Officina Ensemble (101)

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    Kin ha ventisei anni e viene da Idro, pianeta della Confederazione Spaziale noto per il suo elevato grado di civiltà e di organizzazione sociale. È appassionata di esobiologia: studia le forme di vita di altri pianeti. Quando, durante un viaggio nello spazio, intercetta la richiesta di aiuto di un’altra viaggiatrice, fa la conoscenza di Marta. Lei è una Mužy ed è in cerca di un pianeta nel quale il suo popolo possa trasferirsi. I Mužy, infatti, sono un popolo bandito dalla Confederazione che, con il proprio attaccamento al denaro e al potere, ha causato la distruzione del proprio mondo, Zemie. Le due si innamorano e vivono insieme appassionanti avventure, condividendo il peso di scelte difficili e dolorose. Quando dopo l’ultima, pericolosa avventura, Marta si trova a dover stabilire definitivamente le sorti del proprio popolo, le due prenderanno una decisione che metterà alla prova, una volta per tutte, la capacità dei popoli di migliorarsi per il proprio ambiente e per la propria specie.

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    Marta e Kin di: Nicola Bennati  10,00

    Kin ha ventisei anni e viene da Idro, pianeta della Confederazione Spaziale noto per il suo elevato grado di civiltà e di organizzazione sociale. È appassionata di esobiologia: studia le forme di vita di altri pianeti. Quando, durante un viaggio nello spazio, intercetta la richiesta di aiuto di un’altra viaggiatrice, fa la conoscenza di Marta. Lei è una Mužy ed è in cerca di un pianeta nel quale il suo popolo possa trasferirsi. I Mužy, infatti, sono un popolo bandito dalla Confederazione che, con il proprio attaccamento al denaro e al potere, ha causato la distruzione del proprio mondo, Zemie. Le due si innamorano e vivono insieme appassionanti avventure, condividendo il peso di scelte difficili e dolorose. Quando dopo l’ultima, pericolosa avventura, Marta si trova a dover stabilire definitivamente le sorti del proprio popolo, le due prenderanno una decisione che metterà alla prova, una volta per tutte, la capacità dei popoli di migliorarsi per il proprio ambiente e per la propria specie.

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    Stati Uniti d’America, primi anni 2000. Miro è un killer professionista che sta per essere giustiziato, sulla sedia elettrica. Nei pochi momenti che gli restano da vivere rivede tutta la sua storia, a partire da un’infanzia segnata indelebilmente dal sangue (omicidio del padre, suicidio della madre). Disagio adolescenziale che diventa fascino per il crimine. Quando Miro ha la possibilità di cambiare direzione verso un altro destino, sceglie di non farlo e diventa invece un sicario. Senza scrupoli né rimorsi. Solo l’incontro con una donna, Debra, poteva mischiare le carte in tavola. Ma ormai è troppo tardi.

    Un romanzo dalle tinte noir che riesce, attraverso un linguaggio ruvido ed essenziale, un ritmo cinematografico e un continuo ricorso a flashback, a farci entrare nella testa del protagonista, nel suo dolore e nella sua incapacità di ribaltare il passato.

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    Mi chiamano Miro di: Dario Di Gioia  12,00

    Stati Uniti d’America, primi anni 2000. Miro è un killer professionista che sta per essere giustiziato, sulla sedia elettrica. Nei pochi momenti che gli restano da vivere rivede tutta la sua storia, a partire da un’infanzia segnata indelebilmente dal sangue (omicidio del padre, suicidio della madre). Disagio adolescenziale che diventa fascino per il crimine. Quando Miro ha la possibilità di cambiare direzione verso un altro destino, sceglie di non farlo e diventa invece un sicario. Senza scrupoli né rimorsi. Solo l’incontro con una donna, Debra, poteva mischiare le carte in tavola. Ma ormai è troppo tardi.

    Un romanzo dalle tinte noir che riesce, attraverso un linguaggio ruvido ed essenziale, un ritmo cinematografico e un continuo ricorso a flashback, a farci entrare nella testa del protagonista, nel suo dolore e nella sua incapacità di ribaltare il passato.

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    Erano gli anni Novanta, a Monteverde. Yuri e i suoi amici si incontravano al largo Giovanni Berchet, la piazzetta vicino alle mura di villa Sciarra. C’era Andrea, l’amico fraterno di Yuri, e Loris-Scucchia, quello che imitava alla perfezione Ridge, il mascellone di Beautiful, e poi c’era Giulio, Mirketto, Simone… e Valentina, che con Yuri era cresciuta insieme. Gli anni di Monteverde finiscono, come tutto il resto, ma Yuri è diverso, e la sua vita, e il mistero intorno alla sua scomparsa, non saranno mai dimenticati. In un romanzo dalle tinte noir, in cui l’amicizia intreccia le sue vie con la malavita romana, Patrizia Pieri ci racconta la storia di Yuri e dei suoi veri amici.

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    Mi chiamo Yuri di: Patrizia Pieri  16,00

    Erano gli anni Novanta, a Monteverde. Yuri e i suoi amici si incontravano al largo Giovanni Berchet, la piazzetta vicino alle mura di villa Sciarra. C’era Andrea, l’amico fraterno di Yuri, e Loris-Scucchia, quello che imitava alla perfezione Ridge, il mascellone di Beautiful, e poi c’era Giulio, Mirketto, Simone… e Valentina, che con Yuri era cresciuta insieme. Gli anni di Monteverde finiscono, come tutto il resto, ma Yuri è diverso, e la sua vita, e il mistero intorno alla sua scomparsa, non saranno mai dimenticati. In un romanzo dalle tinte noir, in cui l’amicizia intreccia le sue vie con la malavita romana, Patrizia Pieri ci racconta la storia di Yuri e dei suoi veri amici.

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    Dieci racconti in forma monologica, dieci diverse voci narranti in cui l’autore, in un flusso di coscienza incessante, riproduce i molteplici affluenti dell’animo umano. Un’indagine aperta, vivida e genuina, in cui sentimenti e risentimenti del vivere quotidiano si riflettono su sfondi ora attuali ora proiettati nella storia o nella leggenda, a comporre il caleidoscopio contraddittorio e affascinante dell’esistenza.

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    Nota di addebito di: Paolo Mazzocchini  12,00

    Dieci racconti in forma monologica, dieci diverse voci narranti in cui l’autore, in un flusso di coscienza incessante, riproduce i molteplici affluenti dell’animo umano. Un’indagine aperta, vivida e genuina, in cui sentimenti e risentimenti del vivere quotidiano si riflettono su sfondi ora attuali ora proiettati nella storia o nella leggenda, a comporre il caleidoscopio contraddittorio e affascinante dell’esistenza.

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    Sei storie di fantasmi. Demoni letterari e smarrimenti metafisici. Ci ritroviamo a Berlino nel 1944, sotto i bombardamenti, con il poeta Gottfried Benn. Osserviamo la stanza di Kostantinos Kavafis, immersi nell’odore di cera delle candele. Seguiamo uno smemorato Virgilio che, tra le ombre dell’anti-inferno, cerca di raggiungere il “viaggiatore” Dante per fargli da guida. Spiamo la notte suprema del pittore Lorenzo detto “Il Morto”. Incontriamo Friedrich Hölderlin tra follia e rivelazione, oppure lo spiritismo fragile di una donna nel cimitero di un’isola del Mediterraneo. Fantasmi e ossessioni, lemuri e ombre: presenze rimaste in questo mondo in lunghe notti di smisurata ingiustizia…

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    Notazioni sui fastidi del sonno di: Letizia Leone

    Sei storie di fantasmi. Demoni letterari e smarrimenti metafisici. Ci ritroviamo a Berlino nel 1944, sotto i bombardamenti, con il poeta Gottfried Benn. Osserviamo la stanza di Kostantinos Kavafis, immersi nell’odore di cera delle candele. Seguiamo uno smemorato Virgilio che, tra le ombre dell’anti-inferno, cerca di raggiungere il “viaggiatore” Dante per fargli da guida. Spiamo la notte suprema del pittore Lorenzo detto “Il Morto”. Incontriamo Friedrich Hölderlin tra follia e rivelazione, oppure lo spiritismo fragile di una donna nel cimitero di un’isola del Mediterraneo. Fantasmi e ossessioni, lemuri e ombre: presenze rimaste in questo mondo in lunghe notti di smisurata ingiustizia…

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    Il vecchio era stato sempre lassù in montagna, burbero, di poche parole, tra le sue terre e le sue vacche. Dopo quattro figlie femmine, finalmente la moglie gli aveva regalato un maschio, Basilio, ed era morta. Ma il figlio tanto atteso non aveva seguito le sue orme, aveva lasciato la fattoria e sposato Valentina. Il nipotino Lorenzo, invece, sembrava promettere bene: amava la natura, e amava il nonno, nonostante tutto. Quando il vecchio morirà, il trauma porterà il piccolo Lorenzo a rinchiudersi nel mutismo, e gli equilibri fisici e psichici della famiglia si vedranno compromessi. Ognuno intraprenderà un viaggio solitario alla ricerca di se stesso e delle proprie parole perdute, scritte, lette, inascoltate… il più delle volte non dette.

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    Parlami negli occhi di: Lanfranco Schuhmann  18,00

    Il vecchio era stato sempre lassù in montagna, burbero, di poche parole, tra le sue terre e le sue vacche. Dopo quattro figlie femmine, finalmente la moglie gli aveva regalato un maschio, Basilio, ed era morta. Ma il figlio tanto atteso non aveva seguito le sue orme, aveva lasciato la fattoria e sposato Valentina. Il nipotino Lorenzo, invece, sembrava promettere bene: amava la natura, e amava il nonno, nonostante tutto. Quando il vecchio morirà, il trauma porterà il piccolo Lorenzo a rinchiudersi nel mutismo, e gli equilibri fisici e psichici della famiglia si vedranno compromessi. Ognuno intraprenderà un viaggio solitario alla ricerca di se stesso e delle proprie parole perdute, scritte, lette, inascoltate… il più delle volte non dette.

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    Le passerelle sono ponticelli di corda provvisori ma necessari per attraversare corsi d’acqua o dirupi, imbarcare passeggeri in partenza verso paesi d’oltremare o per superare ostacoli imminenti.

    I passaggi che una donna deve attraversare nella sua vita sono tanti, sia fisici che affettivi, sia biologici che spirituali: dapprima la bambina passa dalle passerelle allegre dei giochi infantili verso quelle che la portano all’altra estremità, dove ritrova la donna adulta, che la conducono, in un eterno fluire, su altre passerelle. Certamente ella non mancherà di dover attraversare passerelle turbolente, che segnano ad esempio il passaggio da un amante del passato a una nuova travolgente passione; o ancora passerelle dolorose, che si è obbligati a percorrere quando qualcuno se ne va per sempre e la nostalgia si fa struggente. Certe volte, poi, su una passerella, si può incontrare un uomo con cui camminare per mano, certe altre, invece, gli incontri sembrano solo complicare l’attraversamento, sebbene in qualche modo si riesca comunque ad arrivare.

    L’unico errore è fermarsi lungo il cammino: il coraggio sta tutto nel guardare alla meta.

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    Passerelle di: Muriel Peretti  12,00

    Le passerelle sono ponticelli di corda provvisori ma necessari per attraversare corsi d’acqua o dirupi, imbarcare passeggeri in partenza verso paesi d’oltremare o per superare ostacoli imminenti.

    I passaggi che una donna deve attraversare nella sua vita sono tanti, sia fisici che affettivi, sia biologici che spirituali: dapprima la bambina passa dalle passerelle allegre dei giochi infantili verso quelle che la portano all’altra estremità, dove ritrova la donna adulta, che la conducono, in un eterno fluire, su altre passerelle. Certamente ella non mancherà di dover attraversare passerelle turbolente, che segnano ad esempio il passaggio da un amante del passato a una nuova travolgente passione; o ancora passerelle dolorose, che si è obbligati a percorrere quando qualcuno se ne va per sempre e la nostalgia si fa struggente. Certe volte, poi, su una passerella, si può incontrare un uomo con cui camminare per mano, certe altre, invece, gli incontri sembrano solo complicare l’attraversamento, sebbene in qualche modo si riesca comunque ad arrivare.

    L’unico errore è fermarsi lungo il cammino: il coraggio sta tutto nel guardare alla meta.

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    Thomas è un affascinante agente immobiliare di origine inglese. Prossimo ai cinquanta, inizia suo malgrado a essere stanco della vita e della reputazione di playboy incallito. Per motivi di lavoro, si trova a passare del tempo in Toscana, alloggiando all’“Attimo fuggente”, un agriturismo non lontano da Pisa, gestito da sole donne. Proprio lì, tra il tentativo di sfuggire alle avance di Viola, adolescente orfana di padre che cerca in lui una figura di riferimento, e la curiosità per Vittoria, sua ex fiamma dalle mille doti nascoste, si ritrova a perdere la testa e il cuore per Caterina, parente delle due, ma profondamente diversa nell’indole. Sorpreso e turbato per la portata delle nuove emozioni che lo travolgono, e ammaliato dalla bellezza dei luoghi della Valdera, il protagonista inizia un viaggio dentro sé che lo porta a riassaporare il passato, a indagare il suo presente e a dare una svolta inaspettata al suo futuro.

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    Perfect Days di: Daniela Pasqualetti  15,00

    Thomas è un affascinante agente immobiliare di origine inglese. Prossimo ai cinquanta, inizia suo malgrado a essere stanco della vita e della reputazione di playboy incallito. Per motivi di lavoro, si trova a passare del tempo in Toscana, alloggiando all’“Attimo fuggente”, un agriturismo non lontano da Pisa, gestito da sole donne. Proprio lì, tra il tentativo di sfuggire alle avance di Viola, adolescente orfana di padre che cerca in lui una figura di riferimento, e la curiosità per Vittoria, sua ex fiamma dalle mille doti nascoste, si ritrova a perdere la testa e il cuore per Caterina, parente delle due, ma profondamente diversa nell’indole. Sorpreso e turbato per la portata delle nuove emozioni che lo travolgono, e ammaliato dalla bellezza dei luoghi della Valdera, il protagonista inizia un viaggio dentro sé che lo porta a riassaporare il passato, a indagare il suo presente e a dare una svolta inaspettata al suo futuro.

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    Venti storie brevi, bonsai, per raccontare la forza d’animo necessaria a relegare il proprio dolore in un angolo di sé, vivendo la propria quotidianità nella completa, apparente, normalità. Accomunati da un lieve retrogusto malinconico, questi racconti danno voce a chi, solitamente, quella voce la lascia urlare in maniera silenziosa, perché la vita impone regole, ritmi e responsabilità che non prevedono uno spazio in cui essere fragili. Tutto questo lo incontriamo nella donna che sopporta le violenze del marito, per garantire serenità alla propria bambina; in chi vede le proprie terre distrutte dal fuoco, e non può che rimboccarsi le maniche e costruire tutto da capo; in chi, salvando le vite altrui, è costretto a vedere la propria distrutta. Sono racconti di piccoli e grandi dolori, o dispiaceri, che si confondono con il tran tran quotidiano, che si infilano nelle pieghe di un sorriso forzato ed entrano a far parte di ogni singolo momento della nostra vita, non lasciandoci altra scelta che conviverci.

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    Piccole storie raccolte per strada di: Maria Antonietta Nera  12,00

    Venti storie brevi, bonsai, per raccontare la forza d’animo necessaria a relegare il proprio dolore in un angolo di sé, vivendo la propria quotidianità nella completa, apparente, normalità. Accomunati da un lieve retrogusto malinconico, questi racconti danno voce a chi, solitamente, quella voce la lascia urlare in maniera silenziosa, perché la vita impone regole, ritmi e responsabilità che non prevedono uno spazio in cui essere fragili. Tutto questo lo incontriamo nella donna che sopporta le violenze del marito, per garantire serenità alla propria bambina; in chi vede le proprie terre distrutte dal fuoco, e non può che rimboccarsi le maniche e costruire tutto da capo; in chi, salvando le vite altrui, è costretto a vedere la propria distrutta. Sono racconti di piccoli e grandi dolori, o dispiaceri, che si confondono con il tran tran quotidiano, che si infilano nelle pieghe di un sorriso forzato ed entrano a far parte di ogni singolo momento della nostra vita, non lasciandoci altra scelta che conviverci.

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    Una raccolta di testi al tempo stesso delicata e dura, caotica nel suo sperimentalismo. Racchiusi in poche righe, possiamo scorgere la poesia di un singolo istante, gli interrogativi, i pensieri volanti, i dettagli fugaci che presto o tardi svaniranno dalla memoria, e le storie di tempi e luoghi lontani. In questo libro si spazia tra il mito e la storia, si accosta l’aulico al dialettale, il fiabesco allo squallido reale; entriamo in atmosfere da sogno per poi lasciarci sprofondare nella durezza di quel che è. Personaggi e luoghi dai colori rudi e sbiaditi si inseguono in tempi illogicamente correlati. Lucia ha l’aria da accattona, la bocca piena di saliva, e bestemmia i vivi e i morti. Taddeus, rannicchiato-rachitico-selvatico, vive nella memoria e negli scritti di chi lo ha perso per sempre. Meryam ha il viso butterato e di carta pesta, ha pregato per mesi davanti a un crocifisso con una sola gamba, ma ha avuto comun- que una figlia storpia. La commedia umana in tutte le sue sfaccettature, una varietà di vite quotidiane (e non), di riferimenti e di riflessioni racchiusi in queste prose che, pur essendo molto brevi, richiedono più di una veloce lettura per poterne comprendere appieno il significato.

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    Presso il re moro di: Antonio Trucillo  13,00

    Una raccolta di testi al tempo stesso delicata e dura, caotica nel suo sperimentalismo. Racchiusi in poche righe, possiamo scorgere la poesia di un singolo istante, gli interrogativi, i pensieri volanti, i dettagli fugaci che presto o tardi svaniranno dalla memoria, e le storie di tempi e luoghi lontani. In questo libro si spazia tra il mito e la storia, si accosta l’aulico al dialettale, il fiabesco allo squallido reale; entriamo in atmosfere da sogno per poi lasciarci sprofondare nella durezza di quel che è. Personaggi e luoghi dai colori rudi e sbiaditi si inseguono in tempi illogicamente correlati. Lucia ha l’aria da accattona, la bocca piena di saliva, e bestemmia i vivi e i morti. Taddeus, rannicchiato-rachitico-selvatico, vive nella memoria e negli scritti di chi lo ha perso per sempre. Meryam ha il viso butterato e di carta pesta, ha pregato per mesi davanti a un crocifisso con una sola gamba, ma ha avuto comun- que una figlia storpia. La commedia umana in tutte le sue sfaccettature, una varietà di vite quotidiane (e non), di riferimenti e di riflessioni racchiusi in queste prose che, pur essendo molto brevi, richiedono più di una veloce lettura per poterne comprendere appieno il significato.

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    L’umorismo è uno strumento molto più potente di quanto siamo abituati a ritenere, dovrebbe avere un ruolo maggiore nella società moderna. Potrebbe non solo farci osservare la realtà da un punto di vista diverso e permetterci di raccontarla a modo suo, ma anche consentirci di intervenire per provare a cambiarla.

    Se, dunque, in un periodo storico in cui emergono con una certa urgenza temi quali la migrazione, l’immigrazione, l’accoglienza, l’inclusione trovassimo nell’umorismo e nella comicità un elemento in grado di unirci? L’intento della raccolta curata da Matteo Andreone e Raffaele Taddeo, che si divide tra saggi e racconti divertenti scritti da autori di culture diverse, è quello di trattare il tema caldo dell’immigrazione da un punto di vista insolito e leggero, di dimo- strarci come l’humor possa emergere anche nelle situazioni più difficili e che se possiamo ridere delle stesse cose non siamo poi così diversi.

    Testi di:

    Matteo Andreone | Salvatore Attardo | Adrian Bravi | Christiana De Caldas Brito | Mihai Mircea Butcovan | Delia Chiaro | Kossi Amékowoyoa Komla-Ebri | Giovannantonio Forabosco | Pap Abdoulaye Khouma | Darien Levani | Mohamed Malih | Giacinto Palmieri |Claudio Rolle | Matías Hermosilla | Raffaele Taddeo | Božidar Stanišić | Yousef Wakkas

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    Pubblichiamoli a casa loro di: AA. VV., Raffaele Taddeo, Matteo Andreone,  15,00

    L’umorismo è uno strumento molto più potente di quanto siamo abituati a ritenere, dovrebbe avere un ruolo maggiore nella società moderna. Potrebbe non solo farci osservare la realtà da un punto di vista diverso e permetterci di raccontarla a modo suo, ma anche consentirci di intervenire per provare a cambiarla.

    Se, dunque, in un periodo storico in cui emergono con una certa urgenza temi quali la migrazione, l’immigrazione, l’accoglienza, l’inclusione trovassimo nell’umorismo e nella comicità un elemento in grado di unirci? L’intento della raccolta curata da Matteo Andreone e Raffaele Taddeo, che si divide tra saggi e racconti divertenti scritti da autori di culture diverse, è quello di trattare il tema caldo dell’immigrazione da un punto di vista insolito e leggero, di dimo- strarci come l’humor possa emergere anche nelle situazioni più difficili e che se possiamo ridere delle stesse cose non siamo poi così diversi.

    Testi di:

    Matteo Andreone | Salvatore Attardo | Adrian Bravi | Christiana De Caldas Brito | Mihai Mircea Butcovan | Delia Chiaro | Kossi Amékowoyoa Komla-Ebri | Giovannantonio Forabosco | Pap Abdoulaye Khouma | Darien Levani | Mohamed Malih | Giacinto Palmieri |Claudio Rolle | Matías Hermosilla | Raffaele Taddeo | Božidar Stanišić | Yousef Wakkas

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