Narrativa (124)

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    Il diastema è lo spazio tenero e disarticolato tra i due denti incisivi. Permette di guardare all’interno di un volto, di un sorriso sghembo, seduce e spaventa come un segreto. È una donna che soffre di insonnia: riesce a dormire soltanto pagando una sconosciuta che si addormenti al suo fianco, a cucchiaio. È una ragazzina che vuole diventare invisibile per non essere obbligata a diventare donna: nascosta nella 128 rossa del papà, scompare fondendosi con il tessuto irrespirabile della tappezzeria d’estate. Ognuno dei dodici racconti di Marilena Votta è un piccolo diastema attraverso il quale è possibile scorgere ciò che è nascosto, ricordi offuscati dalla rimozione dell’infanzia, bellezze troppo a lungo coperte con la mano, per pudore.

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    Diastema di: Marilena Votta  12,00

    Il diastema è lo spazio tenero e disarticolato tra i due denti incisivi. Permette di guardare all’interno di un volto, di un sorriso sghembo, seduce e spaventa come un segreto. È una donna che soffre di insonnia: riesce a dormire soltanto pagando una sconosciuta che si addormenti al suo fianco, a cucchiaio. È una ragazzina che vuole diventare invisibile per non essere obbligata a diventare donna: nascosta nella 128 rossa del papà, scompare fondendosi con il tessuto irrespirabile della tappezzeria d’estate. Ognuno dei dodici racconti di Marilena Votta è un piccolo diastema attraverso il quale è possibile scorgere ciò che è nascosto, ricordi offuscati dalla rimozione dell’infanzia, bellezze troppo a lungo coperte con la mano, per pudore.

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    A Gesso, nell’entroterra abruzzese, gli abitanti del buio si chiamano Quelli della buona sera. Entrano nelle case attraverso le porte chiuse, accendono fuochi nelle aie, rovinano i raccolti, sottraggono i bambini appena nati dalle culle. A sedici anni Carmina è già una donna, accudisce i fratelli, dà una mano agli uomini nei campi, e sa che deve tenersi lontana da Quelli della buona sera. Dell’amore ha un vago presentimento, ma non ne ha mai sentito parlare, e manco se l’aspetta più, da quando ha deciso che l’uomo che le avevano detto di prendersi non faceva per lei. Da allora, quando la sera va a prendere l’acqua, i suoi compaesani chiudono le porte mentre passa; come se fosse una strega pure lei. Ma il tempo, anche quello immobile della campagna, può essere così lungo da seppellire le chiacchiere; e il tempo di Carmina è destinato a contare tante stagioni, quelle del riposo e quelle della fatica, quelle della guerra e quelle del ritorno a casa, dai primi del Novecento agli anni Settanta. Il peso di un secolo non schiaccia il piccolo paese di campagna: lo sferza come il vento e diventa presto memoria triste divecchi; Carmina ci troverà dentro il tempo per l’amore, fragile come le cave di gesso abbandonate che danno il nome al paese, scarno, ma autentico, e il tempo per figlie e nipoti, tutte donne. Carmina e le donne di famiglia diventeranno la roccia contro la quale la superstizione e la miseria si frantumano.

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    Donne di gesso di: Valeria Masciantonio  15,00

    A Gesso, nell’entroterra abruzzese, gli abitanti del buio si chiamano Quelli della buona sera. Entrano nelle case attraverso le porte chiuse, accendono fuochi nelle aie, rovinano i raccolti, sottraggono i bambini appena nati dalle culle. A sedici anni Carmina è già una donna, accudisce i fratelli, dà una mano agli uomini nei campi, e sa che deve tenersi lontana da Quelli della buona sera. Dell’amore ha un vago presentimento, ma non ne ha mai sentito parlare, e manco se l’aspetta più, da quando ha deciso che l’uomo che le avevano detto di prendersi non faceva per lei. Da allora, quando la sera va a prendere l’acqua, i suoi compaesani chiudono le porte mentre passa; come se fosse una strega pure lei. Ma il tempo, anche quello immobile della campagna, può essere così lungo da seppellire le chiacchiere; e il tempo di Carmina è destinato a contare tante stagioni, quelle del riposo e quelle della fatica, quelle della guerra e quelle del ritorno a casa, dai primi del Novecento agli anni Settanta. Il peso di un secolo non schiaccia il piccolo paese di campagna: lo sferza come il vento e diventa presto memoria triste divecchi; Carmina ci troverà dentro il tempo per l’amore, fragile come le cave di gesso abbandonate che danno il nome al paese, scarno, ma autentico, e il tempo per figlie e nipoti, tutte donne. Carmina e le donne di famiglia diventeranno la roccia contro la quale la superstizione e la miseria si frantumano.

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    «Un lato lirico forte e intenso»

    Roberto Cotroneo

    Tre storie in cui la moltitudine di frammenti che compone il reale cerca il suo posto per brillare, per accogliere e rifrangere la luce che penetra gli abissi del mondo e dell’anima. George, Sam e Tea sono tutti i colori che quella luce può generare.

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    Essere altro di: Asia Vaudo  15,00

    «Un lato lirico forte e intenso»

    Roberto Cotroneo

    Tre storie in cui la moltitudine di frammenti che compone il reale cerca il suo posto per brillare, per accogliere e rifrangere la luce che penetra gli abissi del mondo e dell’anima. George, Sam e Tea sono tutti i colori che quella luce può generare.

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    Prendete un foglio protocollo, piegatelo bene a metà e scriveteci sopra: “Tema”. Dopo ci va il titolo: Fegato, scritto bello grosso, FEGATO, se è vero, come è vero, che colà gli antichi ritenevano porsi la sede della fantasia, punto e accapo, poi saltate una riga e in mezzo scrivete “Svolgi Mento” da una parte e dall’altra della piega del foglio, duepunti e accapo. Bruno è emigrato al Nord da bambino; per lui, che in casa parla una lingua diversa da quella che parlano a scuola, il Tema è un’occasione di protesta e di rimpianti, valvola di sfogo per errori di ortografia inestirpabili, per meridionalismi lasciati sul foglio protocollo di proposito, a concimare la lingua italiana; è un’opportunità per lapsus calami non voluti, poi riscoperti da grande, e sottoscritti da un ostinato senno del poi. In questo libbro (con due bbì) Bruno ci mostra la ricchezza narrativa di tale genere letterario, capace di raccontare l’esistenza intera di un uomo, dalla sua emigrazione dal Sud con la famiglia, su, fino al Tema della Maturità, passando attraverso i giochi dell’infanzia, la solitudine degli esiliati, il delizioso supplizio degli amori non corrisposti, la ricerca e lo smarrimento di un’ancora di salvezza quale che sia… Maestro, ma quanto deve essere lungo ’sto Tema? Dipende: dalla forza della penna, che può trasformare un Tema in un Romanzo; dal tempo che c’è voluto per il viaggio senza ritorno per il Nord, ché a raccontarlo ce ne vuole almeno un altro tanto; e, soprattutto, dalla potenza dell’organo col quale si scrive… il Fegato, voglio dire. Scusate il bisticcio.

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    Valutato 5.00 su 5
    Fegato di: Bruno Del Greco  18,00

    Prendete un foglio protocollo, piegatelo bene a metà e scriveteci sopra: “Tema”. Dopo ci va il titolo: Fegato, scritto bello grosso, FEGATO, se è vero, come è vero, che colà gli antichi ritenevano porsi la sede della fantasia, punto e accapo, poi saltate una riga e in mezzo scrivete “Svolgi Mento” da una parte e dall’altra della piega del foglio, duepunti e accapo. Bruno è emigrato al Nord da bambino; per lui, che in casa parla una lingua diversa da quella che parlano a scuola, il Tema è un’occasione di protesta e di rimpianti, valvola di sfogo per errori di ortografia inestirpabili, per meridionalismi lasciati sul foglio protocollo di proposito, a concimare la lingua italiana; è un’opportunità per lapsus calami non voluti, poi riscoperti da grande, e sottoscritti da un ostinato senno del poi. In questo libbro (con due bbì) Bruno ci mostra la ricchezza narrativa di tale genere letterario, capace di raccontare l’esistenza intera di un uomo, dalla sua emigrazione dal Sud con la famiglia, su, fino al Tema della Maturità, passando attraverso i giochi dell’infanzia, la solitudine degli esiliati, il delizioso supplizio degli amori non corrisposti, la ricerca e lo smarrimento di un’ancora di salvezza quale che sia… Maestro, ma quanto deve essere lungo ’sto Tema? Dipende: dalla forza della penna, che può trasformare un Tema in un Romanzo; dal tempo che c’è voluto per il viaggio senza ritorno per il Nord, ché a raccontarlo ce ne vuole almeno un altro tanto; e, soprattutto, dalla potenza dell’organo col quale si scrive… il Fegato, voglio dire. Scusate il bisticcio.

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    Questo libro esplora, con estrema ironia, le dinamiche e i protagonisti che compongono la coppia ai giorni d’oggi. In un contesto sociale che ci mette a dura prova con la ricerca del partner perfetto, l’autrice scrive di ipocrisie e verità che la società è abituata a camuffare con una spessa patina di consuetudini, romanticismo e perbenismo. La penna di Sara Ceracchi trae d’impaccio, con la sua vena umoristica, chi oggi prova l’ansia davvero ingiustificata di doversi creare una vita di coppia esemplare. Cosa ci offre il banco degli incontri? E voi a quale categoria di aspiranti “felici e contenti” pensate di appartenere? Il viaggio in questo esilarante scritto vi aiuterà a scoprirlo!

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    Felici e contenti di: Sara Ceracchi  12,00

    Questo libro esplora, con estrema ironia, le dinamiche e i protagonisti che compongono la coppia ai giorni d’oggi. In un contesto sociale che ci mette a dura prova con la ricerca del partner perfetto, l’autrice scrive di ipocrisie e verità che la società è abituata a camuffare con una spessa patina di consuetudini, romanticismo e perbenismo. La penna di Sara Ceracchi trae d’impaccio, con la sua vena umoristica, chi oggi prova l’ansia davvero ingiustificata di doversi creare una vita di coppia esemplare. Cosa ci offre il banco degli incontri? E voi a quale categoria di aspiranti “felici e contenti” pensate di appartenere? Il viaggio in questo esilarante scritto vi aiuterà a scoprirlo!

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    Ivan Raversi è un quarantenne ancora costretto a vivere con i genitori, a mendicare affetto e a barcamenarsi nella ricerca di un’occupazione. Un nuovo impiego è l’occasione per risolvere tutti i suoi problemi. Ma a che prezzo? Ambientato in una città-laboratorio – isolata ed esausta, vigilata e incasellata in protocolli molto rigidi – questo romanzo, tra distopia e metafora del presente, racconta il nostro tempo stretto nella morsa della precarietà esistenziale, dell’edonismo, dell’eccessivo controllo delle nostre vite e del confine sempre più invisibile tra pubblico e privato.

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    Valutato 5.00 su 5
    Funzioni di: Andrea Michelotti  14,00

    Ivan Raversi è un quarantenne ancora costretto a vivere con i genitori, a mendicare affetto e a barcamenarsi nella ricerca di un’occupazione. Un nuovo impiego è l’occasione per risolvere tutti i suoi problemi. Ma a che prezzo? Ambientato in una città-laboratorio – isolata ed esausta, vigilata e incasellata in protocolli molto rigidi – questo romanzo, tra distopia e metafora del presente, racconta il nostro tempo stretto nella morsa della precarietà esistenziale, dell’edonismo, dell’eccessivo controllo delle nostre vite e del confine sempre più invisibile tra pubblico e privato.

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    Fuori dal tempo, fuori da ogni schema o logica, fuori da sé. Nove racconti sui modi in cui l’essere umano si mostra capace di agire quando perde il controllo. L’inconscio ha un ruolo fondamentale, conduce ad azioni e spinge a reazioni, senza che la ratio sia ancora arrivata a cogliere il campanello d’allarme. I protagonisti di queste storie sono accomunati dalla loro calma e pacatezza apparenti, cieli sereni che celano un uragano pronto a scatenare tutta la sua forza distruttrice. Un padre prostrato dall’odio che, a causa dell’influenza dell’ex moglie, il figlio nutre per lui; un marito che, rientrato in casa, si trova faccia a faccia con la persona che ha appena stuprato sua moglie; un uomo che, dopo anni in cui gli attacchi di panico lo avevano costantemente portato a pensare che stesse per morire, si trova davvero davanti alla morte. Questi sono solo alcuni dei personaggi di Fuoritempo, le cui imprevedibili reazioni si susseguono in un crescendo di impeto ed emozioni, fino a macchiarsi della più terribile e folle delle colpe: l’omicidio.

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    Fuoritempo di: Alessandro Vanzaghi  12,00

    Fuori dal tempo, fuori da ogni schema o logica, fuori da sé. Nove racconti sui modi in cui l’essere umano si mostra capace di agire quando perde il controllo. L’inconscio ha un ruolo fondamentale, conduce ad azioni e spinge a reazioni, senza che la ratio sia ancora arrivata a cogliere il campanello d’allarme. I protagonisti di queste storie sono accomunati dalla loro calma e pacatezza apparenti, cieli sereni che celano un uragano pronto a scatenare tutta la sua forza distruttrice. Un padre prostrato dall’odio che, a causa dell’influenza dell’ex moglie, il figlio nutre per lui; un marito che, rientrato in casa, si trova faccia a faccia con la persona che ha appena stuprato sua moglie; un uomo che, dopo anni in cui gli attacchi di panico lo avevano costantemente portato a pensare che stesse per morire, si trova davvero davanti alla morte. Questi sono solo alcuni dei personaggi di Fuoritempo, le cui imprevedibili reazioni si susseguono in un crescendo di impeto ed emozioni, fino a macchiarsi della più terribile e folle delle colpe: l’omicidio.

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    La natura segue le sue regole. Ascoltarle, può aiutarci a seguire una strada a volte più definita proprio grazie a qualcosa che, benché trascurato dai più, riesce a regalarci, ogni anno, nuovi germogli. Da lì, nascono i pretesti per raccontare tratti di umanità che oggi e ieri si sono lasciati affascinare dal mondo verde.

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    Germogli di: Antonella Zanca  12,00

    La natura segue le sue regole. Ascoltarle, può aiutarci a seguire una strada a volte più definita proprio grazie a qualcosa che, benché trascurato dai più, riesce a regalarci, ogni anno, nuovi germogli. Da lì, nascono i pretesti per raccontare tratti di umanità che oggi e ieri si sono lasciati affascinare dal mondo verde.

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    Il processo di formazione degli Stati Uniti d’Europa è giunto a compimento. Una nuova formazione politica, composta da sole donne, ottiene un risultato elettorale eccezionale, arrivando al potere contro ogni previsione. Non a tutti piace questo nuovo governo che, presa coscienza del fallimento irreversibile del Capitalismo e delle regole del “vecchio mondo”, si muoverà in modo sorprendentemente rivoluzionario. Uno dei primi provvedimenti, il più controverso, sarà l’abolizione degli strumenti monetari a favore di transazioni basate sullo sperma. Il liquido lattescente avrà dunque valore intrinseco e una funzione sociale, ma renderà gli uomini simili a “mucche da mungere” per il proseguimento della specie. I due protagonisti – Adam Fuco e il suo alter ego più esagitato e ribelle, Andreas – tenteranno sia di sfruttare che di ribaltare questa situazione, con approcci e risultati diversi. Ne viene fuori un romanzo utopico tra fantapolitica e distopia, provocatorio, paradossale e moderno, che osserva da un’altra angolazione alcune tematiche del femminismo, svelando un mondo in cui le donne, conquistato il potere, provano a organizzarlo secondo altri valori.

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    Ginecocrazia. L’oltre donna di: Alessandro Dall’Oglio  14,00

    Il processo di formazione degli Stati Uniti d’Europa è giunto a compimento. Una nuova formazione politica, composta da sole donne, ottiene un risultato elettorale eccezionale, arrivando al potere contro ogni previsione. Non a tutti piace questo nuovo governo che, presa coscienza del fallimento irreversibile del Capitalismo e delle regole del “vecchio mondo”, si muoverà in modo sorprendentemente rivoluzionario. Uno dei primi provvedimenti, il più controverso, sarà l’abolizione degli strumenti monetari a favore di transazioni basate sullo sperma. Il liquido lattescente avrà dunque valore intrinseco e una funzione sociale, ma renderà gli uomini simili a “mucche da mungere” per il proseguimento della specie. I due protagonisti – Adam Fuco e il suo alter ego più esagitato e ribelle, Andreas – tenteranno sia di sfruttare che di ribaltare questa situazione, con approcci e risultati diversi. Ne viene fuori un romanzo utopico tra fantapolitica e distopia, provocatorio, paradossale e moderno, che osserva da un’altra angolazione alcune tematiche del femminismo, svelando un mondo in cui le donne, conquistato il potere, provano a organizzarlo secondo altri valori.

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