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    Il T.S.O. è una procedura di isolamento forzato necessaria per tutelare la sicurezza pubblica dagli sbandati. I piantagrane cui è rivolta sono figli di padri padroni che tanti anni fa si sono innamorati di una stronza, e così sono finiti a lavorare in un negozio di musica neomelodica; perciò quando la sera piove e camminano sui marciapiedi, le auto, invece di rallentare, spingono sull’acceleratore in prossimità delle pozzanghere. Se vogliono combinare qualcosa nella vita possono sfasciarsi di alcol o farsi sparare dalla camorra. Altrimenti c’è il T.S.O.: buttati fuori da casa loro, stretti all’angolo, la notte si riparano dal freddo avvolgendosi nelle pagine del romanzo che stanno scrivendo, sperando che nessuno gli dia fuoco prima che sia finito.

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    T.S.O. di: Roberto Addeo  16,00

    Il T.S.O. è una procedura di isolamento forzato necessaria per tutelare la sicurezza pubblica dagli sbandati. I piantagrane cui è rivolta sono figli di padri padroni che tanti anni fa si sono innamorati di una stronza, e così sono finiti a lavorare in un negozio di musica neomelodica; perciò quando la sera piove e camminano sui marciapiedi, le auto, invece di rallentare, spingono sull’acceleratore in prossimità delle pozzanghere. Se vogliono combinare qualcosa nella vita possono sfasciarsi di alcol o farsi sparare dalla camorra. Altrimenti c’è il T.S.O.: buttati fuori da casa loro, stretti all’angolo, la notte si riparano dal freddo avvolgendosi nelle pagine del romanzo che stanno scrivendo, sperando che nessuno gli dia fuoco prima che sia finito.

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    Tutto gira intorno a un fucile fabbricato nel Belpaese, che i kosovari chiamano Talianka.Finita nelle mani di un contadino che la custodisce come un feticcio, l’arma diventa osservatrice privilegiata e protagonista assoluta di una narrazione in cui tutto è messo in discussione, persino la Storia. Sullo sfondo di leggi non scritte (il Kanun, il codice d’onore albanese) e persecuzioni militari, il sesso e la guerra, le paure e il bisogno di libertà si mescolano costantemente, fino quasi a sovrapporsi.A metà tra il Decamerone e il Don Chisciotte, questo romanzo si inserisce, con irriverenza e sarcasmo, in quel solco incolmabile tra passato e futuro, tradizione e modernità, regionalismo e globalizzazione che solo gli autori balcanici sanno raccontare così bene.

    Traduzione di Iris Hajdari.

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    Talianka di: Agron Y. Gashi  12,00  10,00

    Tutto gira intorno a un fucile fabbricato nel Belpaese, che i kosovari chiamano Talianka.Finita nelle mani di un contadino che la custodisce come un feticcio, l’arma diventa osservatrice privilegiata e protagonista assoluta di una narrazione in cui tutto è messo in discussione, persino la Storia. Sullo sfondo di leggi non scritte (il Kanun, il codice d’onore albanese) e persecuzioni militari, il sesso e la guerra, le paure e il bisogno di libertà si mescolano costantemente, fino quasi a sovrapporsi.A metà tra il Decamerone e il Don Chisciotte, questo romanzo si inserisce, con irriverenza e sarcasmo, in quel solco incolmabile tra passato e futuro, tradizione e modernità, regionalismo e globalizzazione che solo gli autori balcanici sanno raccontare così bene.

    Traduzione di Iris Hajdari.

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    Questo volume percorre le tappe fondamentali della vita dell’anarchica abruzzese, sedici scritti nei quali all’interno del suo percorso di vita entrano i personaggi dell’epoca che più hanno contribuito a plasmare la sua identità rivoluzionaria: da GaetanoBresci (Bresci nei miei ricordi), sul quale sarà necessario soffermarsi più appresso perché fondamentale per la sua presa di coscienza, a Pietro Gori, per proseguire tra gli altri con Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, Gino Lucetti, Anteo Zamboni e Michele Schirru. «Nelle ore anelanti ed incerte della ripresa; / Nelle ore solenni della lotta; / Nelle ore rischiose della vittoria; / Fra le incognite del domani; /Fra le torturanti voci del dolore; / Quante volte noi ci diremo, con lo sguardo / carico di memorie: / Oh, se essi fossero qui!» scrive nella prefazione la d’Andrea, come a voler ribadire l’importanza dei martiri anarchici nella lotta quotidiana. Sono loro leTorce nella notte, sono loro ad illuminare l’impervio percorso verso la vittoria.

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    Torce nella notte di: Virgilia d’Andrea  12,00

    Questo volume percorre le tappe fondamentali della vita dell’anarchica abruzzese, sedici scritti nei quali all’interno del suo percorso di vita entrano i personaggi dell’epoca che più hanno contribuito a plasmare la sua identità rivoluzionaria: da GaetanoBresci (Bresci nei miei ricordi), sul quale sarà necessario soffermarsi più appresso perché fondamentale per la sua presa di coscienza, a Pietro Gori, per proseguire tra gli altri con Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, Gino Lucetti, Anteo Zamboni e Michele Schirru. «Nelle ore anelanti ed incerte della ripresa; / Nelle ore solenni della lotta; / Nelle ore rischiose della vittoria; / Fra le incognite del domani; /Fra le torturanti voci del dolore; / Quante volte noi ci diremo, con lo sguardo / carico di memorie: / Oh, se essi fossero qui!» scrive nella prefazione la d’Andrea, come a voler ribadire l’importanza dei martiri anarchici nella lotta quotidiana. Sono loro leTorce nella notte, sono loro ad illuminare l’impervio percorso verso la vittoria.

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    «La d’Andrea non lascia solamente un testamento filosofico, poetico, giornalistico, ma essenzialmente spirituale, la sua esistenza tramanda un pensiero tramutatosi in parola scritta, in versi o in prosa, pronunciata in fabbriche e piazze. Una parola che si trasforma in azione mai animata dall’odio, piuttosto spinta dalla ferma volontà di liberare l’essere umano, qualunque essere umano, dall’abuso, dalla protervia, dal giogo, insomma dal Potere. La parola come mezzo per raggiunge i cuori e le menti, una lirica che predilige una forma soave nonostante lo scopo, una lingua che salda assieme i verbi dell’agire e del pensare, senza disperdere lo scopo primario, senza mai abbandonare la delicatezza d’animo che la contraddistingue».

    Dario Pontuale

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    Tormento di: Virgilia d’Andrea  10,00

    «La d’Andrea non lascia solamente un testamento filosofico, poetico, giornalistico, ma essenzialmente spirituale, la sua esistenza tramanda un pensiero tramutatosi in parola scritta, in versi o in prosa, pronunciata in fabbriche e piazze. Una parola che si trasforma in azione mai animata dall’odio, piuttosto spinta dalla ferma volontà di liberare l’essere umano, qualunque essere umano, dall’abuso, dalla protervia, dal giogo, insomma dal Potere. La parola come mezzo per raggiunge i cuori e le menti, una lirica che predilige una forma soave nonostante lo scopo, una lingua che salda assieme i verbi dell’agire e del pensare, senza disperdere lo scopo primario, senza mai abbandonare la delicatezza d’animo che la contraddistingue».

    Dario Pontuale

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    “Torneranno i cavalli al galoppo” è un libro composto da trenta poesie che attraversano molti argomenti, tracciano sentieri e aprono il pensiero, indagano nell’animo umano e ci fanno conoscere cose nuove. Tra i temi trattati molto evidenti sono quelli di carattere sociale come la denuncia dell’apatia umana che ritroviamo nella poesia “Gli indifferenti”, o il richiamo alla tragedia dei desaparecidos argentini della poesia “Desaparecidos”, tema veramente difficile da trattare per la sua intrinseca tragedia e delicatezza, ma che il poeta affronta senza retorica, con grande pathos, trasformandosi nel padre che ha perduto la figlia che riposa, forse, negli abissi dell’Oceano Atlantico. E ancora il tema accusatorio e di denuncia della poesia “Nessun muro” che evidenzia lo squallore del nostro scenario politico.

    Illustrazioni di Roly Arias
    Traduzione allo spagnolo di Claudia Teresa Acuña

     

     

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    Torneranno i cavalli al galoppo di: Nicola Viceconti  12,00

    “Torneranno i cavalli al galoppo” è un libro composto da trenta poesie che attraversano molti argomenti, tracciano sentieri e aprono il pensiero, indagano nell’animo umano e ci fanno conoscere cose nuove. Tra i temi trattati molto evidenti sono quelli di carattere sociale come la denuncia dell’apatia umana che ritroviamo nella poesia “Gli indifferenti”, o il richiamo alla tragedia dei desaparecidos argentini della poesia “Desaparecidos”, tema veramente difficile da trattare per la sua intrinseca tragedia e delicatezza, ma che il poeta affronta senza retorica, con grande pathos, trasformandosi nel padre che ha perduto la figlia che riposa, forse, negli abissi dell’Oceano Atlantico. E ancora il tema accusatorio e di denuncia della poesia “Nessun muro” che evidenzia lo squallore del nostro scenario politico.

    Illustrazioni di Roly Arias
    Traduzione allo spagnolo di Claudia Teresa Acuña

     

     

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