Narrativa (122)

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    Scritti nell’arco di quindici anni, i dieci racconti della raccolta, con toni e atmosfere che passano dal gotico all’onirico, dal biblico all’horror, spaziano tra epoche e tematiche diverse. Partendo da Mangiamemoria, favola gotica che dà il nome alla raccolta e narra le vicende dell’omonima figura, simbolo dell’Oblio, si arriva a storie che, in termini allegorici, raccontano i temi dei limiti e potenzialità dell’Arte, dell’indifferenza, dell’estremismo religioso, dell’amicizia e del limbo tra la vita e la non vita. Una raccolta che diventa, per il lettore, una esperienza sensoriale e, per l’autore, un modo per omaggiare autori del calibro di Poe e Lovecraft, numi tutelari di tutta l’opera.

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    Mangiamemoria di: Mirko Bonini  16,00

    Scritti nell’arco di quindici anni, i dieci racconti della raccolta, con toni e atmosfere che passano dal gotico all’onirico, dal biblico all’horror, spaziano tra epoche e tematiche diverse. Partendo da Mangiamemoria, favola gotica che dà il nome alla raccolta e narra le vicende dell’omonima figura, simbolo dell’Oblio, si arriva a storie che, in termini allegorici, raccontano i temi dei limiti e potenzialità dell’Arte, dell’indifferenza, dell’estremismo religioso, dell’amicizia e del limbo tra la vita e la non vita. Una raccolta che diventa, per il lettore, una esperienza sensoriale e, per l’autore, un modo per omaggiare autori del calibro di Poe e Lovecraft, numi tutelari di tutta l’opera.

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    La squadra si chiama Save the Youths, “Salvate i giovani”. Gioca in Terza categoria, a Fermo, nelle Marche, provincia felix prima della crisi del distretto calzaturiero più famoso del mondo, trentacinquemila abitanti e centoquaranta richiedenti asilo. Nel 2016 un delitto terribile e razzista, quello di Emmanuel, un profugo nigeriano e cattolico, ucciso con un pugno da un italiano. I calciatori africani della Save the Youths hanno attraversato il deserto, sono passati dalle prigioni della Libia e poi hanno fatto la traversata in mare con il barcone. Come Alhagie Fofana detto “Barbadillo”, gambiano, muratore, che ha dovuto fare due volte il viaggio nel canale di Sicilia. Ha visto morire nella stiva quarantasette persone. Questa è la storia di una squadra precaria per definizione – tre di loro sono partiti per l’estero a metà stagione dopo le restrizioni nella concessione della protezione umanitaria – che è anche un racconto della provincia italiana nell’epoca dei porti chiusi e del rancore verso gli immigrati.

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    Mare fermo di: Guy Chiappaventi  12,00

    La squadra si chiama Save the Youths, “Salvate i giovani”. Gioca in Terza categoria, a Fermo, nelle Marche, provincia felix prima della crisi del distretto calzaturiero più famoso del mondo, trentacinquemila abitanti e centoquaranta richiedenti asilo. Nel 2016 un delitto terribile e razzista, quello di Emmanuel, un profugo nigeriano e cattolico, ucciso con un pugno da un italiano. I calciatori africani della Save the Youths hanno attraversato il deserto, sono passati dalle prigioni della Libia e poi hanno fatto la traversata in mare con il barcone. Come Alhagie Fofana detto “Barbadillo”, gambiano, muratore, che ha dovuto fare due volte il viaggio nel canale di Sicilia. Ha visto morire nella stiva quarantasette persone. Questa è la storia di una squadra precaria per definizione – tre di loro sono partiti per l’estero a metà stagione dopo le restrizioni nella concessione della protezione umanitaria – che è anche un racconto della provincia italiana nell’epoca dei porti chiusi e del rancore verso gli immigrati.

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    Quando Giovanna, medico, decide di aderire al progetto di volontariato Mare nostrum, volto al salvataggio nel Mediterraneo delle imbarcazioni di profughi che intraprendono il “viaggio della speranza”, non sa minimamente cosa aspettarsi da quell’esperienza. Catapultata fin da subito in tragiche azioni di soccorso, si trova a guardare con i propri occhi quello che prima aveva visto solo attraverso le immagini diffuse dalla tv e dal web, e ne esce profondamente sconvolta. Da un lato uomini e donne “costretti” nei luoghi comuni della nostra società a lavorare cambiando continuamente prospettive; dall’altro centinaia di migranti, con le loro storie e loro vite.

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    Mare Nostrum di: Diego Romeo  12,00  10,00

    Quando Giovanna, medico, decide di aderire al progetto di volontariato Mare nostrum, volto al salvataggio nel Mediterraneo delle imbarcazioni di profughi che intraprendono il “viaggio della speranza”, non sa minimamente cosa aspettarsi da quell’esperienza. Catapultata fin da subito in tragiche azioni di soccorso, si trova a guardare con i propri occhi quello che prima aveva visto solo attraverso le immagini diffuse dalla tv e dal web, e ne esce profondamente sconvolta. Da un lato uomini e donne “costretti” nei luoghi comuni della nostra società a lavorare cambiando continuamente prospettive; dall’altro centinaia di migranti, con le loro storie e loro vite.

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    Kin ha ventisei anni e viene da Idro, pianeta della Confederazione Spaziale noto per il suo elevato grado di civiltà e di organizzazione sociale. È appassionata di esobiologia: studia le forme di vita di altri pianeti. Quando, durante un viaggio nello spazio, intercetta la richiesta di aiuto di un’altra viaggiatrice, fa la conoscenza di Marta. Lei è una Mužy ed è in cerca di un pianeta nel quale il suo popolo possa trasferirsi. I Mužy, infatti, sono un popolo bandito dalla Confederazione che, con il proprio attaccamento al denaro e al potere, ha causato la distruzione del proprio mondo, Zemie. Le due si innamorano e vivono insieme appassionanti avventure, condividendo il peso di scelte difficili e dolorose. Quando dopo l’ultima, pericolosa avventura, Marta si trova a dover stabilire definitivamente le sorti del proprio popolo, le due prenderanno una decisione che metterà alla prova, una volta per tutte, la capacità dei popoli di migliorarsi per il proprio ambiente e per la propria specie.

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    Marta e Kin di: Nicola Bennati  10,00

    Kin ha ventisei anni e viene da Idro, pianeta della Confederazione Spaziale noto per il suo elevato grado di civiltà e di organizzazione sociale. È appassionata di esobiologia: studia le forme di vita di altri pianeti. Quando, durante un viaggio nello spazio, intercetta la richiesta di aiuto di un’altra viaggiatrice, fa la conoscenza di Marta. Lei è una Mužy ed è in cerca di un pianeta nel quale il suo popolo possa trasferirsi. I Mužy, infatti, sono un popolo bandito dalla Confederazione che, con il proprio attaccamento al denaro e al potere, ha causato la distruzione del proprio mondo, Zemie. Le due si innamorano e vivono insieme appassionanti avventure, condividendo il peso di scelte difficili e dolorose. Quando dopo l’ultima, pericolosa avventura, Marta si trova a dover stabilire definitivamente le sorti del proprio popolo, le due prenderanno una decisione che metterà alla prova, una volta per tutte, la capacità dei popoli di migliorarsi per il proprio ambiente e per la propria specie.

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    Stati Uniti d’America, primi anni 2000. Miro è un killer professionista che sta per essere giustiziato, sulla sedia elettrica. Nei pochi momenti che gli restano da vivere rivede tutta la sua storia, a partire da un’infanzia segnata indelebilmente dal sangue (omicidio del padre, suicidio della madre). Disagio adolescenziale che diventa fascino per il crimine. Quando Miro ha la possibilità di cambiare direzione verso un altro destino, sceglie di non farlo e diventa invece un sicario. Senza scrupoli né rimorsi. Solo l’incontro con una donna, Debra, poteva mischiare le carte in tavola. Ma ormai è troppo tardi.

    Un romanzo dalle tinte noir che riesce, attraverso un linguaggio ruvido ed essenziale, un ritmo cinematografico e un continuo ricorso a flashback, a farci entrare nella testa del protagonista, nel suo dolore e nella sua incapacità di ribaltare il passato.

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    Mi chiamano Miro di: Dario Di Gioia  12,00

    Stati Uniti d’America, primi anni 2000. Miro è un killer professionista che sta per essere giustiziato, sulla sedia elettrica. Nei pochi momenti che gli restano da vivere rivede tutta la sua storia, a partire da un’infanzia segnata indelebilmente dal sangue (omicidio del padre, suicidio della madre). Disagio adolescenziale che diventa fascino per il crimine. Quando Miro ha la possibilità di cambiare direzione verso un altro destino, sceglie di non farlo e diventa invece un sicario. Senza scrupoli né rimorsi. Solo l’incontro con una donna, Debra, poteva mischiare le carte in tavola. Ma ormai è troppo tardi.

    Un romanzo dalle tinte noir che riesce, attraverso un linguaggio ruvido ed essenziale, un ritmo cinematografico e un continuo ricorso a flashback, a farci entrare nella testa del protagonista, nel suo dolore e nella sua incapacità di ribaltare il passato.

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    Erano gli anni Novanta, a Monteverde. Yuri e i suoi amici si incontravano al largo Giovanni Berchet, la piazzetta vicino alle mura di villa Sciarra. C’era Andrea, l’amico fraterno di Yuri, e Loris-Scucchia, quello che imitava alla perfezione Ridge, il mascellone di Beautiful, e poi c’era Giulio, Mirketto, Simone… e Valentina, che con Yuri era cresciuta insieme. Gli anni di Monteverde finiscono, come tutto il resto, ma Yuri è diverso, e la sua vita, e il mistero intorno alla sua scomparsa, non saranno mai dimenticati. In un romanzo dalle tinte noir, in cui l’amicizia intreccia le sue vie con la malavita romana, Patrizia Pieri ci racconta la storia di Yuri e dei suoi veri amici.

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    Mi chiamo Yuri di: Patrizia Pieri  16,00

    Erano gli anni Novanta, a Monteverde. Yuri e i suoi amici si incontravano al largo Giovanni Berchet, la piazzetta vicino alle mura di villa Sciarra. C’era Andrea, l’amico fraterno di Yuri, e Loris-Scucchia, quello che imitava alla perfezione Ridge, il mascellone di Beautiful, e poi c’era Giulio, Mirketto, Simone… e Valentina, che con Yuri era cresciuta insieme. Gli anni di Monteverde finiscono, come tutto il resto, ma Yuri è diverso, e la sua vita, e il mistero intorno alla sua scomparsa, non saranno mai dimenticati. In un romanzo dalle tinte noir, in cui l’amicizia intreccia le sue vie con la malavita romana, Patrizia Pieri ci racconta la storia di Yuri e dei suoi veri amici.

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    Dopo i tre anni di Mantra Yoga, l’incontro con i rosicruciani, il Kundalini Yoga e il Tantra bianco, il protagonista, un quarantatreenne che in passato ha dedicato troppo del suo tempo al lavoro e agli aspetti superficiali della vita, approda nella comunità spirituale di Findhorn, in Scozia. Per due settimane si confronta con nuovi metodi e approcci da parte dei focalizzatori della comunità e con persone sconosciute, tutte con esperienze diverse alle spalle. Analizzando dettagliatamente se stesso, le sue reazioni ai singoli avvenimenti e le sensazioni che prova durante le meditazioni, i giochi di gruppo, i corsi di meditazione dinamica e di danza, il protagonista ci descrive la sua prima settimana di corso, paragonandola anche alle precedenti esperienze in ambito spirituale. In ognuna delle attività che si trova a svolgere, che si tratti del lavoro in cucina, di un ballo tribale, di una gita al fiume, sente se stesso perdersi completamente in uno stato meditativo, che gli comporta sensazioni fisiche forti e inspiegabili, se non in chi intraprende un percorso volto alla ricerca della propria interiorità.

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    Mio amato carceriere di: Marco Sarli  14,00

    Dopo i tre anni di Mantra Yoga, l’incontro con i rosicruciani, il Kundalini Yoga e il Tantra bianco, il protagonista, un quarantatreenne che in passato ha dedicato troppo del suo tempo al lavoro e agli aspetti superficiali della vita, approda nella comunità spirituale di Findhorn, in Scozia. Per due settimane si confronta con nuovi metodi e approcci da parte dei focalizzatori della comunità e con persone sconosciute, tutte con esperienze diverse alle spalle. Analizzando dettagliatamente se stesso, le sue reazioni ai singoli avvenimenti e le sensazioni che prova durante le meditazioni, i giochi di gruppo, i corsi di meditazione dinamica e di danza, il protagonista ci descrive la sua prima settimana di corso, paragonandola anche alle precedenti esperienze in ambito spirituale. In ognuna delle attività che si trova a svolgere, che si tratti del lavoro in cucina, di un ballo tribale, di una gita al fiume, sente se stesso perdersi completamente in uno stato meditativo, che gli comporta sensazioni fisiche forti e inspiegabili, se non in chi intraprende un percorso volto alla ricerca della propria interiorità.

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    Prenota la tua copia, il libro è in uscita per il 3 giugno.

    Fermati per un po’, non troppo e non troppo poco, affitta una stanza in cui ci sia una grande finestra con vista sul porto da cui si possa scorgere anche il mare e guarda. All’altezza del molo 23, in un porto di una città come tante, un universo di solitudini si sfiorano incoscienti della natura banale del male. Alcune vite raccontano attraverso le loro miserie una storia che vede tutti protagonisti e al contempo sfondo, una storia il cui eroe è l’occhio che osserva alla ricerca di “essere e sentire”.

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    Molo 23 di: Carlotta Rondana  12,00

    Prenota la tua copia, il libro è in uscita per il 3 giugno.

    Fermati per un po’, non troppo e non troppo poco, affitta una stanza in cui ci sia una grande finestra con vista sul porto da cui si possa scorgere anche il mare e guarda. All’altezza del molo 23, in un porto di una città come tante, un universo di solitudini si sfiorano incoscienti della natura banale del male. Alcune vite raccontano attraverso le loro miserie una storia che vede tutti protagonisti e al contempo sfondo, una storia il cui eroe è l’occhio che osserva alla ricerca di “essere e sentire”.

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    Ascanio se ne va. Ma non sta scappando. Vuole solo rimettere in moto una vita che, senza alcun preavviso, ha smesso di funzionare. E allora lascia le sue amate montagne, i suoi ruoli – così ingiustamente maltrattati – di sindaco, di marito e di padre, e va via. Ha bisogno di riprendere fiato, di capire come possa qualcosa di così grave per lui non essere poi la fine del mondo per gli altri. Ma farlo lo obbligherà a una faticosa resa dei conti, a un duro faccia a faccia con le sue stesse azioni.

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    Non è poi la fine del mondo di: Lorenzo Galantino  12,00

    Ascanio se ne va. Ma non sta scappando. Vuole solo rimettere in moto una vita che, senza alcun preavviso, ha smesso di funzionare. E allora lascia le sue amate montagne, i suoi ruoli – così ingiustamente maltrattati – di sindaco, di marito e di padre, e va via. Ha bisogno di riprendere fiato, di capire come possa qualcosa di così grave per lui non essere poi la fine del mondo per gli altri. Ma farlo lo obbligherà a una faticosa resa dei conti, a un duro faccia a faccia con le sue stesse azioni.

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    Il 28 dicembre 1961, a pochi giorni da Capodanno, a Milano scompare Daniele, un bambino di dieci anni. È un giovedì. Quasi sessant’anni dopo in un campo abbandonato viene ritrovato ciò che resta del suo corpicino. Il commissario Domenico Riggio riapre le indagini: i suoi sospetti cadono su un amico d’infanzia del ragazzino, Valerio Delneri, un professore di Astrofisica con un oscuro passato. Milano è molto cambiata dai tempi della loro infanzia, non è più quella cantata da Gaber e Jannacci e del ragazzo della via Gluck. Rimangono gli antichi peccati d’infanzia di Valerio che riemergono dal passato in ogni angolo di strada, confusi e misteriosi come la nebbia di Milano.

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    Non si uccide di giovedì di: Adriano Monopoli  15,00

    Il 28 dicembre 1961, a pochi giorni da Capodanno, a Milano scompare Daniele, un bambino di dieci anni. È un giovedì. Quasi sessant’anni dopo in un campo abbandonato viene ritrovato ciò che resta del suo corpicino. Il commissario Domenico Riggio riapre le indagini: i suoi sospetti cadono su un amico d’infanzia del ragazzino, Valerio Delneri, un professore di Astrofisica con un oscuro passato. Milano è molto cambiata dai tempi della loro infanzia, non è più quella cantata da Gaber e Jannacci e del ragazzo della via Gluck. Rimangono gli antichi peccati d’infanzia di Valerio che riemergono dal passato in ogni angolo di strada, confusi e misteriosi come la nebbia di Milano.

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