Settanta giorni di coprifuoco
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Nelle cittร restano un odore di mare e dโalberi secolari. Sโimpara a ragionare sui semi, sulla polpa delle piante addossate alle case. Alloro, menta, fiori aerei rossi celesti, schiusi al mondo. Dita aperte verso la luce,ย luci chiuse nella carne celeste.
I figli se ne vanno battezzando il cielo.ย
Sono luci violente, di ostie spezzate sullโaltare.
La nuova raccolta poetica di Aurora Castro.
Aurora Castro (Milano, 1985) vive a Rimini. Ha pubblicato una raccolta poetica, La rosa del Piacere, (2012), e una di racconti, Una lingua di mare (2020).






Aurora Castro –
La silloge si muove tra due dimensioni: da una parte, l’assenza; dall’altra, la natura. Si orienta una disgregazione formale, perfino per la musicalitร , per il gusto degli elementi e le immagini raccolte, che iniziano con la diffusione del virus Sars-CoV-2.
Un coprifuoco che si apre in una luce violenta. “Nelle cittร restano, scrive Castro, “un odore di mare e d’alberi secolari. S’impara a ragionare sui semi, sulla polpa delle piante addossate alle case”.
Un ritmo numerato, scandito con cura verso un lirismo materico e incisivo. Si legge nella sezione Ospedale: “un lenzuolo sporco di sangue; l’aria che manca, un suono di cicale; il silenzio che ferisce, i neon, un giornale di moda sopra un tavolo bianco”. Tutto รจ trasposto alla perdita, ai nuovi morti, all’allarme decisivo e commosso per una fine imminente.
Si raccoglie fra i versi una rarefazione secolare insieme a una memoria, che si imprime e diviene lentamente “storia”, mentre dall’oscuritร si plasma un nuovo cammino come fra i versi di Byron: senza raggi, senza sentieri e terra ghiacciata, verso un amore che non muore e satura la brevitร delle cose.