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    In questo volume sono pubblicati Guy de Maupassant e Via Dante, due racconti tra i più esplicativi dell’opera di Babel’.

    Traduzione di Sara Grosoli


    Due racconti francesi di: Isaac Babel’  5,00

    In questo volume sono pubblicati Guy de Maupassant e Via Dante, due racconti tra i più esplicativi dell’opera di Babel’.

    Traduzione di Sara Grosoli

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    «L’Inferno sono gli altri» scriveva Jean Paul Sartre. Perché negli occhi degli altri si vede la propria immagine riflessa, si scorgono ferite che non si vorrebbe vedere, si è costretti a riconoscere, nel proprio stare al mondo, l’inadeguatezza, l’imbarazzo di vivere, le pose grottesche di un attore involontario. La bellezza di Guillaume D. ha una ferita da cui è difficile distogliere lo sguardo: è il suo cognome, quello di un padre famoso, icona del cinema francese e mondiale, immagine insuperabile di forza, di successo, di virilità. Guillaume è un poeta. È un uomo generoso, sensibile, delicato; è diverso dal padre, ma la sua somiglianza con lui lo condanna a fuggire da se stesso, dal suo corpo che lo accusa, e che diventa perciò oggetto di martirio. Guillaume si perde e si ritrova, cerca aiuto nel vino, nella droga, sempre alla ricerca del dolore, della perdita di sé, di una semplicità di sguardo che è la sua. In un romanzo dalle forti componenti autobiografiche, l’artista Francesca Dosi ci racconta del suo rapporto con Guillaume Depardieu, dell’affinità elettiva che ha legato i loro percorsi artistici, della giovane promessa di un amore.

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    La bellezza ferita di: Francesca Dosi  15,00

    «L’Inferno sono gli altri» scriveva Jean Paul Sartre. Perché negli occhi degli altri si vede la propria immagine riflessa, si scorgono ferite che non si vorrebbe vedere, si è costretti a riconoscere, nel proprio stare al mondo, l’inadeguatezza, l’imbarazzo di vivere, le pose grottesche di un attore involontario. La bellezza di Guillaume D. ha una ferita da cui è difficile distogliere lo sguardo: è il suo cognome, quello di un padre famoso, icona del cinema francese e mondiale, immagine insuperabile di forza, di successo, di virilità. Guillaume è un poeta. È un uomo generoso, sensibile, delicato; è diverso dal padre, ma la sua somiglianza con lui lo condanna a fuggire da se stesso, dal suo corpo che lo accusa, e che diventa perciò oggetto di martirio. Guillaume si perde e si ritrova, cerca aiuto nel vino, nella droga, sempre alla ricerca del dolore, della perdita di sé, di una semplicità di sguardo che è la sua. In un romanzo dalle forti componenti autobiografiche, l’artista Francesca Dosi ci racconta del suo rapporto con Guillaume Depardieu, dell’affinità elettiva che ha legato i loro percorsi artistici, della giovane promessa di un amore.

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    Parigi, linea 6, direzione Trocadero: è possibile innamorarsi sulla metro? Forse sì, se a incontrarsi nello stesso vagone sono Violetta e Julien, lei appassionata dei romanzi di Stendhal, lui romantico e misterioso. Un inquietante cortocircuito temporale trasporterà l’atmosfera da romanzo gotico in cui sembra confinato Julien, nei tempi, chiassosi e disincantati, in cui si svolge la vacanza di Violetta a Parigi. L’amore tra questi due ragazzi assume così i contorni di un classico del Romanticismo riletto in chiave pop: folle come quello di Heathcliff e Catherine in Cime tempestose; struggente come quello di Fabrizio del Dongo che, prigioniero della Torre Farnese nella Certosa di Parma, scorge l’amata Clelia dalla feritoia della sua cella; contrastato come l’amore di Mr. Darcy ed Elizabeth in Orgoglio e pregiudizio; perfino soprannaturale come quello di Paolo e Francesca, che brucia senza consumarsi, al di là del tempo. Le barriere che dividono Julien e Violetta sembrano invalicabili perché a separare i due ragazzi è proprio il tempo in cui si svolge il loro amore: austero e compassato quello di Julien, ironico e scanzonato quello di Violetta. A cavallo tra due epoche e due concezioni dell’amore tanto diverse, l’abbraccio di Julien e Violetta riuscirà ad avvicinare secoli distanti, suggerendo che il romanticismo, forse, è stato messo in soffitta troppo in fretta, e che stanno tornando i tempi per una nuova Belle Époque.

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    Tutta colpa di Stendhal di: Laura Patrizi  18,00

    Parigi, linea 6, direzione Trocadero: è possibile innamorarsi sulla metro? Forse sì, se a incontrarsi nello stesso vagone sono Violetta e Julien, lei appassionata dei romanzi di Stendhal, lui romantico e misterioso. Un inquietante cortocircuito temporale trasporterà l’atmosfera da romanzo gotico in cui sembra confinato Julien, nei tempi, chiassosi e disincantati, in cui si svolge la vacanza di Violetta a Parigi. L’amore tra questi due ragazzi assume così i contorni di un classico del Romanticismo riletto in chiave pop: folle come quello di Heathcliff e Catherine in Cime tempestose; struggente come quello di Fabrizio del Dongo che, prigioniero della Torre Farnese nella Certosa di Parma, scorge l’amata Clelia dalla feritoia della sua cella; contrastato come l’amore di Mr. Darcy ed Elizabeth in Orgoglio e pregiudizio; perfino soprannaturale come quello di Paolo e Francesca, che brucia senza consumarsi, al di là del tempo. Le barriere che dividono Julien e Violetta sembrano invalicabili perché a separare i due ragazzi è proprio il tempo in cui si svolge il loro amore: austero e compassato quello di Julien, ironico e scanzonato quello di Violetta. A cavallo tra due epoche e due concezioni dell’amore tanto diverse, l’abbraccio di Julien e Violetta riuscirà ad avvicinare secoli distanti, suggerendo che il romanticismo, forse, è stato messo in soffitta troppo in fretta, e che stanno tornando i tempi per una nuova Belle Époque.

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