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    Una raccolta particolare, che mescola poesia e cucina.

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    I segreti del cuocore di: Antonio Corona  12,00

    Una raccolta particolare, che mescola poesia e cucina.

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    L’attore, nella sua quotidianità, può trasformarsi in spettatore, e osservare incuriosito emergere dalla ribalta della cronaca tutti quei personaggi che il riflettore della notorietà illumina per un attimo. Ed è proprio in questa mia volontaria qualità di spettatore che mi sono divertito ad allestire un piccolo palcoscenico privato, dove compaiono via via Grandi Uomini e Personaggi Vari. Per comporre questo gioco mi sono avvalso di una quantità di frasi storiche, proverbi, motti, aforismi, boutade, calembour, sentenze spicciole, ecc. – e mi sono messo all’opera attribuendo ai vari personaggi una certa frase che in realtà non hanno mai pronunciato, una frase scelta però in modo che risultasse come l’equivalente di uno smascheramento, ottenendo così, attraverso il meccanismo della calunnia, un paradossale procedimento di verità che non è, beninteso, Verità Rivelata, ma soltanto l’improvviso manifestarsi della contraddizione tra quello che questi personaggi hanno voluto o vogliono apparire e quello che in realtà sono stati o, semplicemente, sono.


    Il gioco della calunnia di: Rodolfo Traversa  15,00

    L’attore, nella sua quotidianità, può trasformarsi in spettatore, e osservare incuriosito emergere dalla ribalta della cronaca tutti quei personaggi che il riflettore della notorietà illumina per un attimo. Ed è proprio in questa mia volontaria qualità di spettatore che mi sono divertito ad allestire un piccolo palcoscenico privato, dove compaiono via via Grandi Uomini e Personaggi Vari. Per comporre questo gioco mi sono avvalso di una quantità di frasi storiche, proverbi, motti, aforismi, boutade, calembour, sentenze spicciole, ecc. – e mi sono messo all’opera attribuendo ai vari personaggi una certa frase che in realtà non hanno mai pronunciato, una frase scelta però in modo che risultasse come l’equivalente di uno smascheramento, ottenendo così, attraverso il meccanismo della calunnia, un paradossale procedimento di verità che non è, beninteso, Verità Rivelata, ma soltanto l’improvviso manifestarsi della contraddizione tra quello che questi personaggi hanno voluto o vogliono apparire e quello che in realtà sono stati o, semplicemente, sono.

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    Nel 1989, proprio in contemporanea all’uscita degli Atti dell’importante convegno Il romanesco ieri e oggi (De Mauro 1989) e della prima monografia sulla varietà romana e laziale di italiano (Troncon/Canepari 1989), Francesca Romana Nusiner pubblica Er maleppeggio. Il romanesco in cantiere, stampato a Roma dalle Arte Grafiche San Marcello (Nusiner 1989). È un lavoro che passa, però, inosservato e la pur copiosa bibliografia sul romanesco successiva non lo cita affatto: ecco allora l’intento di profilare qui una novità assoluta per gli studi di settore e, pur con tutte le doverose cautele, per lo stesso italiano, dal momento che a oggi non sono ancora disponibili repertori sul lessico dell’edilizia e che, data anche la ben nota prossimità strutturale e il continuum tra lingua e dialetto di Roma, il repertorio segnala anche termini che non possono dirsi propriamente dialettali.


    Il romanesco dell’edilizia di: Andrea Viviani  12,00

    Nel 1989, proprio in contemporanea all’uscita degli Atti dell’importante convegno Il romanesco ieri e oggi (De Mauro 1989) e della prima monografia sulla varietà romana e laziale di italiano (Troncon/Canepari 1989), Francesca Romana Nusiner pubblica Er maleppeggio. Il romanesco in cantiere, stampato a Roma dalle Arte Grafiche San Marcello (Nusiner 1989). È un lavoro che passa, però, inosservato e la pur copiosa bibliografia sul romanesco successiva non lo cita affatto: ecco allora l’intento di profilare qui una novità assoluta per gli studi di settore e, pur con tutte le doverose cautele, per lo stesso italiano, dal momento che a oggi non sono ancora disponibili repertori sul lessico dell’edilizia e che, data anche la ben nota prossimità strutturale e il continuum tra lingua e dialetto di Roma, il repertorio segnala anche termini che non possono dirsi propriamente dialettali.

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    Assistere può essere un verbo intransitivo (essere presente a uno spettacolo, a una conferenza), o transitivo (stare vicino a qualcuno per aiutarlo, per soccorrerlo). Anche se usiamo questo verbo con disinvoltura, raramente ci soffermiamo a pensare che il suo significato può essere antitetico. Per esempio: i passanti assistono all’incidente, ma nessuno di loro assiste i feriti. L’assistenza, pertanto, può essere tanto indifferente e distaccata, quanto partecipe e solidale. L’assistente, quindi, può essere qualcuno che assiste persone bisognose o una persona che osserva il passaggio di un corteo e se ci soffermiamo un momento a considerare l’ambivalenza di questa parola, ci accorgiamo che questo verbo è un’espressione più divergente di quanto l’abitudine predisponga. Ed è proprio partendo da questa ambivalenza che è nato questo gioco, con il quale Rodolfo Traversa si è divertito a immaginare aspetti di assistenza bislacchi, paradossali e sarcastici, che non intendono dileggiare l’aspetto transitivo dell’assistere, né irridere coloro che hanno fatto dell’assistenza la loro professione.

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    L’assistere di: Rodolfo Traversa  12,00

    Assistere può essere un verbo intransitivo (essere presente a uno spettacolo, a una conferenza), o transitivo (stare vicino a qualcuno per aiutarlo, per soccorrerlo). Anche se usiamo questo verbo con disinvoltura, raramente ci soffermiamo a pensare che il suo significato può essere antitetico. Per esempio: i passanti assistono all’incidente, ma nessuno di loro assiste i feriti. L’assistenza, pertanto, può essere tanto indifferente e distaccata, quanto partecipe e solidale. L’assistente, quindi, può essere qualcuno che assiste persone bisognose o una persona che osserva il passaggio di un corteo e se ci soffermiamo un momento a considerare l’ambivalenza di questa parola, ci accorgiamo che questo verbo è un’espressione più divergente di quanto l’abitudine predisponga. Ed è proprio partendo da questa ambivalenza che è nato questo gioco, con il quale Rodolfo Traversa si è divertito a immaginare aspetti di assistenza bislacchi, paradossali e sarcastici, che non intendono dileggiare l’aspetto transitivo dell’assistere, né irridere coloro che hanno fatto dell’assistenza la loro professione.

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    Questo libro, così potente, così anomalo – bisognerà ribadirlo – dentro la trama della nostra poesia, ci viene incontro in tutta la sua irripetibile unicità. Anomalo lo è per il ritmo, irregolare e franto, che segue l’andamento di ogni voce, svoltando in improvvise accensioni liriche, in spavalde sentenze, in un’apocalisse di suoni e di immagini che s’intrudono dentro le storie, e le trasformano; e lo è per il suo lessico, in cui la gergalità non è mai provocatoria, non è mai astratta o calcolata, ma fa parte di una necessità; e lo è per la tensione esistenziale che lo consuma, e che ci introduce nel magma febbricitante dell’animo umano, senza indulgenze, ma anche senza compiacimenti. L’America di questo libro non è più un mito: le sue mitologie si dissolvono strada dopo strada, voce dopo voce. Lo sguardo è assorbito dal paesaggio, affonda anzi nel paesaggio stesso, che lo sconvolge e insieme lo rigenera. I fatti, le logiche, i pensieri si frammischiano ai fantasmi della mente, alle epifanie del cuore. E anche se qualcuno sarà tentato dal trarne indizi di qualcos’altro, il lettore intenderà subito che La maggioranza delle stelle è soltanto, inevitabilmente, un libro di poesia.

    dalla Prefazione di Giancarlo Pontiggia

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    La maggioranza delle stelle di: Pietro Federico  12,00

    Questo libro, così potente, così anomalo – bisognerà ribadirlo – dentro la trama della nostra poesia, ci viene incontro in tutta la sua irripetibile unicità. Anomalo lo è per il ritmo, irregolare e franto, che segue l’andamento di ogni voce, svoltando in improvvise accensioni liriche, in spavalde sentenze, in un’apocalisse di suoni e di immagini che s’intrudono dentro le storie, e le trasformano; e lo è per il suo lessico, in cui la gergalità non è mai provocatoria, non è mai astratta o calcolata, ma fa parte di una necessità; e lo è per la tensione esistenziale che lo consuma, e che ci introduce nel magma febbricitante dell’animo umano, senza indulgenze, ma anche senza compiacimenti. L’America di questo libro non è più un mito: le sue mitologie si dissolvono strada dopo strada, voce dopo voce. Lo sguardo è assorbito dal paesaggio, affonda anzi nel paesaggio stesso, che lo sconvolge e insieme lo rigenera. I fatti, le logiche, i pensieri si frammischiano ai fantasmi della mente, alle epifanie del cuore. E anche se qualcuno sarà tentato dal trarne indizi di qualcos’altro, il lettore intenderà subito che La maggioranza delle stelle è soltanto, inevitabilmente, un libro di poesia.

    dalla Prefazione di Giancarlo Pontiggia

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    Settembre 1943: Roma si arrende all’esercito di Hitler e il tenente Giaime Pintor – giovane e brillante letterato, poeta e traduttore, collaboratore della neonata casa editrice Einaudi – decide di impegnarsi a fondo nella guerra di liberazione. Raggiunti a Brindisi il re e il maresciallo Badoglio, e deluso dal loro immobilismo, si porta a Napoli, appena riconquistata dagli Alleati affiancati dalla popolazione, per contribuire alla formazione di un corpo di volontari italiani. Il fallimento di questo progetto non lo ferma, e Pintor accetta la proposta degli inglesi di fargli riattraversare le linee insieme ad alcuni compagni per stabilire un collegamento con i primi gruppi partigiani. Il tragico epilogo della missione conclude la vicenda esemplare di un intellettuale che, unendo in sé pensiero e azione, talento poetico e rigore morale, sacrifica la propria vita per il riscatto dell’Italia in uno dei momenti più bui della sua storia.

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    La mina tedesca. Il vero romanzo di Giaime Pintor di: Carlo Ferrucci  16,00

    Settembre 1943: Roma si arrende all’esercito di Hitler e il tenente Giaime Pintor – giovane e brillante letterato, poeta e traduttore, collaboratore della neonata casa editrice Einaudi – decide di impegnarsi a fondo nella guerra di liberazione. Raggiunti a Brindisi il re e il maresciallo Badoglio, e deluso dal loro immobilismo, si porta a Napoli, appena riconquistata dagli Alleati affiancati dalla popolazione, per contribuire alla formazione di un corpo di volontari italiani. Il fallimento di questo progetto non lo ferma, e Pintor accetta la proposta degli inglesi di fargli riattraversare le linee insieme ad alcuni compagni per stabilire un collegamento con i primi gruppi partigiani. Il tragico epilogo della missione conclude la vicenda esemplare di un intellettuale che, unendo in sé pensiero e azione, talento poetico e rigore morale, sacrifica la propria vita per il riscatto dell’Italia in uno dei momenti più bui della sua storia.

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