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    Il libro di cui state sfogliando le pagine è uno scherzo della vista. Mancando l’azione e una trama limpida, quello che viene raccontato è un mondo fatto soprattutto di volti, rughe e smorfie. Agonie ustionate di permanenze infinite. E, ancora, un senso di solerte abbandono, incredulità e sdegnoso rifiuto; una orgogliosa ritrosia che solo con l’inganno a se stesso ogni personaggio muta in faticosa rassegnazione. I protagonisti di queste storie sono dei sopravvissuti, ma dicono che se sopravvivi poi ti trovi a farlo con il fardello di persistenti patologie: deficit d’attenzione, movimenti fisici imperfetti, organi zoppicanti… Dunque, se il mondo che ci circonda acquista senso solo se sottoposto a una qualche opera di filtraggio, allora tutti i personaggi che incontrerete compiono questo processo a casaccio, sull’onda di una costrizione fisica ed emotiva sempre più incombente.

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    Il paradosso del respiro di: Emanuele Finardi  12,00

    Il libro di cui state sfogliando le pagine è uno scherzo della vista. Mancando l’azione e una trama limpida, quello che viene raccontato è un mondo fatto soprattutto di volti, rughe e smorfie. Agonie ustionate di permanenze infinite. E, ancora, un senso di solerte abbandono, incredulità e sdegnoso rifiuto; una orgogliosa ritrosia che solo con l’inganno a se stesso ogni personaggio muta in faticosa rassegnazione. I protagonisti di queste storie sono dei sopravvissuti, ma dicono che se sopravvivi poi ti trovi a farlo con il fardello di persistenti patologie: deficit d’attenzione, movimenti fisici imperfetti, organi zoppicanti… Dunque, se il mondo che ci circonda acquista senso solo se sottoposto a una qualche opera di filtraggio, allora tutti i personaggi che incontrerete compiono questo processo a casaccio, sull’onda di una costrizione fisica ed emotiva sempre più incombente.

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    Che cosa signica “essere vivi”? Qual è il confine tra la vita e la non vita? I protagonisti di questa storia sono androidi. Che provano emozioni. Eppure sono fuori dal circuito vita: sono macchine e le macchine, si sa, non provano emozioni. Satyrandroide è la storia di un viaggio che inizia nelle profondità dello spazio e continua per le colline e i borghi del Mezzogiorno; è la storia di Ulisse, ma anche di Beowulf e di Charlot, e di tanti altri androidi, che per salvarsi – ognuno dalle proprie sofferenze – provano la loro capacità a essere vivi, sfidando quel confine sottile che separa la vita dalla non vita. Nel farlo porteranno a galla il complicato e controverso rapporto che lega gli androidi agli umani, visti – a torto o a ragione – come modelli di perfezione a cui tendere. C’è in gioco, il riconoscimento di una loro, propria, “umanità”.


    Satyrandroide di: Giampaolo Roselli  16,00

    Che cosa signica “essere vivi”? Qual è il confine tra la vita e la non vita? I protagonisti di questa storia sono androidi. Che provano emozioni. Eppure sono fuori dal circuito vita: sono macchine e le macchine, si sa, non provano emozioni. Satyrandroide è la storia di un viaggio che inizia nelle profondità dello spazio e continua per le colline e i borghi del Mezzogiorno; è la storia di Ulisse, ma anche di Beowulf e di Charlot, e di tanti altri androidi, che per salvarsi – ognuno dalle proprie sofferenze – provano la loro capacità a essere vivi, sfidando quel confine sottile che separa la vita dalla non vita. Nel farlo porteranno a galla il complicato e controverso rapporto che lega gli androidi agli umani, visti – a torto o a ragione – come modelli di perfezione a cui tendere. C’è in gioco, il riconoscimento di una loro, propria, “umanità”.

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