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     “Bosnia, appunti di viaggio e altre poesie” di Paolo M. Rocco, è il viaggio (nel significato del nostoi, ricerca di conoscenza e veicolo d’esperienza), nellavita e della vita tra realtà, percezione, visionarietà. Le poesie di Paolo M. Rocco si costituiscono, inoltre, in percorso iniziatico, indagine, quindi, anche interiore, e topos della scoperta di un esule nella contemporaneità che disumanizza e parcellizza l’esistenza. Non è uno spazio di fuga, allora, ma di autentica libertà nel corpo a corpo con la coscienza della crisi della nostra epoca, e spazio di verità nel tentativo di ridestare – come ha scritto con una felice intuizione Al J. Moran nella presentazione del primo libro dell’Autore “I Canti” – la scintilla di sacro che è in ognuno. Parola, paesaggio, pensiero si aprono al disvelamento e il viaggio diventa metafora della vicenda umana, laddove non c’è naufragio, non c’è sconfitta finché l’uomo, l’essere, riesca a ritrovarsi. Una metafora che emerge nel suono stesso della lingua che conferisce alle parole peso: nella musicalità del ritmo e del riverbero sonoro che innervano i versi e testimoniano – risolvendosi nella funzione fonosimbolica – di una intensità che assegna ancor più potenza alle parole, un surplus di significato nelle sue metafore e simboli come invito a percepire una verità celata e che alla precarietà di una desolante condizione umana traghettata nel principio del mare o di un fiume o di un canale, accompagna il bagaglio di memorie, sentimenti, pensieri del viaggiatore che tenta di uscire dalla finitezza della realtà per tornare all’infinito. Che sia l’anima dell’essere e del mondo – dicono queste poesie – a rianimare l’elaborazione di un pensiero sull’esistenza, e sulla natura, poiché anche nel momento in cui la potenza sensoriale si sublima in un’astrazione – conoscibile, come idea/noumeno, solo attraverso l’azione dell’intelletto e del pensiero – essa non perde l’àncora del suo legame con il mondo, non nega quella realtà ma suggerisce uno spazio di autenticità che la realtà, oggi, non sembra contemplare.

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    Bosnia. Appunti di viaggio e altre poesie di: Paolo Maria Rocco  15,00

     “Bosnia, appunti di viaggio e altre poesie” di Paolo M. Rocco, è il viaggio (nel significato del nostoi, ricerca di conoscenza e veicolo d’esperienza), nellavita e della vita tra realtà, percezione, visionarietà. Le poesie di Paolo M. Rocco si costituiscono, inoltre, in percorso iniziatico, indagine, quindi, anche interiore, e topos della scoperta di un esule nella contemporaneità che disumanizza e parcellizza l’esistenza. Non è uno spazio di fuga, allora, ma di autentica libertà nel corpo a corpo con la coscienza della crisi della nostra epoca, e spazio di verità nel tentativo di ridestare – come ha scritto con una felice intuizione Al J. Moran nella presentazione del primo libro dell’Autore “I Canti” – la scintilla di sacro che è in ognuno. Parola, paesaggio, pensiero si aprono al disvelamento e il viaggio diventa metafora della vicenda umana, laddove non c’è naufragio, non c’è sconfitta finché l’uomo, l’essere, riesca a ritrovarsi. Una metafora che emerge nel suono stesso della lingua che conferisce alle parole peso: nella musicalità del ritmo e del riverbero sonoro che innervano i versi e testimoniano – risolvendosi nella funzione fonosimbolica – di una intensità che assegna ancor più potenza alle parole, un surplus di significato nelle sue metafore e simboli come invito a percepire una verità celata e che alla precarietà di una desolante condizione umana traghettata nel principio del mare o di un fiume o di un canale, accompagna il bagaglio di memorie, sentimenti, pensieri del viaggiatore che tenta di uscire dalla finitezza della realtà per tornare all’infinito. Che sia l’anima dell’essere e del mondo – dicono queste poesie – a rianimare l’elaborazione di un pensiero sull’esistenza, e sulla natura, poiché anche nel momento in cui la potenza sensoriale si sublima in un’astrazione – conoscibile, come idea/noumeno, solo attraverso l’azione dell’intelletto e del pensiero – essa non perde l’àncora del suo legame con il mondo, non nega quella realtà ma suggerisce uno spazio di autenticità che la realtà, oggi, non sembra contemplare.

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