Poesia (214)

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    La poesia di Luigi Pacioni è, come la sua pittura, fantastica e visionaria. Contrapponendo allo schema culturale occidentale, basato sulla priorità del pensiero logico-discorsivo, la dimensione notturna e misteriosa dell’essere, egli ha inteso collocarsi nella prospettiva indicata da Blake, Nerval e dal Surrealismo. L’immaginazione trionfa in questi versi, privilegiando la polisemia, ricorrendo costantemente al tropo, imperniando il linguaggio sulla potenza del simbolo. Tra le numerose figure simboliche presenti in queste poesie, centrale ed emblematica è la Colomba di Fuoco, figura femminea ambigua e polivalente. Solitamente, le immagini ornitologiche rinviano al desiderio dinamico di elevazione; la Colomba di Fuoco di Pacioni, nel momento in cui viene primieramente enunciata è accostata alla serpe (“Il poema/che ho scritto su di te/mi è stato ispirato/da una serpe e da una colomba”). Il serpente, bestia lunare, è evidente simbolo erotico e Artemide-Luna, prototipo della femminilità fredda e crudele, è archetipo della donna fatale. E la donna per il poeta assume spesso tratti ambivalenti, egli ne è potentemente attratto e al tempo stesso respinto e la sessualità è sovente intrisa di morte, o meglio, con essa è profondamente connaturata.


    Colomba di fuoco e di piacere di: Luigi Pacioni  12,00

    La poesia di Luigi Pacioni è, come la sua pittura, fantastica e visionaria. Contrapponendo allo schema culturale occidentale, basato sulla priorità del pensiero logico-discorsivo, la dimensione notturna e misteriosa dell’essere, egli ha inteso collocarsi nella prospettiva indicata da Blake, Nerval e dal Surrealismo. L’immaginazione trionfa in questi versi, privilegiando la polisemia, ricorrendo costantemente al tropo, imperniando il linguaggio sulla potenza del simbolo. Tra le numerose figure simboliche presenti in queste poesie, centrale ed emblematica è la Colomba di Fuoco, figura femminea ambigua e polivalente. Solitamente, le immagini ornitologiche rinviano al desiderio dinamico di elevazione; la Colomba di Fuoco di Pacioni, nel momento in cui viene primieramente enunciata è accostata alla serpe (“Il poema/che ho scritto su di te/mi è stato ispirato/da una serpe e da una colomba”). Il serpente, bestia lunare, è evidente simbolo erotico e Artemide-Luna, prototipo della femminilità fredda e crudele, è archetipo della donna fatale. E la donna per il poeta assume spesso tratti ambivalenti, egli ne è potentemente attratto e al tempo stesso respinto e la sessualità è sovente intrisa di morte, o meglio, con essa è profondamente connaturata.

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    Il potere delle donne, l’amore, la forza, la ribellione agli abusi. Una raccolta di poesie che accoglie testi vecchi (fine anni Novanta e testi recenti). L’anima di una donna, nelle sue mille sfaccettature. Dal fango alla luce.

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    Come un fiore di loto di: Ilaria Giovinazzo  12,00

    Il potere delle donne, l’amore, la forza, la ribellione agli abusi. Una raccolta di poesie che accoglie testi vecchi (fine anni Novanta e testi recenti). L’anima di una donna, nelle sue mille sfaccettature. Dal fango alla luce.

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    La nuova raccolta poetica di Edoardo Piazza.

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    Container! di: Edoardo Piazza  15,00

    La nuova raccolta poetica di Edoardo Piazza.

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    Edizione originale americana: Contraband of Hoopoe, Omnidawn, 2014.

    Traduzione di Anna Aresi.

    A cura di Edoardo Olmi e Andrea Sirotti.

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    Contrabbando di upupe di: Ewa Chruściel  15,00

    Edizione originale americana: Contraband of Hoopoe, Omnidawn, 2014.

    Traduzione di Anna Aresi.

    A cura di Edoardo Olmi e Andrea Sirotti.

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    La nuova raccolta poetica di Gabriele Galloni.

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    Creatura breve di: Gabriele Galloni  12,00

    La nuova raccolta poetica di Gabriele Galloni.

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    «Si apre una contraddizione in chi affronta la lettura di questo importante contributo che Gëzim Hajdari offre alle nostre lettere, e non solo: la certezza di punti fermi, la caparbietà di un progetto a lungo termine, l’ostinazione a credere in valori millenari filtrati dalla invenzione scritta, pure a fronte di un mutamento epocale di paradigma, che tutto appiattisce, frammenta, disconosce e distrugge, proprio a far capo dallo status che l’autore porta, esibisce, coltiva: quello di esule, migrante, rifugiato, altro e diverso. Una condizione fluida e bloccata che i suoi testi poetici ribadiscono ad ogni strofa, essendo ormai l’esperienza di fuggitivo e sradicato divenuta elemento sostanziale del suo vissuto e del suo immaginario, vittima (come vedremo) con molti altri intellettuali “stranieri” di una tacita e sistematica espulsione che l’Italia pre e post salviniana ha caparbiamente attuato in nome anche di purezza e primato letterari, di fatto smentiti da questa stessa raccolta».

    Fulvio Pezzarossa

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    Cresce dentro di me un uomo straniero di: Gëzim Hajdari  15,00

    «Si apre una contraddizione in chi affronta la lettura di questo importante contributo che Gëzim Hajdari offre alle nostre lettere, e non solo: la certezza di punti fermi, la caparbietà di un progetto a lungo termine, l’ostinazione a credere in valori millenari filtrati dalla invenzione scritta, pure a fronte di un mutamento epocale di paradigma, che tutto appiattisce, frammenta, disconosce e distrugge, proprio a far capo dallo status che l’autore porta, esibisce, coltiva: quello di esule, migrante, rifugiato, altro e diverso. Una condizione fluida e bloccata che i suoi testi poetici ribadiscono ad ogni strofa, essendo ormai l’esperienza di fuggitivo e sradicato divenuta elemento sostanziale del suo vissuto e del suo immaginario, vittima (come vedremo) con molti altri intellettuali “stranieri” di una tacita e sistematica espulsione che l’Italia pre e post salviniana ha caparbiamente attuato in nome anche di purezza e primato letterari, di fatto smentiti da questa stessa raccolta».

    Fulvio Pezzarossa

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    Nella dimensione esistenziale di questo libro, la “percezione” di Luda Lanini per i suoni della vita poetica salva letteralmente dalla banalità tutto ciò che è prosodico nel suo
    girovagare per Roma. La lotta per la vita e le sue armi sono la poesia stessa, un arsenale che viene riconosciuto da sempre più poeti in questo mondo di fascismo istituzionale e minaccia ambientale.

    Prefazione di Jack Hirschman

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    Crollo di Impero di: Ludovica Lanini  12,00

    Nella dimensione esistenziale di questo libro, la “percezione” di Luda Lanini per i suoni della vita poetica salva letteralmente dalla banalità tutto ciò che è prosodico nel suo
    girovagare per Roma. La lotta per la vita e le sue armi sono la poesia stessa, un arsenale che viene riconosciuto da sempre più poeti in questo mondo di fascismo istituzionale e minaccia ambientale.

    Prefazione di Jack Hirschman

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    Cura e traduzione di Andrea Gazzoni.

    In un paesaggio equatoriale di foreste, fiumi, rocce e regioni costiere, la poesia di Wilson Harris legge e sogna tracce di miti greci e amerindi, memorie di antiche migrazioni, cicatrici di schiavitù ed echi di violenze contemporanee. In un intrico in cui diventa incerto ogni confine, Harris esplora archetipi del bene e del male, della distruzione e della salvezza, articolando in un arazzo di visionarie il ritmo oscuro e luminoso delle vicende umane, il contrappunto di eternità e stagione . Da Ettore «eroe del tempo» che cade da mortale in una Troia trasfigurata in foresta pluviale fino a Odisseo che rifiuta l’immortalità offerta da Calipso cantando la «pietra che si scioglie / in carne», passando per Prometeo che «prigioniero incatenato al cielo» intravede «la marea vuota delle popolazioni della morte o della vita», Da eternità a stagione è una meditazione in versi sul mistero dell’umano.

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    Da eternità a stagione di: Wilson Harris  12,00

    Cura e traduzione di Andrea Gazzoni.

    In un paesaggio equatoriale di foreste, fiumi, rocce e regioni costiere, la poesia di Wilson Harris legge e sogna tracce di miti greci e amerindi, memorie di antiche migrazioni, cicatrici di schiavitù ed echi di violenze contemporanee. In un intrico in cui diventa incerto ogni confine, Harris esplora archetipi del bene e del male, della distruzione e della salvezza, articolando in un arazzo di visionarie il ritmo oscuro e luminoso delle vicende umane, il contrappunto di eternità e stagione . Da Ettore «eroe del tempo» che cade da mortale in una Troia trasfigurata in foresta pluviale fino a Odisseo che rifiuta l’immortalità offerta da Calipso cantando la «pietra che si scioglie / in carne», passando per Prometeo che «prigioniero incatenato al cielo» intravede «la marea vuota delle popolazioni della morte o della vita», Da eternità a stagione è una meditazione in versi sul mistero dell’umano.

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    La nuova raccolta poetica di Flaminia Rocca.


    Dalle mie vene a cielo aperto di: Flaminia Rocca  12,00

    La nuova raccolta poetica di Flaminia Rocca.

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    Degli horti romani è nella sua essenza ultima un canzoniere d’amore. Ma un canzoniere su cui sovrasta verso dopo verso il pensiero di un’altra dimensione del vivere, enigmatica e intraducibile: è il mondo degli astri e della notte, e degli angeli malinconici che lo abitano, cui l’autrice si appella come a forze protettrici, perché custodiscano il nòcciolo tenero e ferito della sua anima, preservandoci dall’aridità dei tempi: quei tempi cui l’autrice allude esplicitamente in alcuni componimenti (La gente che sembra per bene; Povere Muse) ma che sono l’oggetto costante, quasi sottinteso, della sua attenzione, e che a volte sembrano trovare la loro rappresentazione figurale nell’immagine biblica del «serpe». Perché Natalia crede nella poesia: e si vede, e lo dice.

    Dalla Prefazione di G. Pontiggia

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    Degli horti romani di: Natalia Stepanova  14,00

    Degli horti romani è nella sua essenza ultima un canzoniere d’amore. Ma un canzoniere su cui sovrasta verso dopo verso il pensiero di un’altra dimensione del vivere, enigmatica e intraducibile: è il mondo degli astri e della notte, e degli angeli malinconici che lo abitano, cui l’autrice si appella come a forze protettrici, perché custodiscano il nòcciolo tenero e ferito della sua anima, preservandoci dall’aridità dei tempi: quei tempi cui l’autrice allude esplicitamente in alcuni componimenti (La gente che sembra per bene; Povere Muse) ma che sono l’oggetto costante, quasi sottinteso, della sua attenzione, e che a volte sembrano trovare la loro rappresentazione figurale nell’immagine biblica del «serpe». Perché Natalia crede nella poesia: e si vede, e lo dice.

    Dalla Prefazione di G. Pontiggia

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