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    Breus, uno dei poemetti più belli e a affascinanti dell’opera di Pascoli, è proposto, in questo volume, in un’edizione illustrata che rende, se possibile, ancora più suggestiva la storia del giovane protagonista. Il racconto, tratto da una leggenda bretone, narra la vicenda di Morvàn, un ragazzino che vive conoscendo ancora poco del mondo che lo circonda. Il destino lo mette di fronte a un cavaliere, da cui rimane impressionato: è imponente in sella al suo cavallo, bellissimo e minaccioso nella sua armatura. Il ragazzo decide di andare via da casa per diventare anche lui cavaliere. Lascerà tutto, la madre e la sorella, per seguire il suo sogno. Ma, quando farà ritorno, ricoperto di gloria, nulla sarà più come prima.

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    Breus di: Giovanni Pascoli, Elettra Orlandi,  10,00

    Breus, uno dei poemetti più belli e a affascinanti dell’opera di Pascoli, è proposto, in questo volume, in un’edizione illustrata che rende, se possibile, ancora più suggestiva la storia del giovane protagonista. Il racconto, tratto da una leggenda bretone, narra la vicenda di Morvàn, un ragazzino che vive conoscendo ancora poco del mondo che lo circonda. Il destino lo mette di fronte a un cavaliere, da cui rimane impressionato: è imponente in sella al suo cavallo, bellissimo e minaccioso nella sua armatura. Il ragazzo decide di andare via da casa per diventare anche lui cavaliere. Lascerà tutto, la madre e la sorella, per seguire il suo sogno. Ma, quando farà ritorno, ricoperto di gloria, nulla sarà più come prima.

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    Nel mondo familiare e spregiudicato di Kate Bernheimer, una ballerina esotica costruisce la propria gabbia, una moglie crea, in segreto, un personale zoo nel seminterrato, la figlia di un pescivendolo stringe amici- zia con un bulbo di tulipano e due sorelle esplorano l’amore e la violenza ricostruendo scene di Star Wars. Entusiasmante, sottile e poetico, questa raccolta di otto racconti meravigliosi e melanconici evoca i piaceri secolari delle fiabe classiche rendendole attualissime.

    «In Cavallo, Fiore, Uccello, il quarto libro di Bernheimer, la femminilità è ritratta come una serie di traumi modellati dal linguaggio. Nonostante la sua struttura giocosa, questo libro richiama i meschini messaggi caotici delle fiabe del vecchio mondo. Qual è il messaggio dell’autrice? “Attento a ciò che leggi”».
    American Book Review

    «Un libro strano e incantevole, scritto con un linguaggio fresco e avvincente; ogni storia chiede di essere letta ad alta voce e gustata».
    Aimee Bender

    «Cavallo, fiore, uccello riposa inquieto tra fantasia e realtà, sogno e veglia, sacro e profano. Come una serie di sogni belli ma inquietanti, questo libro rimarrà a lungo nella memoria. Kate Bernheimer sta reinventando la fiaba». Peter Buck, R.E.M.

    «Ognuno di questi racconti spensierati ed eleganti suona come una campana nella testa. Memorabile, originale e diversissimo da qualsiasi altra cosa mi sia capitato di leggere». Karen Joy Fowler

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    Cavallo, fiore, uccello di: Kate Bernheimer  12,00

    Nel mondo familiare e spregiudicato di Kate Bernheimer, una ballerina esotica costruisce la propria gabbia, una moglie crea, in segreto, un personale zoo nel seminterrato, la figlia di un pescivendolo stringe amici- zia con un bulbo di tulipano e due sorelle esplorano l’amore e la violenza ricostruendo scene di Star Wars. Entusiasmante, sottile e poetico, questa raccolta di otto racconti meravigliosi e melanconici evoca i piaceri secolari delle fiabe classiche rendendole attualissime.

    «In Cavallo, Fiore, Uccello, il quarto libro di Bernheimer, la femminilità è ritratta come una serie di traumi modellati dal linguaggio. Nonostante la sua struttura giocosa, questo libro richiama i meschini messaggi caotici delle fiabe del vecchio mondo. Qual è il messaggio dell’autrice? “Attento a ciò che leggi”».
    American Book Review

    «Un libro strano e incantevole, scritto con un linguaggio fresco e avvincente; ogni storia chiede di essere letta ad alta voce e gustata».
    Aimee Bender

    «Cavallo, fiore, uccello riposa inquieto tra fantasia e realtà, sogno e veglia, sacro e profano. Come una serie di sogni belli ma inquietanti, questo libro rimarrà a lungo nella memoria. Kate Bernheimer sta reinventando la fiaba». Peter Buck, R.E.M.

    «Ognuno di questi racconti spensierati ed eleganti suona come una campana nella testa. Memorabile, originale e diversissimo da qualsiasi altra cosa mi sia capitato di leggere». Karen Joy Fowler

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    Osare v. tr. [lat. volg. ausare, der. di ausus, part. pass. di audere «osare»] (io òso, ecc.). – Avere il coraggio di fare cosa che sia per sé temeraria, rischiosa, imprudente o per qualsiasi motivo ardita. Così il vocabolario (Treccani.it) definisce l’azione di Simona Bonanni, studentessa dell’Università degli studi dell’Aquila. Durante le lezioni di Linguistica Italiana, il prof. Andrea Viviani aveva sollecitato i suoi allievi a osare all’esame; osare linguisticamente e caratterialmente, precisava il prof, perché per imparare occorre una personalità plastica, ricettiva, creativa fino all’ardimento. E Simona ha osato. È il 13 giugno 2019, la data dell’appello di Linguistica Italiana. Simona si presenta con una lettera al professore: un breve testo, intelligente e gustoso, accurato e divertente, sui tecnicismi e i tranelli della lingua italiana; trasposto in questo libricino, ne viene fuori un dialogo che è un continuo chiosarsi addosso tra docente e discente, sorta di recupero, in forma di apparato critico a piè di pagina, della forma letteraria del dialogo platonico, da sempre alla base di ogni sana relazione pedagogica. Un modello da riproporre agli studenti universitari di oggi (un brutto grattacapo, forse, per lo studente che ha dovuto sostenere l’esame subito dopo Simona…).

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    Chiosa all’esame? di: Andrea Viviani, Simona Bonanni,  9,00

    Osare v. tr. [lat. volg. ausare, der. di ausus, part. pass. di audere «osare»] (io òso, ecc.). – Avere il coraggio di fare cosa che sia per sé temeraria, rischiosa, imprudente o per qualsiasi motivo ardita. Così il vocabolario (Treccani.it) definisce l’azione di Simona Bonanni, studentessa dell’Università degli studi dell’Aquila. Durante le lezioni di Linguistica Italiana, il prof. Andrea Viviani aveva sollecitato i suoi allievi a osare all’esame; osare linguisticamente e caratterialmente, precisava il prof, perché per imparare occorre una personalità plastica, ricettiva, creativa fino all’ardimento. E Simona ha osato. È il 13 giugno 2019, la data dell’appello di Linguistica Italiana. Simona si presenta con una lettera al professore: un breve testo, intelligente e gustoso, accurato e divertente, sui tecnicismi e i tranelli della lingua italiana; trasposto in questo libricino, ne viene fuori un dialogo che è un continuo chiosarsi addosso tra docente e discente, sorta di recupero, in forma di apparato critico a piè di pagina, della forma letteraria del dialogo platonico, da sempre alla base di ogni sana relazione pedagogica. Un modello da riproporre agli studenti universitari di oggi (un brutto grattacapo, forse, per lo studente che ha dovuto sostenere l’esame subito dopo Simona…).

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    Congiunto: participio passato di congiungere [lat. coniunctus, part. pass. di coniungĕre], v. tr. [lat. coniungĕre, comp. di con- e iungĕre «unire»] – Unire materialmente o spiritualmente, mettere insieme, porre in stretta relazione.

    Gli autori di Edizioni Ensemble, qui Congiunti in due antologie, una di racconti e una di poesie, tracciano un memoriale del grande lockdown del 2020. La vocazione a congiungere i disgiunti, nel nome “Ensemble”, si fa tangibile in due antologie che uniscono le diverse voci della casa editrice in un’opera corale, frastagliata, finalmente “chiassosa”, necessaria dopo i lunghi silenzi della Quarantena.

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    Congiunti Poesia di: AA. VV.  12,00

    Congiunto: participio passato di congiungere [lat. coniunctus, part. pass. di coniungĕre], v. tr. [lat. coniungĕre, comp. di con- e iungĕre «unire»] – Unire materialmente o spiritualmente, mettere insieme, porre in stretta relazione.

    Gli autori di Edizioni Ensemble, qui Congiunti in due antologie, una di racconti e una di poesie, tracciano un memoriale del grande lockdown del 2020. La vocazione a congiungere i disgiunti, nel nome “Ensemble”, si fa tangibile in due antologie che uniscono le diverse voci della casa editrice in un’opera corale, frastagliata, finalmente “chiassosa”, necessaria dopo i lunghi silenzi della Quarantena.

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    Congiunto: participio passato di congiungere [lat. coniunctus, part. pass. di coniungĕre], v. tr. [lat. coniungĕre, comp. di con- e iungĕre «unire»] – Unire materialmente o spiritualmente, mettere insieme, porre in stretta relazione.

    Gli autori di Edizioni Ensemble, qui Congiunti in due antologie, una di racconti e una di poesie, tracciano un memoriale del grande lockdown del 2020. La vocazione a congiungere i disgiunti, nel nome “Ensemble”, si fa tangibile in due antologie che uniscono le diverse voci della casa editrice in un’opera corale, frastagliata, finalmente “chiassosa”, necessaria dopo i lunghi silenzi della Quarantena.

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    Congiunti Racconti di: AA. VV.  18,00

    Congiunto: participio passato di congiungere [lat. coniunctus, part. pass. di coniungĕre], v. tr. [lat. coniungĕre, comp. di con- e iungĕre «unire»] – Unire materialmente o spiritualmente, mettere insieme, porre in stretta relazione.

    Gli autori di Edizioni Ensemble, qui Congiunti in due antologie, una di racconti e una di poesie, tracciano un memoriale del grande lockdown del 2020. La vocazione a congiungere i disgiunti, nel nome “Ensemble”, si fa tangibile in due antologie che uniscono le diverse voci della casa editrice in un’opera corale, frastagliata, finalmente “chiassosa”, necessaria dopo i lunghi silenzi della Quarantena.

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    «Si apre una contraddizione in chi affronta la lettura di questo importante contributo che Gëzim Hajdari offre alle nostre lettere, e non solo: la certezza di punti fermi, la caparbietà di un progetto a lungo termine, l’ostinazione a credere in valori millenari filtrati dalla invenzione scritta, pure a fronte di un mutamento epocale di paradigma, che tutto appiattisce, frammenta, disconosce e distrugge, proprio a far capo dallo status che l’autore porta, esibisce, coltiva: quello di esule, migrante, rifugiato, altro e diverso. Una condizione fluida e bloccata che i suoi testi poetici ribadiscono ad ogni strofa, essendo ormai l’esperienza di fuggitivo e sradicato divenuta elemento sostanziale del suo vissuto e del suo immaginario, vittima (come vedremo) con molti altri intellettuali “stranieri” di una tacita e sistematica espulsione che l’Italia pre e post salviniana ha caparbiamente attuato in nome anche di purezza e primato letterari, di fatto smentiti da questa stessa raccolta».

    Fulvio Pezzarossa

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    Cresce dentro di me un uomo straniero di: Gëzim Hajdari  15,00

    «Si apre una contraddizione in chi affronta la lettura di questo importante contributo che Gëzim Hajdari offre alle nostre lettere, e non solo: la certezza di punti fermi, la caparbietà di un progetto a lungo termine, l’ostinazione a credere in valori millenari filtrati dalla invenzione scritta, pure a fronte di un mutamento epocale di paradigma, che tutto appiattisce, frammenta, disconosce e distrugge, proprio a far capo dallo status che l’autore porta, esibisce, coltiva: quello di esule, migrante, rifugiato, altro e diverso. Una condizione fluida e bloccata che i suoi testi poetici ribadiscono ad ogni strofa, essendo ormai l’esperienza di fuggitivo e sradicato divenuta elemento sostanziale del suo vissuto e del suo immaginario, vittima (come vedremo) con molti altri intellettuali “stranieri” di una tacita e sistematica espulsione che l’Italia pre e post salviniana ha caparbiamente attuato in nome anche di purezza e primato letterari, di fatto smentiti da questa stessa raccolta».

    Fulvio Pezzarossa

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    Cura e traduzione di Andrea Gazzoni.

    In un paesaggio equatoriale di foreste, fiumi, rocce e regioni costiere, la poesia di Wilson Harris legge e sogna tracce di miti greci e amerindi, memorie di antiche migrazioni, cicatrici di schiavitù ed echi di violenze contemporanee. In un intrico in cui diventa incerto ogni confine, Harris esplora archetipi del bene e del male, della distruzione e della salvezza, articolando in un arazzo di visionarie il ritmo oscuro e luminoso delle vicende umane, il contrappunto di eternità e stagione . Da Ettore «eroe del tempo» che cade da mortale in una Troia trasfigurata in foresta pluviale fino a Odisseo che rifiuta l’immortalità offerta da Calipso cantando la «pietra che si scioglie / in carne», passando per Prometeo che «prigioniero incatenato al cielo» intravede «la marea vuota delle popolazioni della morte o della vita», Da eternità a stagione è una meditazione in versi sul mistero dell’umano.

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    Da eternità a stagione di: Wilson Harris  12,00

    Cura e traduzione di Andrea Gazzoni.

    In un paesaggio equatoriale di foreste, fiumi, rocce e regioni costiere, la poesia di Wilson Harris legge e sogna tracce di miti greci e amerindi, memorie di antiche migrazioni, cicatrici di schiavitù ed echi di violenze contemporanee. In un intrico in cui diventa incerto ogni confine, Harris esplora archetipi del bene e del male, della distruzione e della salvezza, articolando in un arazzo di visionarie il ritmo oscuro e luminoso delle vicende umane, il contrappunto di eternità e stagione . Da Ettore «eroe del tempo» che cade da mortale in una Troia trasfigurata in foresta pluviale fino a Odisseo che rifiuta l’immortalità offerta da Calipso cantando la «pietra che si scioglie / in carne», passando per Prometeo che «prigioniero incatenato al cielo» intravede «la marea vuota delle popolazioni della morte o della vita», Da eternità a stagione è una meditazione in versi sul mistero dell’umano.

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    Prendete un foglio protocollo, piegatelo bene a metà e scriveteci sopra: “Tema”. Dopo ci va il titolo: Fegato, scritto bello grosso, FEGATO, se è vero, come è vero, che colà gli antichi ritenevano porsi la sede della fantasia, punto e accapo, poi saltate una riga e in mezzo scrivete “Svolgi Mento” da una parte e dall’altra della piega del foglio, duepunti e accapo. Bruno è emigrato al Nord da bambino; per lui, che in casa parla una lingua diversa da quella che parlano a scuola, il Tema è un’occasione di protesta e di rimpianti, valvola di sfogo per errori di ortografia inestirpabili, per meridionalismi lasciati sul foglio protocollo di proposito, a concimare la lingua italiana; è un’opportunità per lapsus calami non voluti, poi riscoperti da grande, e sottoscritti da un ostinato senno del poi. In questo libbro (con due bbì) Bruno ci mostra la ricchezza narrativa di tale genere letterario, capace di raccontare l’esistenza intera di un uomo, dalla sua emigrazione dal Sud con la famiglia, su, fino al Tema della Maturità, passando attraverso i giochi dell’infanzia, la solitudine degli esiliati, il delizioso supplizio degli amori non corrisposti, la ricerca e lo smarrimento di un’ancora di salvezza quale che sia… Maestro, ma quanto deve essere lungo ’sto Tema? Dipende: dalla forza della penna, che può trasformare un Tema in un Romanzo; dal tempo che c’è voluto per il viaggio senza ritorno per il Nord, ché a raccontarlo ce ne vuole almeno un altro tanto; e, soprattutto, dalla potenza dell’organo col quale si scrive… il Fegato, voglio dire. Scusate il bisticcio.

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    Valutato 5.00 su 5
    Fegato di: Bruno Del Greco  18,00

    Prendete un foglio protocollo, piegatelo bene a metà e scriveteci sopra: “Tema”. Dopo ci va il titolo: Fegato, scritto bello grosso, FEGATO, se è vero, come è vero, che colà gli antichi ritenevano porsi la sede della fantasia, punto e accapo, poi saltate una riga e in mezzo scrivete “Svolgi Mento” da una parte e dall’altra della piega del foglio, duepunti e accapo. Bruno è emigrato al Nord da bambino; per lui, che in casa parla una lingua diversa da quella che parlano a scuola, il Tema è un’occasione di protesta e di rimpianti, valvola di sfogo per errori di ortografia inestirpabili, per meridionalismi lasciati sul foglio protocollo di proposito, a concimare la lingua italiana; è un’opportunità per lapsus calami non voluti, poi riscoperti da grande, e sottoscritti da un ostinato senno del poi. In questo libbro (con due bbì) Bruno ci mostra la ricchezza narrativa di tale genere letterario, capace di raccontare l’esistenza intera di un uomo, dalla sua emigrazione dal Sud con la famiglia, su, fino al Tema della Maturità, passando attraverso i giochi dell’infanzia, la solitudine degli esiliati, il delizioso supplizio degli amori non corrisposti, la ricerca e lo smarrimento di un’ancora di salvezza quale che sia… Maestro, ma quanto deve essere lungo ’sto Tema? Dipende: dalla forza della penna, che può trasformare un Tema in un Romanzo; dal tempo che c’è voluto per il viaggio senza ritorno per il Nord, ché a raccontarlo ce ne vuole almeno un altro tanto; e, soprattutto, dalla potenza dell’organo col quale si scrive… il Fegato, voglio dire. Scusate il bisticcio.

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    Un ispettore del ministero della salute che monta su una misteriosa macchina bianca, una donna sola in balcone, una sposa che cammina incerta verso l’altare, una ragazza in minigonna che sogna un castello, una moglie che festeggia il suo anniversario di matrimonio, una sirena che torna a vivere nel suo acquario, una donna che sogna una barca che salpa verso un futuro che non l’attende. Sette personaggi, sette finestre vista mare dalle quali il lettore sbircia tra le mura domestiche di Cuba e tocca con mano la realtà della vita intima dell’isola e dei suoi abitanti.

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    Finestra vista mare di: Ariel Fonseca Rivero  10,00

    Un ispettore del ministero della salute che monta su una misteriosa macchina bianca, una donna sola in balcone, una sposa che cammina incerta verso l’altare, una ragazza in minigonna che sogna un castello, una moglie che festeggia il suo anniversario di matrimonio, una sirena che torna a vivere nel suo acquario, una donna che sogna una barca che salpa verso un futuro che non l’attende. Sette personaggi, sette finestre vista mare dalle quali il lettore sbircia tra le mura domestiche di Cuba e tocca con mano la realtà della vita intima dell’isola e dei suoi abitanti.

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    Finalmente esce in Italia una delle più belle raccolte di Nora Albert.

    Il tema della poesia, così come in gran parte delle pagine del libro, è l’idea del naufragio: “Naufragare spirali in derive senza mare” afferma nell’ultimo verso, che include anche un chiaro riferimento al titolo della seconda parte, “Derive”; ma è soprattutto una rievocazione del fallimento della vita per- sonale di Van Gogh, come lo stesso pittore esprime: “Il mio viaggio finisce qui, un viaggio che è stato un naufragio”. La poesia evoca i colori del grande artista olandese, nonostante in alcune parti – forse come in una risonanza dei magnifici versi di Anne Sexton sullo stesso quadro – si concentra in modo diretto su Notte stellata, una delle sue tele più famose: “Stelle come dadi ardenti sprofondano nelle viscere / della notte e respirano stupefatti la sfida / del silenzio squarciato dal desiderio dell’eterno”.

    Traduzione di Katiuscia Darci

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    Fragili naufragi di: Nora Albert  13,00

    Finalmente esce in Italia una delle più belle raccolte di Nora Albert.

    Il tema della poesia, così come in gran parte delle pagine del libro, è l’idea del naufragio: “Naufragare spirali in derive senza mare” afferma nell’ultimo verso, che include anche un chiaro riferimento al titolo della seconda parte, “Derive”; ma è soprattutto una rievocazione del fallimento della vita per- sonale di Van Gogh, come lo stesso pittore esprime: “Il mio viaggio finisce qui, un viaggio che è stato un naufragio”. La poesia evoca i colori del grande artista olandese, nonostante in alcune parti – forse come in una risonanza dei magnifici versi di Anne Sexton sullo stesso quadro – si concentra in modo diretto su Notte stellata, una delle sue tele più famose: “Stelle come dadi ardenti sprofondano nelle viscere / della notte e respirano stupefatti la sfida / del silenzio squarciato dal desiderio dell’eterno”.

    Traduzione di Katiuscia Darci

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    Ci sono, come è noto, punti di osservazione privilegiati per guardare e capire ciò che succede, o è successo, intorno a noi. Ci sono, come è noto, storie private che la Storia non racconta, ma senza le quali quella Storia non ci sarebbe stata. L’autobiografia di Jacopo Capanna è una di queste: il punto d’osservazione d’eccezione per poter ricostruire una storia dell’industria cinematografica in Italia. Quarant’anni di film e serie televisive che hanno raccontato il nostro Paese, e il mondo circostante, dal boom economico ai nostri giorni. Jacopo Capanna è stato il pioniere in Italia della distribuzione cinematografica e televisiva, un livornese innamorato di Corto Maltese, che ha saputo mantenere intatto lo stupore, agendo sempre con istinto e intelligenza pratica, buone maniere e fortuna. Una vita avventurosa, da film: impreziosita dalla prefazione di Masolino D’Amico e da alcuni“contenuti extra” curati da Filippo Ascione.

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    Gentiluomini di fortuna di: Jacopo Capanna  18,00

    Ci sono, come è noto, punti di osservazione privilegiati per guardare e capire ciò che succede, o è successo, intorno a noi. Ci sono, come è noto, storie private che la Storia non racconta, ma senza le quali quella Storia non ci sarebbe stata. L’autobiografia di Jacopo Capanna è una di queste: il punto d’osservazione d’eccezione per poter ricostruire una storia dell’industria cinematografica in Italia. Quarant’anni di film e serie televisive che hanno raccontato il nostro Paese, e il mondo circostante, dal boom economico ai nostri giorni. Jacopo Capanna è stato il pioniere in Italia della distribuzione cinematografica e televisiva, un livornese innamorato di Corto Maltese, che ha saputo mantenere intatto lo stupore, agendo sempre con istinto e intelligenza pratica, buone maniere e fortuna. Una vita avventurosa, da film: impreziosita dalla prefazione di Masolino D’Amico e da alcuni“contenuti extra” curati da Filippo Ascione.

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