Una certa idea di una certa città
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Roma, ferita e invincibile, sacra e miserabile, diventa nel Dopoguerra il più grande palcoscenico d’Europa. Lorenzo Pompeo ricostruisce il lungo dopoguerra romano – tra il 1948 e il 1968 – quando la città si fa crocevia di cinema, poesia, teatro e arti figurative, laboratorio di una nazione in bilico tra fede e modernità, tradizione e rivolta. Dalle borgate del neorealismo ai salotti di via Margutta, dai “teatri-cantina” di Trastevere alla Hollywood del Tevere, Roma si mostra come un corpo in metamorfosi, in cui la ferita diventa materia d’arte. Tra Pasolini e Fellini, Accardi e Fioroni, Moravia e Bachmann, il racconto intreccia voci e visioni di un’epoca in cui la creatività nasceva dal conflitto, e la città eterna si reinventava ogni giorno sulle rovine del proprio mito. Un viaggio nel cuore culturale del Novecento italiano, alla scoperta di quella tensione irripetibile che ha fatto di Roma non solo una capitale politica, ma una capitale dell’anima.
Lorenzo Pompeo (1968) è nato a Roma, dove vive e lavora. Dottore di ricerca in Slavistica all’Università di Roma La Sapienza, ha tradotto il primo romanzo ucraino edito in Italia (Moscoviade, di Jurij Andruchovych) e i libti dello scrittore polacco Stanisław Lem. È autore di raccolte di racconti, romanzi (tra cui Il grande libro dello scimmione), saggi, poesie (l’ultima raccolta è La fondazione della città di Gomerosol). È ideatore e autore del blog di poesia Il vascello fantasma (www.ilvascellofantasma.it) e, da diverso tempo, collabora con «Nazione indiana», «Poetarum Silva», «Pagine» e «Il Mangiaparole».







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