La meccanica del divano

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A diciassette anni da Nicola Rubino è entrato in fabbrica (Feltrinelli 2004), Francesco Dezio ridona linfa vitale alla letteratura del lavoro con un nuovo romanzo: La meccanica del divano. È passato molto tempo dal suo romanzo di esordio, «apripista di una nuova, nuovissima, felice stagione letteraria» (Aldo Nove), e i cambiamenti epocali avvenuti nel frattempo nell’economia globale hanno causato un mutamento radicale anche nei protagonisti della letteratura del lavoro. Dezio ha deciso perciò di innovare completamente il genere. Se gli operai e i padroni non sono più gli stessi, anche la letteratura del lavoro deve innovarsi. Perdendo le loro tradizionali caratterizzazioni sociologiche, i protagonisti del lavoro si sono arricchiti oggi di sfaccettature che rendono molto difficile cimentarsi con questa materia senza esser tentati di rifugiarsi in inefficaci preconcetti ideologici. Francesco Dezio raccoglie la sfida raccontandoci le avventure di operai e padroni postmoderni, in un romanzo che riesce a essere al tempo stesso comico e profondo. Gli operai Nuccio Forleo e Michele Persico sono due simpatici lazzaroni pugliesi residenti nel paese immaginario di Infernominore, in Puglia. Dopo varie vicissitudini, trovano lavoro nell’azienda di Natalino Manucci, Seduti & Seduti, una multinazionale del settore arredamento quotata al nyse, con holding sparse su tre continenti. In un mondo governato sempre più dalla finanza e sempre meno dalla politica, Nuccio e Michele fabbricano divani per tutte le classi sociali e non pensano minimamente a sindacalizzarsi e ribellarsi contro il sistema, ma bensì di diventare contoterzisti del padrone, felici di far propria, anche nella miseria, la retorica aziendale del boss dei divani. Le lotte sindacali, già meramente simboliche nel precedente romanzo di Dezio, ne La meccanica del divano sono infatti scomparse del tutto. Non si può sperare nella rivoluzione in un mondo in cui operai e imprenditori sono entrambi dei vinti. Il vero nuovo padrone è adesso il Mercato, che perciò diventa un personaggio del romanzo: dialoga incessantemente coi protagonisti in carne e ossa e li aizza verso il profitto. Insieme al Mercato, interviene nel romanzo una moltitudine di voci fantasmatiche, personaggi che, come coreuti di una tragedia greca, partecipano delle vicissitudini degli eroi. Sono i nuovi numi tutelari del Capitale: amministratori delegati, spin doctor, influencer, organi stampa asserviti… Insomma, Dezio ha inaugurato un vero e proprio Olimpo dei tempi moderni. Con uno stile unico, comico e provocatorio, che impasta dialetto pugliese, gergo aziendale e linguaggio dei social, ancora una volta «Francesco Dezio ha scritto un romanzo vero» (Roberto Saviano, Pulp), offrendo al lettore un ritratto nichilista e al tempo stesso spassoso del mondo del lavoro all’epoca della globalizzazione economica e ideologica.

 

Francesco Dezio (1970) è nato ad Altamura (Bari) dove vive e lavora come illustratore. Con il suo romanzo d’esordio Nicola Rubino è entrato in fabbrica (Feltrinelli, 2004) ha aperto la strada alla letteratura postindustriale. È autore del romanzo La gente per bene (Terrarossa, 2018) e della raccolta di racconti Qualcuno è uscito vivo dagli anni Ottanta(Stilo, 2014).

 Il libro sarà presentato, in anteprima, al Salone del libro di Torino con relatore Giuseppe Culicchia

Author:Francesco Dezio

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