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    «Si apre una contraddizione in chi affronta la lettura di questo importante contributo che Gëzim Hajdari offre alle nostre lettere, e non solo: la certezza di punti fermi, la caparbietà di un progetto a lungo termine, l’ostinazione a credere in valori millenari filtrati dalla invenzione scritta, pure a fronte di un mutamento epocale di paradigma, che tutto appiattisce, frammenta, disconosce e distrugge, proprio a far capo dallo status che l’autore porta, esibisce, coltiva: quello di esule, migrante, rifugiato, altro e diverso. Una condizione fluida e bloccata che i suoi testi poetici ribadiscono ad ogni strofa, essendo ormai l’esperienza di fuggitivo e sradicato divenuta elemento sostanziale del suo vissuto e del suo immaginario, vittima (come vedremo) con molti altri intellettuali “stranieri” di una tacita e sistematica espulsione che l’Italia pre e post salviniana ha caparbiamente attuato in nome anche di purezza e primato letterari, di fatto smentiti da questa stessa raccolta».

    Fulvio Pezzarossa

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    Cresce dentro di me un uomo straniero di: Gëzim Hajdari  15,00

    «Si apre una contraddizione in chi affronta la lettura di questo importante contributo che Gëzim Hajdari offre alle nostre lettere, e non solo: la certezza di punti fermi, la caparbietà di un progetto a lungo termine, l’ostinazione a credere in valori millenari filtrati dalla invenzione scritta, pure a fronte di un mutamento epocale di paradigma, che tutto appiattisce, frammenta, disconosce e distrugge, proprio a far capo dallo status che l’autore porta, esibisce, coltiva: quello di esule, migrante, rifugiato, altro e diverso. Una condizione fluida e bloccata che i suoi testi poetici ribadiscono ad ogni strofa, essendo ormai l’esperienza di fuggitivo e sradicato divenuta elemento sostanziale del suo vissuto e del suo immaginario, vittima (come vedremo) con molti altri intellettuali “stranieri” di una tacita e sistematica espulsione che l’Italia pre e post salviniana ha caparbiamente attuato in nome anche di purezza e primato letterari, di fatto smentiti da questa stessa raccolta».

    Fulvio Pezzarossa

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    Cura e traduzione di Andrea Gazzoni.

    In un paesaggio equatoriale di foreste, fiumi, rocce e regioni costiere, la poesia di Wilson Harris legge e sogna tracce di miti greci e amerindi, memorie di antiche migrazioni, cicatrici di schiavitù ed echi di violenze contemporanee. In un intrico in cui diventa incerto ogni confine, Harris esplora archetipi del bene e del male, della distruzione e della salvezza, articolando in un arazzo di visionarie il ritmo oscuro e luminoso delle vicende umane, il contrappunto di eternità e stagione . Da Ettore «eroe del tempo» che cade da mortale in una Troia trasfigurata in foresta pluviale fino a Odisseo che rifiuta l’immortalità offerta da Calipso cantando la «pietra che si scioglie / in carne», passando per Prometeo che «prigioniero incatenato al cielo» intravede «la marea vuota delle popolazioni della morte o della vita», Da eternità a stagione è una meditazione in versi sul mistero dell’umano.

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    Da eternità a stagione di: Wilson Harris  12,00

    Cura e traduzione di Andrea Gazzoni.

    In un paesaggio equatoriale di foreste, fiumi, rocce e regioni costiere, la poesia di Wilson Harris legge e sogna tracce di miti greci e amerindi, memorie di antiche migrazioni, cicatrici di schiavitù ed echi di violenze contemporanee. In un intrico in cui diventa incerto ogni confine, Harris esplora archetipi del bene e del male, della distruzione e della salvezza, articolando in un arazzo di visionarie il ritmo oscuro e luminoso delle vicende umane, il contrappunto di eternità e stagione . Da Ettore «eroe del tempo» che cade da mortale in una Troia trasfigurata in foresta pluviale fino a Odisseo che rifiuta l’immortalità offerta da Calipso cantando la «pietra che si scioglie / in carne», passando per Prometeo che «prigioniero incatenato al cielo» intravede «la marea vuota delle popolazioni della morte o della vita», Da eternità a stagione è una meditazione in versi sul mistero dell’umano.

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    Poema epico e lirico, Le Indie si snoda in sei canti o quadri che ripercorrono e decolonizzano uno dei racconti fondatori della modernità, ovvero il viaggio di Colombo e tutto quanto ne seguì: La Chiamata, Il Viaggio, La Conquista, La Tratta, Gli Eroi, La Relazione. La prima edizione (1956) aveva come sottotitolo Poème de l’une et l’autre terre, a rimarcare come il mondo e la poesia che cerca di raccontarlo siano contrassegnati dalla molteplicità, e dalle connessioni che mettono in contatto il molteplice. “L’una e l’altra terra” sono l’Europa e l’America, ma pure l’Africa e l’America se assumiamo la prospettiva degli schiavi deportati; sono anche le stesse Indie, il cui nome è significativamente plurale e non viene mai a coincidere con la terra che con esso si intende designare. Le Indie sono quindi il luogo dove la realtà si moltiplica, si fa inafferabile e diviene altro da sé, in modi tanto distruttivi quanto liberanti (le rivolte anticoloniali assenti dai nostri libri di storia, la Relazione che ha creolizzato corpi, lingue e culture). E tra le terre, oltre le terre, troviamo nel poema l’infinito movimento del mare, che apre e destabilizza ogni prospettiva dalla quale si cerchi di afferrare il mondo. Il desiderio sulla terra è tentato dalla conquista, ma sul mare diventa domanda: «Nel cuore dell’uomo questo desiderio, dove porta, già così azzurro, / tra l’una e l’al- tra terra?». Con il suo dire sovrabbondante, sontuoso, eppure ritmato da scarti e crescite e deviazioni, Glissant ci offre un magnifico esempio di quel che lui stesso chiama “memoria profetica del passato”, un riattraversamento della storia che ci porti verso il nuovo. Ed esplorando i desideri, i lutti, le aspirazioni e i drammi di questa storia, Le Indie ci parla di noi, «nel mezzo del cammino delle razze, rimestandole».

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    Le Indie di: Édouard Glissant  12,00

    Poema epico e lirico, Le Indie si snoda in sei canti o quadri che ripercorrono e decolonizzano uno dei racconti fondatori della modernità, ovvero il viaggio di Colombo e tutto quanto ne seguì: La Chiamata, Il Viaggio, La Conquista, La Tratta, Gli Eroi, La Relazione. La prima edizione (1956) aveva come sottotitolo Poème de l’une et l’autre terre, a rimarcare come il mondo e la poesia che cerca di raccontarlo siano contrassegnati dalla molteplicità, e dalle connessioni che mettono in contatto il molteplice. “L’una e l’altra terra” sono l’Europa e l’America, ma pure l’Africa e l’America se assumiamo la prospettiva degli schiavi deportati; sono anche le stesse Indie, il cui nome è significativamente plurale e non viene mai a coincidere con la terra che con esso si intende designare. Le Indie sono quindi il luogo dove la realtà si moltiplica, si fa inafferabile e diviene altro da sé, in modi tanto distruttivi quanto liberanti (le rivolte anticoloniali assenti dai nostri libri di storia, la Relazione che ha creolizzato corpi, lingue e culture). E tra le terre, oltre le terre, troviamo nel poema l’infinito movimento del mare, che apre e destabilizza ogni prospettiva dalla quale si cerchi di afferrare il mondo. Il desiderio sulla terra è tentato dalla conquista, ma sul mare diventa domanda: «Nel cuore dell’uomo questo desiderio, dove porta, già così azzurro, / tra l’una e l’al- tra terra?». Con il suo dire sovrabbondante, sontuoso, eppure ritmato da scarti e crescite e deviazioni, Glissant ci offre un magnifico esempio di quel che lui stesso chiama “memoria profetica del passato”, un riattraversamento della storia che ci porti verso il nuovo. Ed esplorando i desideri, i lutti, le aspirazioni e i drammi di questa storia, Le Indie ci parla di noi, «nel mezzo del cammino delle razze, rimestandole».

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    Finalmente in Italia l’opera poetica di Jean-Claude Izzo, giallista francese tra i più affascinanti del secondo Novecento. Lo scrittore che ha “inventato” il noir mediterraneo e che ha venduto milioni di copie in tutto il mondo.

    La voce di Jean-Claude Izzo arriva dal Mediterraneo. «Isola» di acque e terre dalle molteplici civiltà, culture, lingue, di contraddizioni, naufragi e sbarchi, di paure e sbarramenti, di accoglienze e passaggi, – purtroppo oggi ancor più dolorosamente evidenti, – di cui lo stesso poeta esplicita e rivendica, in modo inequivocabile, la sua appartenenza. Izzo, tenendo per mano le due sponde – Oriente e Occidente –, attraverso la poesia diventa «mano tesa fra rive senza ponte». L’opera poetica di Jean-Claude Izzo è pressoché sconosciuta in Italia, e a parte la traduzione di qualche poesia a cura di Luigi Bernardi nel bel volume di Stefania Nardini, Jean-Claude Izzo. Storia di un marsigliese e di qualche altra traduzione sparsa nell’etere è ricordato soprattutto come giallista, l’inventore del noir mediterraneo – la cosiddetta «trilogia marsigliese» composta dai noir: Casino totale, Chourmo. Il cuore di Marsiglia, e Solea – come giornalista, sceneggiatore e per il suo costante e intenso impegno politico. Ma è con la poesia che Jean-Claude Izzo inizia e conclude il suo cammino e d’altronde, anche il nome del suo famoso poliziotto, Fabio Montale, è un omaggio alla poesia (e alle sue origini italiane).

    Traduzione di Annalisa Comes

    Illustrazioni di Jacques Ferrandez

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    Lontano da ogni riva di: Jean-Claude Izzo  12,00

    Finalmente in Italia l’opera poetica di Jean-Claude Izzo, giallista francese tra i più affascinanti del secondo Novecento. Lo scrittore che ha “inventato” il noir mediterraneo e che ha venduto milioni di copie in tutto il mondo.

    La voce di Jean-Claude Izzo arriva dal Mediterraneo. «Isola» di acque e terre dalle molteplici civiltà, culture, lingue, di contraddizioni, naufragi e sbarchi, di paure e sbarramenti, di accoglienze e passaggi, – purtroppo oggi ancor più dolorosamente evidenti, – di cui lo stesso poeta esplicita e rivendica, in modo inequivocabile, la sua appartenenza. Izzo, tenendo per mano le due sponde – Oriente e Occidente –, attraverso la poesia diventa «mano tesa fra rive senza ponte». L’opera poetica di Jean-Claude Izzo è pressoché sconosciuta in Italia, e a parte la traduzione di qualche poesia a cura di Luigi Bernardi nel bel volume di Stefania Nardini, Jean-Claude Izzo. Storia di un marsigliese e di qualche altra traduzione sparsa nell’etere è ricordato soprattutto come giallista, l’inventore del noir mediterraneo – la cosiddetta «trilogia marsigliese» composta dai noir: Casino totale, Chourmo. Il cuore di Marsiglia, e Solea – come giornalista, sceneggiatore e per il suo costante e intenso impegno politico. Ma è con la poesia che Jean-Claude Izzo inizia e conclude il suo cammino e d’altronde, anche il nome del suo famoso poliziotto, Fabio Montale, è un omaggio alla poesia (e alle sue origini italiane).

    Traduzione di Annalisa Comes

    Illustrazioni di Jacques Ferrandez

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    Per queste Scissure ci si aggira attoniti, sconcertati dal profilo inedito con cui le cose si presentano agli occhi, con l’evidenza e il fascino di una prima scoperta, come se contemplate nel primo giorno della creazione. Una caleidoscopica fuga di mirabili evocazioni. Dopo qualche passo lungo le pagine, ci si avvede che non s’incontreranno ‘storie’, ma che la Storia è un tessuto di bagliori e di enigmi, di semplici occorrenze di quotidiano, che a schegge ci entrano di volo negli occhi e nel cuore. E il lettore ha il compito (non facile, e però accattivante) di ricondurre il tutto a comprensione – esattamente come è chiamato a fare, giorno per giorno, con la sua stessa vita.

    Dopo sette anni di attesa, il nuovo libro di Luigi Manzi, uno dei maggiori poeti del nostro tempo.

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    Scissure di: Luigi Manzi  15,00

    Per queste Scissure ci si aggira attoniti, sconcertati dal profilo inedito con cui le cose si presentano agli occhi, con l’evidenza e il fascino di una prima scoperta, come se contemplate nel primo giorno della creazione. Una caleidoscopica fuga di mirabili evocazioni. Dopo qualche passo lungo le pagine, ci si avvede che non s’incontreranno ‘storie’, ma che la Storia è un tessuto di bagliori e di enigmi, di semplici occorrenze di quotidiano, che a schegge ci entrano di volo negli occhi e nel cuore. E il lettore ha il compito (non facile, e però accattivante) di ricondurre il tutto a comprensione – esattamente come è chiamato a fare, giorno per giorno, con la sua stessa vita.

    Dopo sette anni di attesa, il nuovo libro di Luigi Manzi, uno dei maggiori poeti del nostro tempo.

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