Narrativa (92)

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    In Colombia la giovane Marvel, fuggita dal suo villaggio, vive in una favela con Alba, la figlia appena nata, lavorando per sopravvivere con dei narcotrafficanti. Un giorno lepropongono di contrabbandare della cocaina in Italia. Invece di ritornare fugge a Trieste, dove cerca di iniziare una nuova vita. Nello stesso tempo Sonia e Giorgio, una coppia senza figli, iniziano un percorso di adozione che li farà vivere una difficile esperienza. Attraverso drammatiche vicende i protagonisti di questo romanzo cercherannodi liberarsi dal peso del proprio passato. Ma costruire un futuro sereno non sarà facile come sperato.

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    Il passato che non conosco di: Mauro Buffa  16,00  11,00

    In Colombia la giovane Marvel, fuggita dal suo villaggio, vive in una favela con Alba, la figlia appena nata, lavorando per sopravvivere con dei narcotrafficanti. Un giorno lepropongono di contrabbandare della cocaina in Italia. Invece di ritornare fugge a Trieste, dove cerca di iniziare una nuova vita. Nello stesso tempo Sonia e Giorgio, una coppia senza figli, iniziano un percorso di adozione che li farà vivere una difficile esperienza. Attraverso drammatiche vicende i protagonisti di questo romanzo cercherannodi liberarsi dal peso del proprio passato. Ma costruire un futuro sereno non sarà facile come sperato.

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    Trame invisibili collegano i destini dei personaggi di questa pièce teatrale. “Sul tavolo verde il pallino è solo. Il giocatore, mirando, studia la traiettoria che deve prendere la sfera prescelta. Così comincia il gioco della vita: un pallino rotola, ne sfiora uno vicino e ne colpisce, con un rumore sordo, un altro distante; forse non è un caso, non è fatalità, ma di sicuro c’è un attimo, uno soltanto in cui, come pallini su un tavolo verde, ci troviamo ad incrociare altre vite. Uno di quegli incontri, potrà deviare la nostra direzione… per sempre”. La pièce teatrale si svolge in un dialogo a più voci in cui l’esistenza di uno è condizionata da quella dell’altro. L’imprevedibilità della vita, che qualcuno chiama destino o fato, è data da incontri fortuiti apparentemente senza significato, ma che prima o poi si presenteranno inesorabilmente a chiedere il conto. L’incontro tra un anziano professore e un giovane porta alla luce storie irrisolte. Il tavolo verde della vita diventa luogo di incontri, scontri, incomprensioni e rivelazioni no al grande finale a sorpresa.


    Il tavolo verde di: Salvatore Mincione  12,00

    Trame invisibili collegano i destini dei personaggi di questa pièce teatrale. “Sul tavolo verde il pallino è solo. Il giocatore, mirando, studia la traiettoria che deve prendere la sfera prescelta. Così comincia il gioco della vita: un pallino rotola, ne sfiora uno vicino e ne colpisce, con un rumore sordo, un altro distante; forse non è un caso, non è fatalità, ma di sicuro c’è un attimo, uno soltanto in cui, come pallini su un tavolo verde, ci troviamo ad incrociare altre vite. Uno di quegli incontri, potrà deviare la nostra direzione… per sempre”. La pièce teatrale si svolge in un dialogo a più voci in cui l’esistenza di uno è condizionata da quella dell’altro. L’imprevedibilità della vita, che qualcuno chiama destino o fato, è data da incontri fortuiti apparentemente senza significato, ma che prima o poi si presenteranno inesorabilmente a chiedere il conto. L’incontro tra un anziano professore e un giovane porta alla luce storie irrisolte. Il tavolo verde della vita diventa luogo di incontri, scontri, incomprensioni e rivelazioni no al grande finale a sorpresa.

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    Nell’autunno-inverno del 1943 la Valsusa fu segnata da una serie di sabotaggi, alcuni tentati, altri portati a segno, dai partigiani nei confronti della linea ferroviaria Torino-Lyon che i nazisti usavano per spostare uomini e mezzi tra la Francia e l’Italia. Il treno che va in Francia se ne fa testimone, raccogliendo, sotto la forma di interviste immaginate, le voci di alcuni dei coraggiosi sabotatori: Carlo Carli, Paolo Gobetti, Walter Fontan, Ugo Berga, don Francesco Foglia, Segio Bellone, Vittorio Blandino, Teresio Bianco Dolino, don Luigi Pautasso, Ettore Marchesini e il misterioso sabotatore della galleria del Frejus del 10 settembre 1943. Le loro storie si mescolanono a intrecciarsi, lasciando intravedere il volto di quella che fu la Resistenza in Valsusa.

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    Il treno che va in Francia di: Roberto Gastaldo  14,00

    Nell’autunno-inverno del 1943 la Valsusa fu segnata da una serie di sabotaggi, alcuni tentati, altri portati a segno, dai partigiani nei confronti della linea ferroviaria Torino-Lyon che i nazisti usavano per spostare uomini e mezzi tra la Francia e l’Italia. Il treno che va in Francia se ne fa testimone, raccogliendo, sotto la forma di interviste immaginate, le voci di alcuni dei coraggiosi sabotatori: Carlo Carli, Paolo Gobetti, Walter Fontan, Ugo Berga, don Francesco Foglia, Segio Bellone, Vittorio Blandino, Teresio Bianco Dolino, don Luigi Pautasso, Ettore Marchesini e il misterioso sabotatore della galleria del Frejus del 10 settembre 1943. Le loro storie si mescolanono a intrecciarsi, lasciando intravedere il volto di quella che fu la Resistenza in Valsusa.

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    In attesa di cortese riscontro è il sigillo finale delle lettere che Anna Cabrini, donna, laureata e per giunta sposata e con velleità letterarie, invia ai suoi potenziali datori di lavoro nella solida immobilità dell’operosa provincia padana. Dalla perdita del lavoro come perdita di identità, la ricerca di Anna diventa viaggio esistenziale, un’attesa metafisica che si intreccerà con un’altra attesa, quella della sorella Sofia, alla ricerca disperata di una maternità oltre i dolorosi limiti dell’infertilità nel paese della Legge 40⁄2004.

    Anna e Sofia. Due sorelle. Due donne in attesa. Due binari apparentemente separati e paralleli, che hanno come deno- minatore comune la forza di riconciliare microcosmo e macrocosmo nella precarietà e sterilità di un tempo ancora scandito al maschile. Entrambe dovranno fronteggiare il proprio esilio, in attesa, ciascuna, di un cortese riscontro dalla vita.

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    Valutato 5.00 su 5
    In attesa di cortese riscontro di: Emanuela Lorenzi  15,00

    In attesa di cortese riscontro è il sigillo finale delle lettere che Anna Cabrini, donna, laureata e per giunta sposata e con velleità letterarie, invia ai suoi potenziali datori di lavoro nella solida immobilità dell’operosa provincia padana. Dalla perdita del lavoro come perdita di identità, la ricerca di Anna diventa viaggio esistenziale, un’attesa metafisica che si intreccerà con un’altra attesa, quella della sorella Sofia, alla ricerca disperata di una maternità oltre i dolorosi limiti dell’infertilità nel paese della Legge 40⁄2004.

    Anna e Sofia. Due sorelle. Due donne in attesa. Due binari apparentemente separati e paralleli, che hanno come deno- minatore comune la forza di riconciliare microcosmo e macrocosmo nella precarietà e sterilità di un tempo ancora scandito al maschile. Entrambe dovranno fronteggiare il proprio esilio, in attesa, ciascuna, di un cortese riscontro dalla vita.

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    Suo padre è morto. A Enrica non resta che respirare la sua assenza. La perdita di quest’uomo che, anche in vita, le aveva regalato una presenza tanto forte quanto incerta la sprona a tagliare i rapporti con gli uomini più ingombranti del suo presente, focalizzandosi su nuove riflessioni. Ogni dettaglio la porta a rivivere il proprio passato, traendo uno spunto per interrogarsi sulla propria immobilità, sul proprio io in stasi ormai da troppo, e donandole infine una luce nuova per ripartire soltanto da sé.

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    In cornice di: Alida Airaghi  14,00

    Suo padre è morto. A Enrica non resta che respirare la sua assenza. La perdita di quest’uomo che, anche in vita, le aveva regalato una presenza tanto forte quanto incerta la sprona a tagliare i rapporti con gli uomini più ingombranti del suo presente, focalizzandosi su nuove riflessioni. Ogni dettaglio la porta a rivivere il proprio passato, traendo uno spunto per interrogarsi sulla propria immobilità, sul proprio io in stasi ormai da troppo, e donandole infine una luce nuova per ripartire soltanto da sé.

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    Capelli, che iniziano a cadere e a ingrigirsi, facendoti accorgere dello scorrere del tempo. Pelle che diventa rossa, lasciando trasparire ansie e paure. Gola, infiammata dal fumo di centinaia di sigarette; e mani, tremanti e sudate, troppo insicure per riparare dalle cadute. Cuore che batte, accelera, per poi fermarsi senza preavviso alcuno. Viscere, torturate dalle emozioni forti della vita, come la gelosia. Gambe che continuano a camminare nonostante la stanchezza, in cerca di una meta, o soltanto di una verità. Un racconto e un flusso di coscienza che, andando a ritroso nel passato, porta a galla tutto ciò che è necessario per ripartire e andare avanti, nella luce di un futuro aprile.

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    In un futuro aprile di: Marco Loprete  15,00

    Capelli, che iniziano a cadere e a ingrigirsi, facendoti accorgere dello scorrere del tempo. Pelle che diventa rossa, lasciando trasparire ansie e paure. Gola, infiammata dal fumo di centinaia di sigarette; e mani, tremanti e sudate, troppo insicure per riparare dalle cadute. Cuore che batte, accelera, per poi fermarsi senza preavviso alcuno. Viscere, torturate dalle emozioni forti della vita, come la gelosia. Gambe che continuano a camminare nonostante la stanchezza, in cerca di una meta, o soltanto di una verità. Un racconto e un flusso di coscienza che, andando a ritroso nel passato, porta a galla tutto ciò che è necessario per ripartire e andare avanti, nella luce di un futuro aprile.

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    Sullo sfondo di una Milano gelida, quattro personaggi si incontrano e si scontrano tra loro, tutti accomunati dallo stesso problema: soffrono di insonnia. Amanda ogni mattina si reca al parco per fotografare l’alba, Fulvio ogni mattina la cerca con gli occhi. Entrambi sono soli, finché non iniziano a conoscersi. La loro intensa conoscenza, in realtà, ha la durata di una notte. Vera e Claude, invece, sono una coppia di lunga data, lei musicista, lui giornalista, si amano e si odiano alla follia. Non dormono quasi mai e hanno caratteri irascibili. Entrambi hanno tanto bisogno dei propri spazi quanto di condividerli con l’altro. In un beffardo gioco di scambi di coppie, ognuno di questi personaggi provati più che mai da notti insonni dovrà affrontare la propria fragilità decidendo della propria vita: andare avanti o farla finita? Provare o rinunciare? Restare o andare via?

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    Insonnia di: Giulia Mattiello  12,00

    Sullo sfondo di una Milano gelida, quattro personaggi si incontrano e si scontrano tra loro, tutti accomunati dallo stesso problema: soffrono di insonnia. Amanda ogni mattina si reca al parco per fotografare l’alba, Fulvio ogni mattina la cerca con gli occhi. Entrambi sono soli, finché non iniziano a conoscersi. La loro intensa conoscenza, in realtà, ha la durata di una notte. Vera e Claude, invece, sono una coppia di lunga data, lei musicista, lui giornalista, si amano e si odiano alla follia. Non dormono quasi mai e hanno caratteri irascibili. Entrambi hanno tanto bisogno dei propri spazi quanto di condividerli con l’altro. In un beffardo gioco di scambi di coppie, ognuno di questi personaggi provati più che mai da notti insonni dovrà affrontare la propria fragilità decidendo della propria vita: andare avanti o farla finita? Provare o rinunciare? Restare o andare via?

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