Siglo Presente (4)

Siglo presente
collana diretta da Matteo Lefèvre

Siglo presente è una collana di poesia e una scommessa forte in fatto di geografia e storia culturale, di scelte e strategie letterarie. Al centro del progetto c’è la vasta e multiforme realtà ibero-americana: dalla penisola più a ovest d’Europa, con tutte le sue lingue (castigliano, catalano, basco, galego e portoghese) e i fermenti di un’identità plurale, allo sconfinato continente latinoamericano, che poi tanto s-confinato non è, visto che ogni sua terra ha in sé il germe della contaminazione, ma anche una propria peculiarità a livello di forme, stili e immaginario.

Questa poesia sa sempre di presente: vive sottotraccia, parla sottovoce, ma c’è, c’è stata in ogni tempo, e in ogni stagione cerca e trova un proprio spazio, un proprio pubblico. E sa stare al siglo, al secolo, cioè al mondo; un mondo per il quale ha costantemente costruito nuovi linguaggi. È un sistema aperto e attraversato, effigie e traguardo di una presenza concreta, dell’attualità mutevole di ogni latitudine e di un sentimento del tempo aderente alla quotidianità che affronta e trascende. Da qui la sfida più ambiziosa del nostro progetto: dare un nuovo presente, e un nuovo secolo, a questa poesia.

Matteo Lefèvre insegna Lingua e traduzione spagnola presso il Dipartimento di Dipartimento di Storia, Patrimonio culturale, Formazione e Società dell’Università di Roma “Tor Vergata”. Ha pubblicato saggi e monografie sulla lingua e sulla letteratura del Rinascimento spagnolo, sulla traduzione letteraria e specializzata e sulla poesia ispanica del Novecento. Ha tradotto poesia, narrativa e saggistica. Ha curato antologie italiane di José Agustín Goytisolo, Gabriela Mistral, Olvido García Valdés, Jacobo Cortines e altri, e ha pubblicato, su rivista e in volume, poesie di diversi autori iberici e ispanoamericani contemporanei. Ha insegnato per alcuni anni nel Master in Traduzione letteraria e specializzata della “Sapienza” Università di Roma. Ha collaborato a rubriche giornalistiche e programmi RAI e partecipa attivamente alle iniziative dell’Instituto Cervantes e di altri enti legati alla promozione delle lingue e culture iberoamericane in Italia, così come a numerose manifestazioni culturali nazionali e internazionali. Sul fronte editoriale svolge da vari anni attività di scouting, consulenza e traduzione per diversi marchi (Giunti, Rizzoli, Garzanti, Fazi, Marcos y Marcos ecc.).

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    Era Elena.
    Si dipingeva le labbra
    di un carminio rosso sangue
    e annodavano un rosario di spine
    contro i teneri germogli
    fra i seni.

    Traduzione di Pietro Cerrato e Daniele Cerrato.

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    Carminio Rosso Sangue di: Marìa Rosal  14,00

    Era Elena.
    Si dipingeva le labbra
    di un carminio rosso sangue
    e annodavano un rosario di spine
    contro i teneri germogli
    fra i seni.

    Traduzione di Pietro Cerrato e Daniele Cerrato.

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    Erika Martínez rappresenta senza dubbio una delle voci più solide e interessanti dell’ultima poesia spagnola, quella fiorita con il nuovo secolo, tra sfide, referenti e territori inediti, procedendo in modo non sempre parallelo alle direttrici seguite dalle “generazioni” consolidate e dagli autori che tra teoria e prassi letteraria hanno attraversato il Novecento, i suoi idoli e i suoi traumi. Nel solco di un’emergenza durevole che ha conosciuto stagioni fertili e feroci, dittatura e democrazia, avanguardia e riflusso, radicamento e desarraigo; il che, sul fronte della lirica, ha prodotto culto della parola e concretezza, poesia politica e “celestiale”, sogno ed esperienza, suggestioni “novissime” e melodie tradizionali. Ed è un’emergenza, un’inquietudine strutturale che oltre i decenni cruciali del secolo “breve” si ripropone sotto una luce nuova anche negli anni Duemila, tra le diverse crisi del nostro tempo che investono il più ampio contesto internazionale, oggi “divulgato” e avvicinato dalla tecnologia e dai media, partecipato e discusso su scala globale: parliamo della crisi delle ideologie e di quella finanziaria, del terrorismo e dei rigurgiti populisti che affiorano tra vecchi e nuovi continenti, delle nuove ondate migratorie e dei sussulti imprevisti degli stati liberali, giusto per limitarci alla superficie. È da questo universo denso e multiforme che hanno origine la personalità e la poesia di Erika Martínez.

    Traduzione di Matteo Lefèvre

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    Il falso tetto di: Erika Martínez  12,00

    Erika Martínez rappresenta senza dubbio una delle voci più solide e interessanti dell’ultima poesia spagnola, quella fiorita con il nuovo secolo, tra sfide, referenti e territori inediti, procedendo in modo non sempre parallelo alle direttrici seguite dalle “generazioni” consolidate e dagli autori che tra teoria e prassi letteraria hanno attraversato il Novecento, i suoi idoli e i suoi traumi. Nel solco di un’emergenza durevole che ha conosciuto stagioni fertili e feroci, dittatura e democrazia, avanguardia e riflusso, radicamento e desarraigo; il che, sul fronte della lirica, ha prodotto culto della parola e concretezza, poesia politica e “celestiale”, sogno ed esperienza, suggestioni “novissime” e melodie tradizionali. Ed è un’emergenza, un’inquietudine strutturale che oltre i decenni cruciali del secolo “breve” si ripropone sotto una luce nuova anche negli anni Duemila, tra le diverse crisi del nostro tempo che investono il più ampio contesto internazionale, oggi “divulgato” e avvicinato dalla tecnologia e dai media, partecipato e discusso su scala globale: parliamo della crisi delle ideologie e di quella finanziaria, del terrorismo e dei rigurgiti populisti che affiorano tra vecchi e nuovi continenti, delle nuove ondate migratorie e dei sussulti imprevisti degli stati liberali, giusto per limitarci alla superficie. È da questo universo denso e multiforme che hanno origine la personalità e la poesia di Erika Martínez.

    Traduzione di Matteo Lefèvre

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    Todos recibían el llamado a volver / las tintoreras los ocinistas / los hijos de los padres felices / ser un empleado provisorio / era una invitación / a pasearse por el buzón infructuosamente / una incitación a desaparecer

    Tutti ricevevano la chiamata a tornare / quelle delle tintorie  quelli degli uffici / i figli dei genitori felici / essere un impiegato provvisorio era un invito / a vagare attorno alla buca delle lettere inutilmente / un’incitazione a sparire

     

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    Precari di: Carmen Leonor Ferro  12,00

    Todos recibían el llamado a volver / las tintoreras los ocinistas / los hijos de los padres felices / ser un empleado provisorio / era una invitación / a pasearse por el buzón infructuosamente / una incitación a desaparecer

    Tutti ricevevano la chiamata a tornare / quelle delle tintorie  quelli degli uffici / i figli dei genitori felici / essere un impiegato provvisorio era un invito / a vagare attorno alla buca delle lettere inutilmente / un’incitazione a sparire

     

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    La realtà è osservabile fin dove si voglia osservarla; le componenti del mondo, siano esse enormi o minuscole, all’interno oppure all’esterno dell’osservatore, hanno bisogno di strumenti capaci di renderle visibili, coadiuvando la già precisa lente dell’occhio nell’atto che causa la conoscenza. Voler conoscere è chiedersi dove direzionare il mezzo che aiuta la vista, lo strumento che permette l’esame, il controllo e la misurazione del reale. In questo modo nasce la scienza moderna: dall’utilizzo di una lente complementare a quella del cristallino e dalla direzione da attribuire all’obiettivo. Nel proprio processo di formazione e maturazione continua, di cui le raccolte poetiche e i saggi rappresentano le tappe, la poetessa barcellonese Gemma Gorga ha sentito la necessità di utilizzare tre strumenti ottici, che danno il nome alle corrispondenti tre sezioni della presente raccolta, per analizzare quella realtà che si percepisce presente e tangibile ma poco visibile perché troppo piccola o grande, esageratamente vicina o distante, interiore oppure oggettivamente esterna.

    Traduzione di Giampaolo Vincenzi

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    Strumenti ottici di: Gemma Gorga  13,00

    La realtà è osservabile fin dove si voglia osservarla; le componenti del mondo, siano esse enormi o minuscole, all’interno oppure all’esterno dell’osservatore, hanno bisogno di strumenti capaci di renderle visibili, coadiuvando la già precisa lente dell’occhio nell’atto che causa la conoscenza. Voler conoscere è chiedersi dove direzionare il mezzo che aiuta la vista, lo strumento che permette l’esame, il controllo e la misurazione del reale. In questo modo nasce la scienza moderna: dall’utilizzo di una lente complementare a quella del cristallino e dalla direzione da attribuire all’obiettivo. Nel proprio processo di formazione e maturazione continua, di cui le raccolte poetiche e i saggi rappresentano le tappe, la poetessa barcellonese Gemma Gorga ha sentito la necessità di utilizzare tre strumenti ottici, che danno il nome alle corrispondenti tre sezioni della presente raccolta, per analizzare quella realtà che si percepisce presente e tangibile ma poco visibile perché troppo piccola o grande, esageratamente vicina o distante, interiore oppure oggettivamente esterna.

    Traduzione di Giampaolo Vincenzi

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