Libro centroamericano dei morti

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Nel Libro centroamericano dei morti troviamo due linee complementari: da una parte, quella legata al contesto specifico, e dall’altra quella che rimanda a una dimensione universale. Se alla prima appartengono le coordinate GPS che si trovano all’inizio di ogni poesia, così come il luogo e il tempo a cui ogni storia migrante appartiene, alla dimensione universale alludono i molti riferimenti religiosi – biblici, in particolare – ma anche simboli e motivi legati ai miti mesoamericani sulla morte. Questi ultimi sembrano voler cercare una trascendenza per le storie migranti, per trovare loro un posto nella storia umana e nel suo divenire.
Di fronte alla rottura irreparabile costituita dalla morte violenta e dalla frantumazione di qualunque legame di fratellanza, la scrittura di Balam Rodrigo sembra volersi fare comunità. C’è un mondo nei suoi versi, che restituiscono liricamente la parola a coloro che non l’hanno più. Dunque, la polifonia è uno dei mezzi con cui il poeta canta questa vocazione comunitaria. Tuttavia, è proprio nella dimensione diacronica, attraverso il dialogo con l’opera di Las Casas, che Balam Rodrigo trova un posto alle storie che racconta, le colloca in una dimensione storica e collettiva che è, allo stesso tempo, un appello agli intellettuali del suo tempo per scrivere, ancora e ancora, quelle storie che fingiamo di ignorare.

Balam Rodrigo (Villa de Comaltitlán, Chiapas, 1974) è poeta, scrittore, ex calciatore, laureato in Biologia all’Universidad Nacional Autónoma de México e diplomato in Teologia pastorale. Autore di numerose raccolte poeti- che, le sue opere sono state tradotte in francese, inglese, polacco, portoghese e zapoteco. Ha ricevuto prestigiosi riconoscimenti, tra cui il Certamen Internacional de Literatura Sor Juana Inés de la Cruz (2012), il Premio Nacional de Poesía Rosario Castellanos (2013), il Premio Internacional de Poesía Jaime Sabines (2014), il Premio Nacional de Poesía José Emilio Pacheco (2016), il Premio Bellas Artes de Poesía Aguascalientes (2018) e il Premio Bellas Artes de Ensayo Literario “José Revueltas” (2024).

 

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