Tema della Maturità, passando attraverso i giochi dell’infanzia, la solitudine degli esiliati, il delizioso supplizio degli amori non corrisposti, la ricerca e lo smarrimento di un’ancora di salvezza quale che sia… Maestro, ma quanto deve essere lungo ’sto Tema? Dipende: dalla forza della penna, che può trasformare un Tema in un Romanzo; dal tempo che c’è voluto per il viaggio senza ritorno per il Nord, ché a raccontarlo ce ne vuole almeno un altro tanto; e, soprattutto, dalla potenza dell’organo col quale si scrive… il Fegato, voglio dire. Scusate il bisticcio.

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